Il pericolo della pratica omeopatica pseudoscientifica

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Astenersi omeopatia. L’omeopatia è una pseudoscienza pericolosa. Che sia una pseudoscienza, vi è poco dubbio: non solo i suoi due assunti fondamentali – quello della cura di ogni condizione usando ciò che provoca sintomi simili e soprattutto quello dell’efficacia di soluzioni così diluite da non contenere nulla – non sono mai stati provati, ma soprattutto per poter essere provati richiedono la falsificazione dell’attuale corpus di conoscenze scientifiche, a partire dalle sue basi chimiche e fisiche; dunque, la base teorica dell’omeopatia non può essere vera, a meno di non provare falsa l’intera scienza moderna. La teoria omeopatica, cioè, non è complementare alla scienza moderna: è alternativa, e di gran lunga peggiore nello spiegare il funzionamento del mondo. Ma perché mai dovremmo considerarla pericolosa?

Il problema è che, se qualcuno pratica l’omeopatia, di solito lo fa perché ritiene che la medicina scientifica sia insufficiente o dannosa a trattare una certa condizione; il che risulta in un’illusione pericolosa per i pazienti e per i medici, che allontana almeno temporaneamente dalle terapie della “medicina basata sulle evidenze”, cioè dalle terapie la cui efficacia è stata identificata su base meccanicistica e statistica. Perché, infatti, si dovrebbe ricorrere a una procedura aggiuntiva rispetto a quanto clinicamente provato, se non in base alla convinzione più o meno radicata che, in realtà, ciò che è disponibile può essere almeno migliorato da un’aggiunta? Complementare è qualcosa che porta un beneficio aggiuntivo; ma, in realtà, tolto l’effetto placebo non resta nulla, come gli stessi omeopati hanno avuto modo di dimostrare.

Contro il Covid, Arsenicum album al posto del lockdown. E  guardate com’è andata in India
Contro il Covid, Arsenicum album al posto del lockdown. E  guardate com’è andata in India

Non solo: una volta che si ammette che qualcosa possa funzionare in aperta contraddizione con quanto l’attuale conoscenza scientifica detta, in sostanza si sta assumendo la falsità del corpus scientifico. Si badi bene: non la sua incompletezza (le famose verità ancora da scoprire), ma proprio la sua falsità. Per questo motivo, si assume la falsità dell’intera medicina su di esso fondato. Pertanto, se qualcuno per proprie tare mentali è portato a credere al complotto delle case farmaceutiche o ad altre variegate scemenze, troverà facile assumere come vera una pratica che conferma quella idea di complotto, perché dichiaratamente in contrasto con la “verità scientifica ufficiale”. Non vi è dunque da stupirsi che dall’avversione alla comunità scientifica moderna, alla sua organizzazione e ai suoi rappresentanti (a loro volta collegati a una più profonda avversione al modo di funzionare del mondo moderno) scaturisca un folto pubblico per pratiche antiscientifiche come l’omeopatia.

Cosa succede di realmente pericoloso quando si verificano le condizioni di cui sopra non nella mente di singoli, ma in società intere, che magari fanno dell’omeopatia e di altre pratiche una propria bandiera identitaria? Succede che un ministero dedicato alle medicine alternative (Ayush) in una nazione cui appartiene poco meno di un abitante su cinque di questo mondo, l’India, rilascia linee guida raccomandando l’uso di un farmaco omeopatico tradizionale, l’“Arsenicum album 30”, come forma di medicina preventiva contro Covid-19. A cui seguono per esempio dichiarazioni di manager di successo che dichiarano come la soluzione al Covid non sia il lockdown, ma l’omeopatia. Scatenando così, indovinate un po’, la corsa dei cittadini indiani ad accaparrarsi i magici zuccherini contro il Covid-19.

E la cosa, finché i casi di Covid-19 in India sono stati relativamente pochi, ha funzionato così bene che qualcuno tra i più rappresentativi omeopati di quella nazione è stato persino ricevuto e premiato alla Casa Bianca. Fino all’inevitabile epilogo, quando, di fronte alla catastrofica epidemia indiana, finalmente si comincia a dare ascolto agli scienziati indiani – quelli veri – i quali dichiarano che “è imperativo creare più fiducia nella scienza solida. Mescolare Ayurveda, omeopatia e altre ‘medicine’ alternative dannose con la medicina basata sull’evidenza continuerà a essere un grosso problema e le nostre agenzie sanitarie devono smettere con urgenza di incorporare la pseudoscienza nei nostri sistemi sanitari”.

Credo che non vi sia dimostrazione migliore di come e perché lasciar crescere una pratica pseudoscientifica sia pericoloso; e il problema non riguarda il Covid-19 in particolare, ma l’avvelenamento del pensiero razionale fondato sulla scienza, unica speranza (speranza, non certezza) di riparo e di progresso nel settore della salute pubblica.

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