L’immagine che abbiamo dei fondali oceanici è ancora molto approssimativa.

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XPRIZE per mappare i fondali oceanici della Terra. Nove finalisti si sfidano per aggiudicarsi una commessa da 7 milioni di dollari per mappare i fondali oceanici.

Meno del 15% della batimetria di fondali marini e lacustri è stata studiata e misurata in modo accurato. Per il resto, la maggior parte delle informazioni sulle caratteristiche dei fondali è ottenuta grazie ai satelliti e ai loro strumenti per le misure gravitazionali. Ecco come funziona questo metodo: in base alla morfologia della Terra, ossia a ciò che c’è sull’area che stanno sorvolando, alcuni satelliti subiscono piccole variazioni di orbita, da cui poi si ricavano le immagini dei fondali (vallate, montagne, pianure…).

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Il team del Regno Unito ha costruito una nave sommergibile che a sua volta controllerà un robot sottomarino. | XPRIZE ANDERS JØRGENSEN

Questo metodo ha dei limiti: in genere la risoluzione non supera il chilometro di lato. Vuol dire, ad esempio, che se c’è un vulcano alto 300 metri e largo 500, difficilmente viene identificato.

OCEAN DISCOVERY. Per ovviare si è dato il via a una specie di competizione tra il tecnologico e lo scientifico promossa dalla fondazione XPRIZE di Los Angeles, che ha messo in palio 7 milioni di dollari per lo sviluppo (e la prova sul campo) di tecnologie innovative per mappare i fondali oceanici in tempi rapidi.

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Lo strumento robot del team portoghese. | XPRIZE FERNANDO TEIXEIRA

Al premio hanno partecipato in 19 tra istituti di ricerca e team universitari, e al momento sono rimasti in palio in 9.

Tra ottobre e novembre i 9 finalisti si confronteranno in una serie di test in un’area di 250 chilometri quadrati, raccongliendo dati a una risoluzione attorno ai 5 metri e in una zona dove la profondità minima è di 4.000 metri.

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Il mini sommergibile autonomo del gruppo di ricerca Kuroshio. | XPRIZE WOODRUFF PATRICK LAPUTKA
MISSIONE 2030. Jyotika Virmani, di XPRIZE, illustra la scansione dei prossimi eventi: «Assegneremo il premio all’inizio del 2019, così che la tecnologia che risulterà vincente avrà a disposizione un decennio, fino al 2030, per mappare tutti gli oceani con una risoluzione inferiore ai 100 metri».

Le tecnologie finaliste presentano metodi anche molto diversi: dagli sciami di robot acquatici ai veicoli “di superficie” e fino ai droni natanti, tutti dotati di sistemi radar, sonar e laser.

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