Il cambiamento climatico causato dalle eruzioni vulcaniche

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Grigi presagi. Eruzioni vulcaniche VEI 7 e 8. Raffreddamento del Clima anche di 5 gradi. Le devastanti eruzioni vulcaniche influenzano il clima terrestre.

I vulcani sembrano essere delle creature geologiche quasi eterne, ce ne sono centinaia, distribuiti un po’ in tutto il globo sebbene la maggior parte si concentri lungo i margini della grande placca dell’Oceano Pacifico denominati Anello o Cintura di Fuoco. Tantissimi, però sono i vulcani oggi spenti in territori che per altro vengono dichiarati a rischio sismico quasi nullo, come ad esempio la Sardegna, dove si possono ammirare varie aree vulcaniche spente da decine di millenni.

Monte St. Helens e Pinatubo sono i vulcani che hanno causato le peggiori eruzioni degli ultimi decenni, influenzando il clima terrestre sino ad un calo termico di circa 0,5°C su scala globale. Ma in un lontanissimo passato, ci furono eruzioni vulcaniche come quella dello Yellowstone che fecero calare la temperatura terrestre, si stima sino a 2°C. Un valore impressionante.

Ma ben peggiore fu l’eruzione del supervulcano Toba a Sumatra, nel Pacifico. Questa parte del Mondo è tra quelle che ha prodotto le peggiori eruzioni note. La cenere immessa in atmosfera da Toba fu di svariati miliardi di tonnellate.

Toba esplose tra 75 000 e 70 000 anni. E’ il più grande evento eruttivo noto, e forse contribuì a raffreddare l’ultimo periodo glaciale del Quaternario di oltre di 3-5 °C nell’Emisfero Nord. Fu un cataclisma di portata planetaria.

La Malesia fu ricoperta da 9 metri di cenere, l’India dai 3 ai 6 metri di spessore. Ne patì le conseguenze anche quella che oggi è la Cina. Ovunque, si ebbe la distruzione delle foreste e la morte di milioni di esseri viventi.

La domanda che si fanno gli esperti è quando succederà un evento catastrofico, e soprattutto, come ci difenderemo?

La devastazione di un vulcano può essere impressionante, si pensi in Italia al nostro apparente placido Vesuvio, oppure ai Campi Flegrei. Un vulcano ed una caldera nella stessa area, per altro i Campi Flegrei sono dichiarati come super vulcano. Il Vesuvio cattivissimo nel passato, e che potrebbe replicare eventi analoghi nel futuro, tanto che la Protezione Civile ha previsto un piano di evacuazione per alcuni milioni di cittadini della Campania.

Nel Nord America, quando esplose il Monte St. Helens il suo effetto fu devastante. Pensate che a 15 km di distanza, l’onda d’urto dell’eruzione fece esplodere i finestrini delle auto, i vetri di alcune abitazioni, squarciò i tetti, spazzo via mura di cemento armato. Pur essendo un’area quasi disabitata, nonostante gli appelli a lasciare la zona si ebbero diverse vittime. Il denso bosco fu annientato, spezzati alberi alti 60 metri nella foresta a 20 km di distanza.

Ma ben peggio avvenne con l’esplosione del Pinatubo che fu calcolata in dieci vol­te quella del St. Helens, che fu seconda so­lo a quella del vulcano Katmai in Alaska che avvenne nel 1912.

In un secolo abbiamo visto numerose eruzioni vulcaniche, e tutte quelle citate hanno avuto influenze minori sul clima, ma si attende qualcosa di peggio nel futuro.

I disastri sembrano lontani, ma pensate allo tsunami del Natale 2004 che uccise, secondo stime nelle aree costiere d’oriente, oltre 250mila persone. A generarla fu un tremendo terremoto.

Ma nell’800 avvenne di peggio, era l’aprile del 1815, sull’isola indonesiana di Sunbawa, a oltre 1.000 chilometri dall’odierna Giacarta, il vulcano Tambora esplose rilasciando oltre 100 chilometri cubi di ceneri e gas. La nube vulcanica raggiunse, secondo stime, almeno i 45 chilometri di altezza. La potenza fu così tale che il rumore dell’esplosione fu percepita a migliaia di chilometri di distanza.

Le ceneri e i gas in sospensione raggiunsero l’alta atmosfera, generando il noto anno senza Estate, con una diminuzione della temperatura estiva di vari gradi. Ma anche favorendo un incremento del freddo invernale, con record di gelo.

Il 15 gennaio 2022 il vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai esplode (ovvero appena ieri), la sua nube, con strumenti oggi moderni, viene calcolata arrivare sino alla Stratosfera con un’altezza di 58 chilometri. Ma non si sono avute influenze sul clima terrestre, e nemmeno se ne prevedono.

Ebbene, la Terra ha un equilibrio fragile, ci sono diversi vulcani che potrebbero generare eventi come quello del Tambora, se non peggio, e non si sa quando. È sempre sotto strettissima osservazione l’area del Krakatoa, dove anche in tempi recenti si sono avute varie eruzioni vulcaniche esplosive.

Ma la più recente eruzione devastante di questo vulcano assassino avvenne nel 1883. Sviluppò una potenza di 200 megatoni ed espulse circa 21 chilometri cubi di roccia, cenere e pietra pomice, generando un boato udito a migliaia di chilometri. L’esplosione causò anche un’onda di maremoto alta 40 metri che correva alla velocità di 300 km/h che raggiunse anche l’India e l’Australia, le cose americane (con altezze minori). Uccise 36.000 persone morirono e molte migliaia di persone furono ferite dall’eruzione.

Ma attenzione, l’evento esplosivo del 535 d.C. fu ancor peggiore, con severe influenze sul clima.

Però, è degno di nota anche un altro vulcano, o meglio quella che oggi è una caldera, che causò l’eruzione di Thera nella nota isola Santorini in Egeo. Fu una catastrofica eruzione vulcanica che influenzò non il clima, ma procurò danni per uno tsunami che percorse tutto il Mediterraneo. L’inizio della fase eruttiva è datato 1628 a.C, l’esplosione è stata classificata con un VEI 7 (il massimo è 8).

Ma andiamo a casa nostra, si parla poco di questo evento perché molto distante, mentre ben più noto è il suo vicino di casa, il Vesuvio. Campi Flegrei (37 000 a.C.) ebbero un VEI 7, questo è estremamente significativo, in quanto vuol dire una catastrofe, e ai giorni d’oggi è impensabile quali conseguenze ci sarebbero.

I Campi Flegrei sono sotto monitoraggio continuo, essendo ad oggi potenziali pericoli. Con un VEI 3, l’ultima eruzione: avvenne il 29 settembre 1538. È evidente che costruirvi sopra è stato un grave errore storico. Secondo i dati di Enti ufficiali, ad essere esposti al rischio sono circa 500mila abitanti della zona rossa e 840mila della zona gialla.

I grigi presagi sono quelli di un cataclisma con poi influenze sul clima prima o poi li avremo, ci auguriamo vista la densità di popolazione in taluni vulcani, che avvenga il più lontano possibile da oggi.

Fonti bibliografiche: alcune informazioni provengono da wikipedia.org oltre che da testi universitari.

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