La scienza non può spiegare l’esistenza di Dio

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La scienza e la ricerca di Dio. C’è parentela tra scienza e religione o vivono su pianeti diversi? La scienza può dire la sua sull’esistenza di Dio?

Dio esiste? Per gli uomini di fede la domanda non si pone proprio, ma per la scienza? Può la “scienza”, così come la intendiamo oggi, indagare questo ambito – e arrivare a una risposta? La questione non è nuova, e non è un caso che nel corso dei secoli filosofi e pensatori di ogni credo e partito abbiano versato fiumi d’inchiosto per… raccontare giusto il loro pensiero.

Quello che proponiamo qui è solamente un piccolo frammento di questa discussione infinita sui come (e sui SE) la scienza e gli scienziati (che presi uno per uno possono essere credenti o meno) possano arrivare a un’ipotesi condivisa sull’esistenza o la non-esistenza di Dio.

Fisica: la scienza pura. Recentemente l’idea che la scienza sia in grado di dare una risposta alla questione ha ripreso vigore, complice, forse, la scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio (“cosiddetta male“, perché è un’espressione giornalistica decisamente sgradita agli scienziati), che dimostra piuttosto l’esistenza del campo di Higgs (appunto), il quale permea l’intero Universo e con il quale tutte le particelle interagiscono e, così facendo, acquisiscono la loro massa. Al di là della fisica, è una scoperta intrigante, che alla lontana e in qualche modo, giustifica il nome, particella di Dio, evitato come la peste dagli scienziati ma non dagli “uomini”, perennemente alla ricerca di qualcosa che li trascenda.

Fino a che punto la scienza può spingersi nel dimostrare l’esistenza o l’inesistenza di Dio?

Un’invenzione umana. La questione si potrebbe forse risolvere con la logica, ma la cosiddetta prova regina nessuno l’ha ancora trovata.

Ogni minuto nel mondo muoiono almeno 100 persone: ogni anno se ne vanno 55,3 milioni di terrestri, principalmente per ictus e ischemie. Fino al 2011 avevano vissuto sulla Terra, e dunque erano morte, 108 miliardi di persone: i viventi sarebbero quindi "solo" il 6,8% dell'umanità intera.
Ogni minuto nel mondo muoiono almeno 100 persone: ogni anno se ne vanno 55,3 milioni di terrestri, principalmente per ictus e ischemie. Fino al 2011 avevano vissuto sulla Terra, e dunque erano morte, 108 miliardi di persone: i viventi sarebbero quindi “solo” il 6,8% dell’umanità intera.

Un esempio. Emily Thomas (filosofa, università di Durham, UK) scriveva qualche mese fa che la vastità dello Spazio è la dimostrazione lampante che «Dio non esiste: l’Universo ha oltre 13 miliardi di anni, la Terra circa quattro miliardi di anni e gli umani si sono evoluti circa 200.000 anni fa… l’equivalente di un battito di ciglia rispetto ai tempi dell’Universo.» Eppure il dio delle religioni è sempre “antropocentrico”, concentrato sugli esseri viventi. «Come possiamo spiegarlo? La risposta più semplice è che Dio non esista».

Si può dunque, scientificamente, essere certi che quella di Dio sia una costruzione umana?

Credenze e religioni. Per i credenti l’esistenza di Dio non ha bisogno di prove né di giustificazioni: è un atto di fede, e la sua esistenza si riconosce nel creato. L’essere divino, inoltre, si rivela solo a chi è predisposto ad accoglierlo. Anche in questo caso, riflettono alcuni scienziati, qualche considerazione di carattere storico può (forse) aiutare.

Noi oggi sappiamo con certezza da quando gli uomini hanno iniziato a farsi delle domande su misteri, spiriti e divinità. Reperti del paleolitico (il primo periodo della preistoria: corrisponde al Pleistocene, ossia da 2,5 milioni a 10.000 anni fa) suggeriscono che i nostri lontani parenti adoravano varie entità. Si ritiene che l’idea di “grandi divinità” – ossia singolari esseri in grado di punire o premiare, specialmente nell’aldilà – iniziò a farsi strada appunto 2,5 milioni di anni fa, con lo scopo di spiegare, ma anche di rafforzare, unire, spaventare e via dicendo.

L’idea di un premio, un “paradiso”, aiuta infatti gli individui a essere più cooperativi e le comunità a prosperare. Tuttavia, storicizzare la nascita delle religioni non basta a dimostrare che Dio sia un’invenzione umana.

Prima dell'invenzione dello stetoscopio, la sepoltura anzitempo era un problema frequente, come appare dalle disposizioni testamentarie lasciate da molti nella seconda metà del Seicento: si chiedeva che il cadavere fosse tenuto in osservazione per tre giorni. Nell'Europa del XIX secolo esistevano ancora gli "ospedali per i morti", dove gli infermieri controllavano i corpi in attesa di segni di putrefazione. | Shutterstock
Prima dell’invenzione dello stetoscopio, la sepoltura anzitempo era un problema frequente, come appare dalle disposizioni testamentarie lasciate da molti nella seconda metà del Seicento: si chiedeva che il cadavere fosse tenuto in osservazione per tre giorni. Nell’Europa del XIX secolo esistevano ancora gli “ospedali per i morti”, dove gli infermieri controllavano i corpi in attesa di segni di putrefazione. | Shutterstock

L’aldilà e i miracoli. Allo stesso modo, non conferma la tesi opposta chi sostiene di aver avuto esperienze di pre-morte e di aver conosciuto per brevi istanti un aldilà di luce e serenità. A dispetto di ciò che raccontano romanzi e film, questa condizione ai confini della morte è indagata dalla scienza perché decretare una morte è spesso più complesso di quanto si pensi, e gli studi contemplano l’uso di sostanze allucinogene – che pare inducano esperienze analoghe agli stati clinici di pre-morte. Romanzi e film ci giocano parecchio, ma la verità è che nessuna di queste ricerche si è mai sognata di indagare un ipotetico aldilà, né di dare una risposta alla fatidica domanda con la quale abbiamo iniziato.

Nessuno scienziato ha mai neppure potuto confermare un miracolo: storicamente, la maggior parte di ciò che veniva definito “miracolo” è stato col tempo spiegato alla luce di nuove conoscenze (e ciò che ancora non è spiegabile potrebbe esserlo in futuro).

E quindi? Quindi niente, siamo esattamente al punto di partenza. Stai a vedere che dobbiamo pure dare ragione a Friedrich Nietzsche, che un secolo fa scriveva: “In realtà fra la religione e la vera scienza non ci sono parentele, né amicizia e neanche inimicizia: vivono semplicemente su pianeti diversi”.

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