Le città sott’acqua entro il 2100 causa cambiamenti climatici

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Livello dei mari e riscaldamento globale: quali parti del globo terrestre finiranno sott’acqua? Il riscaldamento del pianeta causa lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari… di quanto? Nella giostra dei centimetri è facile perdere di vista quello che dovremmo fare.

L’innalzamento del livello dei mari è un fenomeno accertato, in atto: la causa prima e diretta è lo scioglimento dei ghiacci continentali – lo sono quelli di Groenlandia, Canada, Antartide (mentre i ghiacci del Polo Nord non contribuiscono, perché già si trovano sull’acqua) – e in parte anche il riscaldamento della superficie degli oceani, che dilata la massa d’acqua. Su ciò che produce lo scioglimento dei ghiacci c’è una sostanziale convergenza di idee: l’aumento della temperatura media del pianeta (il riscaldamento globale).

C’è meno accordo, invece, sulla dimensione del fenomeno (di quanto si alzano e alzeranno i mari?) e sul picco, ossia quando raggiungeranno il massimo livello – ferme restando le condizioni attuali.

Circoli viziosi: la fusione dei grandi ghiacciai terrestri provoca l'innalzamento del livello dei mari, e l'innalzamento dei mari aumenta la velocità di scioglimento dei ghiacci...
Circoli viziosi: la fusione dei grandi ghiacciai terrestri provoca l’innalzamento del livello dei mari, e l’innalzamento dei mari aumenta la velocità di scioglimento dei ghiacci…

Non si tratta di confusione scientifica: il problema sono la quantità e l’enormità della variabili in gioco per un sistema così complesso come il Pianeta Terra. Il occasione del secondo Global Climate Strike for Future (24 maggio 2019) abbiamo raccontato di uno studio che, sulla base di scenari elaborati dall’IPCC, ipotizza un aumento di livello fino a 2 metri entro il 2100. Qui, invece, riportiamo l’orientamento della Nasa, che in base ad altre simulazioni ritiene che il livello dei mari salirà meno di 90 centimetri da qui a fine secolo.

Nel 2015, le stime e le simulazioni della Nasa suggerivano che il livello dei mari sarebbe salito di 90 cm entro questo secolo: adesso, sulla base di nuovi studi e di nuovi modelli di simulazione, la Nasa si mostra più ottimista suggerendo una rettifica del 30% circa (arriveremmo quindi a una sessantina di centimetri in più rispetto ai livelli attuali). Ecco la genesi del nuovo lavoro.

Un tratto di costa antartica. | Shutterstock
Un tratto di costa antartica. | Shutterstock

Sistema complesso. L’aumento delle temperature medie globali che sperimentiamo dall’inizio dell’era industriale sta causando direttamente sia l’innalzamento del livello dei mari, sia lo scioglimento dei ghiacciai. I due fenomeni si influenzano a vicenda: il ghiacciaio, sciogliendosi, aumenta il livello del mare e, a sua volta, il maggiore livello fa sciogliere più in fretta i grandi ghiacciai costieri.

Con un livello del mare più alto, aumenta anche l’infiltrazione d’acqua sotto alle “lingue” dei grandi ghiacciai, che si sciolgono ancora più rapidamente, in teoria: studiando il fenomeno in Antartide (che “contribuisce” all’innalzamento per il 20-25%), la Nasa ritiene di avere scoperto una inattesa interazione col terreno sotto ai ghiacciai stessi, che ne rallenterebbe lo scioglimento.

Le lingue di ghiaccio che si protendono in mare sono erose da acque "calde" che le aggrediscono da sotto. | Università Tasmania
Le lingue di ghiaccio che si protendono in mare sono erose da acque “calde” che le aggrediscono da sotto. | Università Tasmania

Decompressione. Quando l’acqua si infiltra sotto a una grande lastra di ghiaccio, il terreno sottostante, libero dal suo peso, si solleva. Così facendo torna ad aderire alla base del ghiacciaio e interrompe l’infiltrazione d’acqua. «È come per i cuscini di un divano, che si rigonfiano quando ci si alza», racconta Erik Ivins, co-autore dello studio: «questo processo di infiltrazione e sollevamento rallenta la separazione del ghiacciaio e, in definitiva, il suo scioglimento.»

Lo studio della Nasa è il primo a prendere in considerazione questo effetto e a utilizzarlo per la mappatura dell’ampio e “fragile” ghiacciaio Thwaites (in Antartide), scelto per la sua importanza: si stima infatti che il suo distacco potrebbe innescare una serie di effetti a catena che potrebbe portare a un innalzamento del livello del mare di 3 metri.

Arginare le emissioni di gas a effetto serra è più che mai urgente. Arriveremo al limite di +1,5 °C dall'era pre-industriale già nel 2030
Arginare le emissioni di gas a effetto serra è più che mai urgente. Arriveremo al limite di +1,5 °C dall’era pre-industriale già nel 2030

Ridimensionato. Le previsioni sul futuro del ghiacciaio (che la Nasa mostra in una pagina interattiva) sono all’origine di un cauto ottimismo: secondo lo studio, il ruolo del ghiacciaio Thwaites sull’innalzamento del livello dei mari sarà inferiore del 29% rispetto alle previsioni a tre secoli.

Anche se le nuove stime fossero corrette, lo scioglimento dei ghiacciai continua. Il rapporto fra l’attività umana e il cambiamento del Pianeta è sintetizzato nell’equazione “ogni km percorso in macchina fa sciogliere un kg di ghiacciaio”. In realtà, la situazione è persino più complicata: dato che i ghiacciai rispondono lentamente ai cambiamenti climatici, anche arrestando oggi le emissioni dei gas serra, più di un terzo dei ghiacciai del mondo si scioglieranno comunque.

Che cosa succederebbe se tutti i ghiacciai del mondo si sciogliessero? L’animazione qui sotto, creata da Alex Kazoun per Business Insider, mostra un ipotetico lontano futuro apocalittico. Anzi, post-apocalittico: se davvero si arrivasse a quel punto, la quantità di anidride carbonica necessaria per far sciogliere tutto il ghiaccio del mondo ci avrebbe già intossicati da tempo.

Tempo di agire. Scenari del genere non saranno possibili in meno di migliaia di anni, ma ogni decennio, secondo il rapporto dell’IPCC, la temperatura media globale del pianeta aumenta di 0,2 °C a causa delle attività dell’uomo. Questo non significa che fa più caldo, ma che ci aspetta un costante inasprimento della situazione sia ambientale, sia geopolitica.

Le tendenze attuali ci porteranno nel 2030 a +1,5 °C rispetto all’era pre-industriale. Tuttavia, per citare uno degli autori del rapporto IPCC, questo non significa che abbiamo tempo fino a quella data per agire, ma che dobbiamo agire ora. Non solo: anche agendo subito, il successo non sarà assicurato.

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