Lavoro al nero per non pagare il salario minimo

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Giungla lavoro, 700 contratti pirata: “Così si truccano i salari”. Accordi fra sindacati “fantasma” senza rappresentanza e associazioni di imprese. Paghe ridotte fino al 40% e periodi di prova prolungati all’infinito.

La durata del periodo di prova di 30 giorni viene raddoppiata o addirittura estesa fino a 140 giorni per un cameriere, offrendo mano libera alle aziende sulla possibilità di liberarsi del personale. E lo stipendio minimo, limando straordinari e altri istituti, subisce un ribasso anche di 300 euro.

Effetto del proliferare di contratti“pirata“, soprattutto nel settore del terziario ma anche nell’edilizia, logistica e agricoltura. Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) che innescano una“guerra fra poveri”, siglati da sindacati e associazioni di imprese“fantasma“: non rappresentano nessuno, ma peggiorano le condizioni per tutti, abbattendo i salari fino al 30-40%. Sono 992 quelli depositati al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, un ginepraio che parte dalla“A“ di agricoltura e arriva alla“V“ di vigilanza privata. E il numero cresce anno dopo anno.

Giungla lavoro, 700 contratti pirata: "Così si truccano i salari"Da una analisi della Fondazione Di Vittorio emerge come il numero di contratti sia passato da 551 nel 2012 a 992 nel 2021 (441 contratti in più, di cui solo 25 firmati da Cgil, Cisl e Uil) registrando così una crescita dell’80%. Su 992 Ccnl attualmente in archivio, solo 246 contratti (il 24,8%) sono sottoscritti dalle federazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil. Sono invece 746 i contratti (il 75,2%) firmati da altre organizzazioni sindacali, sigle in molti casi prive di una reale rappresentanza e a volte senza neanche una sede, create a tavolino per limare stipendi e peggiorare le condizioni di lavoro nella cornice di una legalità apparente.

“Un nodo che non riguarda solo il sindacato ma anche le associazioni delle imprese– spiega il segretario generale della Uil Lombardia Enrico Vizza– a loro volta rappresentate da sigle a dir poco minoritarie. In questo modo non si tiene conto dei diritti elementari dei lavoratori e si abbattono i salari anche del 40%.

Il salario minimo– conclude– non può che essere quello previsto dai contratti di lavoro sottoscritti da Uil, Cgil e Cisl”. Guardando i settori, l’agricoltura su su 57 Ccnl ne conta solo 8 firmati da Cgil, Cisl e Uil. L’edilizia conta 57 contratti pirata su 68. Nel commercio si assiste a una esplosione di contratti. Ne esistono ben 282, di cui solo 27 firmati da Cgil, Cisl e Uil. Anche i trasporti contano 51 contratti pirata. Le proporzioni si ribaltano, invece, nella pubblica amministrazione. Su 15 Ccnl, 14 sono firmati da Cgil, Cisl e Uil.”La moltiplicazione dei Ccnl– avvisa la Fondazione Di Vittorio rilanciando sulla necessità di una legge sulla rappresentanza sindacale– può esercitare una pressione verso il basso sui salari e sulle condizioni lavorative”.

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