60 GB di dati sensibili della SIAE in vendita sul dark web

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Nessuno ha pagato, così l’hacker che ha bucato la SIAE ha pubblicato tutti i dati. Era tutto già scritto: a qualche mese dal furto di 60 GB di dati dai server della SIAE, e dopo aver espresso l’intenzione di non pagare, i dati sono stati rilasciati pubblicamente. L’ennesimo pugno alla privacy

Sono passati più di due mesi dal 20 ottobre del 2021, giorno nel quale gli hacker del team Everest hanno chiesto a SIAE un riscatto per non pubblicare i dati che erano stati sottratti in un attacco ai server dell’amministrazione avvenuto nei mesi precedenti.

SIAE, lo aveva specificato, non aveva alcuna intenzione di pagare per riottenere i dati, e l’hacker non è riuscito ad ottenere alcuna offerta per i dati che, ricordiamo, includono anche documenti e generalità di molti personaggi noti, inclusi IBAN e altri dettagli sensibili.

Società italiana degli autori ed editoriL’hacker in questi mesi ha abbassato più volte le richieste economiche, e ad un certo punto ha addirittura chiesto una donazione spontanea di 50.000 euro ad una associazione no-profit scelta direttamente dal donatore per evitare la pubblicazione di dati che, comunque, avrebbero violato la privacy di migliaia di italiani.

Nessuno ha accettato nemmeno l’ultima offerta, quella che non avrebbe portato un solo euro nelle tasche del pirata informatico, e così i dati sono stati resi pubblici.

Nei 60 GB di file “compressi”, sono centinaia di GB non compressi, ci sono centinaia di migliaia di documenti amministrativi con dati personali degli associati.

Dalla richiesta di iscrizione agli spartiti delle opere, dalle richieste di variazioni bancarie con IBAN, documenti e firme ai pagamenti. Ci sono anche dati decisamente “sensibili” e privati, come tutte le richieste di invalidità corredate da documenti medici: trattandosi di dati che appartengono a persone del mondo dello spettacolo, alcuni di questi anche famosi, la questione è decisamente seria.

Società italiana degli autori ed editoriSocietà italiana degli autori ed editori

SIAE, lo ricordiamo, per bocca del suo direttore generale Gaetano Blandini aveva detto che “Per fortuna non sembrerebbero esserci dati economici e neppure quelli relativi ad iban bancari, solo dati anagrafici, come carte d’identità, codici fiscali, e dati di molti nostri dipendenti”.

I dati bancari ci sono, e ci sono anche dati medici.

Quello che invece non c’è, e probabilmente SIAE quando ha minimizzato a ottobre era abbastanza sicura che di questo, sono i file con i compensi degli autori e tutta la parte economica su cui si regge il castello. Se ci fossero stati tutti i file relativi ai compensi degli autori, le ripartizioni e i dati sulla copia privata forse, ma non possiamo averne certezza, qualcuno avrebbe anche fatto una donazione ad un istituto no-profit pur di evitare la pubblicazione di quelli che sarebbero stati dati “scomodi”.

Resta da capire ora come finirà questa faccenda: che la SIAE sia stata bucata ha fatto notizia a ottobre, ma da quel giorno tutti si sono dimenticati della questione. Speriamo che non se lo sia dimenticato invece il Garante della Privacy: come sia potuto succedere ancora non lo sappiamo, ma da ieri oltre 100.000 documenti con dati sensibili e privati di cittadini italiani sono a disposizione di tutti. Nella classica indifferenza generale.

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