Con l’inizio della stagione venatoria le specie protette a rischio

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Parte la caccia in tutta Italia, allarme bracconaggio. Dalle quattro di ieri mattina doppiette in azione nelle venti regioni: 570 mila licenze, 48 specie cacciabili. In Sicilia ferito un falco pescatore in estinzione. Il Wwf: “Serve il reato di uccisione di specie protetta”.

Dalle quattro del mattino è ufficialmente aperta, in Italia, la stagione della caccia. Nel 2018 ci sono state sedici pre-aperture in altrettante regioni. Ora si allargano ai cacciatorii i boschi di Val d’Aosta, Trentino Alto Adige, Liguria e Abruzzo. L’attività venatoria si chiuderà, con date diverse fissate dalle singole amministrazioni, tra gennaio e febbraio. Nell’Unione europea i limiti sono, mediamente, più contingentati.

Il Wwf alza l’allarme bracconaggio e chiede al ministero dell’Ambiente l’introduzione del reato di “uccisione di specie protetta”. In Sicilia la situazione è diffusa. Negli scorsi giorni, nel Siracusano, sono stati abbattuti un raro capovaccaio – piccolo avvoltoio dell’Europa meridionale – e una sterna maggiore. Entrambi, a diversi livelli, uccelli protetti. Ora si segnala che in località Torrenova, provincia di Messina, una fucilata ha centrato un giovane falco pescatore alla prima migrazione. E’ in gravi condizioni, in cura nel centro di recupero del Dipartimento sviluppo rurale di Messina gestito dall’associazione Man. Il falco pescatore è una specie in grande difficoltà in tutto il Mediterraneo ed è tornato a nidificare in Italia solo nel 2011 grazie al progetto “Osprey”. Lo scorso maggio l’Oasi Wwf di Orbetello aveva dato notizia di una nidificazione spontanea da parte di una coppia di falchi pescatori che ha dato vita a tre piccoli. L’ultima nidificazione registrata in Sicilia, invece, risale al 1969.

Il falco pescatore ferito in Sicilia
Il falco pescatore ferito in Sicilia

Scrive il Wwf: “Oggi è partita la guerra contro la fauna d’Italia, in Sicilia siamo di fronte a un’emergenza bracconaggio”. L’associazione ambientalista chiede che in questo territorio, visto il ripetersi di episodi gravissimi di bracconaggio, l’attività venatoria sia sospesa e immediatamente costituita una task force “che individui e punisca i responsabili di crimini odiosi contro la natura”. Il Wwf spinge il ministro Sergio Costa a promuovere e sostenere “una riforma del sistema sanzionatorio penale per l’uccisione, la cattura illegale e il commercio illecito di animali appartenenti a specie protette dalle leggi italiane, europee e internazionali”.

In questo momento, con decreti sempre contestati, diverse regioni hanno autorizzato la caccia ad almeno sei specie considerate “globalmente minacciate”. Sono la pavoncella, il moriglione, la coturnice, il tordo sassello, l’allodola e, dove presente, la pernice bianca. Sono diciannove, poi, gli animali che l’Unione europea ritiene “in cattivo stato di conservazione”.

Il World wide fund ricorda come l’impatto venatorio non sia solo “una causa diretta di mortalità e declino di molte specie, ma, aggiungendosi a cementificazione, perdita di habitat, cambiamenti climatici, incendi, mette a rischio la salvaguardia di specie minacciate e a rischio estinzione”. Per controllare gli impatti negativi dell’attività venatoria nel 2011 è stata varata la Strategia nazionale per la tutela della biodiversità, “ancora oggi poco o per nulla applicata”.

La percentuale di aree disponibili per l’attività venatoria è estesa, il 75-80 per cento di tutto il territorio nazionale: l’articolo 842 del Codice civile consente al cacciatore di entrare liberamente e sparare nei terreni altrui, anche senza il consenso del proprietario, cosa proibita a chiunque non sia debitamente armato. De nove ricorsi avanzati dal Wwf contro otto calendari venatori regionali, tre sono stati accolti dai rispettivi Tribunali amministrativi: in Sardegna, Umbria e Abruzzo.

Le specie cacciabili in Italia sono 48, il numero di licenze di caccia 570 mila: si stima che ogni stagione possano essere uccisi legalmente più di 400 milioni di animali. A questi numeri vanno aggiunte le specie ammazzate illegalmente, comprese quelle, appunto, protette. Gli ambientalisti calcolano che in Italia siano otto milioni i volatili uccisi ogni fuori dalle regole. Tra questi anche rapaci, cicogne, l’Ibis eremita. Che il fenomeno del bracconaggio sia connesso alla caccia è testimoniato dalla vistosa impennata dei ricoveri di animali protetti in coincidenza con il periodo dell’attività venatoria. Le Guardie volontarie del Wwf nelle giornate della pre-apertura hanno elevato 22 contestazioni amministrative e 10 penali, 6 notizie di reato contro persone note e 3 contro ignoti. Il primato nera delle sanzioni è della Campania.

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