Anche con la pandemia la scuola non si ammoderna

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Tre semplici motivi per cui la scuola italiana è ferma al ‘900. Ok, c’è una pandemia ancora in corso in tutto il mondo, e quindi “ancora grazie” che le scuole abbiano riaperto, va bene.

Ma a prescindere dal covid, bisogna dirlo: l’organizzazione della scuola italiana è ferma a troppi decenni fa. E non parliamo di programmi, materie, metodi di insegnamento…No, parliamo proprio di organizzazione, e di come sia ferma a un modello di società ormai troppo distante nel tempo.

Oggi che ricominciano le scuole, vogliamo parlare di tre aspetti che dimostrano che la scuola italiana necessita di una riforma profonda del suo funzionamento all’interno della società contemporanea, specialmente dal punto di vista dei genitori (ma non solo): le vacanze, l’orario di ingresso e il tempo pieno.

Sono proprio necessari tre mesi di vacanza d’estate?

Visto che, come detto, da oggi riaprono le scuole, partiamo dalla questione vacanze estive: è davvero necessario che le scuole siano chiuse da metà giugno a metà settembre?

Un'immagine (pre covid) di un'aula scolastica. Foto AnsaNon vogliamo rovinare l’estate degli studenti, ma interrogarci su un aspetto che riguarda le loro famiglie. Cosa devono fare i genitori con i figli, dalla fine delle ferie alla riapertura delle scuole?

È possibile che non ci siano alternative a pagare baby sitter e baby parking o ad affidare i più piccoli a nonni che sono mediamente sempre più anziani?

Se i genitori lavorano, infatti, non possono badare ai figli, e lo smartworking di questi anni non è certo una soluzione: perché non tutti possono lavorare da casa, e anche chi può deve comunque lavorare, appunto, e non “far finta” rispondendo a mail e telefonate tra un gioco, la pappa e il riposino.

E quindi, che si fa quando le scuole sono chiuse e i genitori sono chiamati ai propri doveri professionali? Pagano qualcuno per guardare i piccoli, o li affidano ai nonni, che – al pari dei genitori – sono sempre più avanti con gli anni rispetto a una volta.

Tra giugno e luglio, per lo meno, ci sono i centri estivi, delle scuole dell’infanzia o dei Comuni. Ma a settembre che si fa? Non si potrebbe anticipare la riapertura delle scuole? Oppure organizzare qualche corso a cui iscrivere, volontariamente, i propri figli per non lasciarli da soli a casa?

Non si potrebbe posticipare l’ora di inizio delle lezioni?

Secondo l’American Academy of Pediatrics, le scuole, soprattutto medie e superiori, non dovrebbero iniziare le lezioni prima delle 8.30: negli USA, riporta un’indagine dell’associazione pediatri, il 93% delle scuole superiori e l’83% delle medie fanno suonare la prima campanella prima di quell’ora.

Ciò, secondo l’AAP, ha conseguenze negative sulla salute degli studenti, dalla mancanza di concentrazione a una maggiore propensione all’obesità (e, è bene chiarirlo, l’orario a cui i ragazzi vanno a letto incide poco).

E in Italia? Salvo rare eccezioni, le lezioni iniziano quasi sempre intorno alle 8. Non si potrebbe posticipare alle 8.30, o anche alle 9?

Certo, in questo caso aprire i cancelli scolastici presto è utile a molti genitori, che iniziano a lavorare presto e/o devono spostarsi lontano da casa per arrivare sul posto di lavoro. Ma in tal senso, il famoso “pre scuola” potrebbe semplicemente essere prolungato per una mezz’ora (o un’ora) in più. Così le famiglie che hanno bisogno di lasciare i figli a scuola presto potrebbero contare sul pre scuola (che comunque è meno stressante di una normale lezione di italiano o matematica), e le altre potrebbero lasciare i figli a dormire per qualche minuto in più, con benefici per le loro giovani menti e forse anche per quelle dei genitori…

Perché il tempo pieno è ancora una rarità?

Peraltro, posticipando l’ingresso degli studenti, sarebbe più facile-conveniente-utile estendere il più possibile il tempo pieno o prolungato, in tutte le scuole.

Perché purtroppo, ancora oggi, in molti istituti e in molte zone d’Italia l’apertura pomeridiana delle scuole è più un’eccezione che la regola.

Chiaramente, anche questo dipende dal fatto che l’organizzazione dei tempi della scuola è troppo datata. Risale, in particolare, a quando in Italia le donne che lavoravano erano poche, e quindi gli studenti potevano tornare a casa per pranzo, contando sulla presenza (e sull’impegno) delle mamme, “costrette” a far da mangiare, controllare i compiti, preparare la merenda e insomma a stare con i figli fino a sera.

Ma nell’Italia attuale, le coppie di genitori in cui uno solo lavora e l’altro sta a casa sono decisamente meno frequenti di un tempo. E quindi che si fa se non c’è il tempo pieno? Torniamo alle alternative di cui sopra: pagare qualcuno per guardare i figli o affidarli ai nonni.

Non sarebbe meglio per tutti estendere il più possibile il tempo pieno, facendo sì che gli studenti passino più tempo coi coetanei in ambienti controllati e costruttivi?

Conclusioni

Ripetiamo quanto premesso all’inizio: sappiamo che c’è il covid e quindi già la riapertura delle scuole è una mezza benedizione. Né pretendiamo che tutto cambi dall’oggi al domani, ci mancherebbe.

Però non potremmo iniziare almeno ad affrontare questi tre semplici punti critici dell’impostazione delle nostre scuole?

Perché vanno benissimo gli incentivi, i bonus, i rimborsi e il welfare in generale. Ma non sarà che se gli italiani fanno sempre meno figli è anche perché la scuola costringe i genitori ad adattarsi a schemi vecchi di almeno quarant’anni?

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