In fase di rallentamento la corrente Amoc nell’oceano Atlantico

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In fase di rallentamento la corrente Amoc nell'oceano Atlantico
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Se ‘salta’ la Corrente del Golfo l’Europa sarà investita dal gelo. E il paradosso è che la colpa è del riscaldamento globale. L’alba del giorno dopo, un film campione di incassi nel 2004 diretto da Roland Emmerich, aveva una trama che sembrava scritta in questi giorni: un paleoclimatologo assiste al distacco di una immensa porzione di ghiaccio polare.

Preoccupato, avverte che a causa di questo fenomeno si potrà piombare in un’era glaciale, ma il vicepresidente americano risponde dichiarando che l’economia non è abbastanza florida per poter affrontare il cambiamento climatico. Nessuno ascolta l’allarme e dopo poco New York e tutti gli Stati della costa orientale degli Stati Uniti finiscono nel gelo, flagellati da uragani, trombe d’aria e montagne di neve. Il film è celebre per gli effetti speciali che hanno reso la situazione esagerata e paradossale.

Purtroppo non siamo lontani da questo scenario fantascientifico. Durante questa estate calda anche la Groenlandia si sta sciogliendo a ritmo sostenuto e gli scienziati  sostengono che, a causa di ciò, la Corrente del golfo, il grande fiume oceanico che trasporta a nord il calore tropicale, potrebbe interrompersi. Se accadesse, l’emisfero nord piomberebbe esattamente in una morsa di freddo, una conseguenza assurda perché è dovuta proprio al riscaldamento globale.

Nel corso di questa estate la stessa onda di calore che ha raggiunto l’Europa, ha portato le temperature al circolo polare artico ad alzarsi costantemente oltre la media. Oltre 190 miliardi di tonnellate di ghiaccio groenlandese si quindi sono trasformate in acqua e hanno raggiunto l’oceano Atlantico. Secondo Polar Portal, un sito della ricerca polare danese, il giorno peggiore è stato il 31 luglio, quando 10 miliardi di tonnellate sono state prodotte in un giorno, e il ghiaccio si è assottigliato ovunque in media di un millimetro. Quanto è finito nel mare solo in questo mese è già stato in grado di alzarne il livello  di 0,5 millimetri. Salirebbe a 7 metri, spazzando via tutte le città costiere se l’intero strato, strato spesso 3 chilometri, si sciogliesse del tutto.

Nizza, la spiaggia di Promenade des Anglais a February 2018 in Nice. Potrebbe diventare un paesaggio abituale. Valery Hache/AFP/Getty Images
Nizza, la spiaggia di Promenade des Anglais a February 2018 in Nice. Potrebbe diventare un paesaggio abituale. Valery Hache/AFP/Getty Images

In passato, nel 2012, c’era già stato un episodio simile: il 97 per cento della copertura nevosa era scomparso. E a quell’epoca aveva dato avvio a una serie di temporali e all’uragano Sandy, che aveva colpito 24 stati americani e inondato d’acqua le strade e la metropolitana di New York provocando danni per 70 miliardi di dollari.

Eventi come questi non sono nuovi per il nostro Pianeta, ma di solito accadono ogni 250 anni. Ora ne sono passati solo 7. Secondo le immagini satellitari, il ghiaccio che copre la regione oggi è il 30 per cento in meno di quello del 1979. A differenza della volta precedente, quest’anno la perdita è solo del 56 per cento, ma le temperature sono di 9 gradi maggiori di quelle del periodo 1981-2010. All’estremità nord dell’Isola di Ellesmere, nell’artico canadese, a metà luglio sono stati raggiunti i 21 gradi, quando normalmente non si superano i 12. Lo scioglimento è molto consistente ed è partito molto prima del solito, fin da maggio, in particolare nella parte rivolta verso l’oceano Pacifico, dove si sono aperti grandi specchi d’acqua. E persino sulle montagne più alte, oltre i 3 mila metri di quota, si è raggiunto lo zero termico per più giorni.

Il problema non è dovuto solo al riscaldamento globale dell’aria. C’è una ulteriore aggravante. In queste condizioni infatti il ghiaccio viene colonizzato dalle alghe. Il bianco abbagliante, che è in grado di riflettere l’energia solare diventa marrone e verde, con il risultato che i colori scuri assorbono luce e calore che prima venivano rispediti verso lo spazio. A causa della situazione generale anche le aree verdi, dove crescono alberi e arbusti, sono state colpite da incendi, con il risultato che altra anidride carbonica è stata emessa: solo in giugno la quantità è stata di 50 megatonnellate, quanto emesso ogni anno da un Paese come la Svezia. Noi siamo intorno a 400.

Purtroppo il nostro pianeta non segue una logica lineare. E’ governato invece da dinamiche caotiche. Quello che accade in una regione non ha effetti solo locali, ma si ripercuote su tutto il sistema. E a volte anche una piccola variazione in più può scatenare un danno che non è riparabile.

La conseguenza più preoccupante della diminuzione del ghiaccio artico è che potrebbe avere effetti sulla circolazione oceanica. Uno studio del 2017 pubblicato su Nature che ha utilizzato modelli climatici, ha rivelato che nei prossimi decenni la quantità di acqua sciolta potrebbe rallentare l’Amoc, nota anche come Corrente del Golfo.

L’Amoc è una delle più grandi correnti sottomarine del mondo. Il suo compito è quello di trasportare acqua calda dai tropici verso il nord. Nasce nell’Atlantico meridionale e scorre verso la costa degli Stati uniti, poi poco sopra capo Hatteras si separa in flussi diversi, uno dei quali si avvicina all’Europa occidentale. Un altro sale verso la Norvegia e arriva in Groenlandia. Nel percorso l’acqua si raffredda e diventa più densa, salata, profonda. Affonda del tutto in prossimità della Groenlandia creando un vuoto che attira altra acqua. La spinta permette di mettere in modo e far riprende il giro verso sud, riprendendo circolazione globale. E’ chiaro che se proprio in questo punto c’è una continua diluizione provocata da acqua tiepida e dolce, il motore potrebbe fermarsi.

Segnali che la corrente stesse rallentando c’erano già: un altro studio pubblicato su Nature sostiene che si sia indebolita del 15 per cento dalla metà del secolo scorso (anni 50) proprio in relazione all’aumento dell’anidride carbonica.

Se accadesse l’irreparabile avremmo, proprio come racconta il film, inverni rigidissimi sia in Europa che negli Usa.

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