Router Cisco permettono l’accesso remoto ai cyber-criminali

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Router Cisco sotto attacco. I pirati usano due exploit in remoto.  Due vulnerabilità combinate permettono di compromettere i dispositivi di rete attraverso una tecnica di command injection.

Allarme rosso per chi utilizza i router Cisco RV320 e RV325. I dispositivi in questione, infatti, sono sotto il tiro incrociato di numerosi gruppi di hacker che stanno sfruttando una catena di vulnerabilità (CVE-2019-1652 e CVE-2019-1653) per attaccarli.

A scatenare l’attività dei cyber-criminali è stata la comparsa su Internet di alcuni Proof of Concept (PoC) che permettono di sfruttare i due bug per iniettare comandi nei sistemi dei router e prenderne il controllo.

Nel dettaglio, la prima vulnerabilità (CVE-2019-1652) è quella che consente l’attacco command injection, ma per funzionare richiede che il pirata informatico operi come utente autenticato.

Qui entra in gioco la seconda falla di sicurezza (CVE-2019-1653) che permette di collegarsi in remoto ai router e ottenere le credenziali (sotto forma di hash) che permettono l’autenticazione.

L’uso combinato delle due vulnerabilità consente, in pratica, di collegarsi a un router, rubare le credenziali e utilizzarle per inviargli comandi in remoto.

Su Internet risultano raggiungibili circa 20.000 router RV320 e RV325, anche se una parte di questi potrebbe essere già stata aggiornata. Secondo la società di sicurezza Bad Packets, ci sarebbero almeno 9.000 dispositivi vulnerabili, la maggior parte dei quali si trova negli Stati Uniti.

Diffusione dei Cisco con vulnerabilità

Non si tratta di zero-day, ma di vulnerabilità scoperte dalla società tedesca RedTeam Pentesting e regolarmente comunicate a Cisco, che ha già rilasciato gli aggiornamenti che correggono i bug.

A rendere scottante la situazione, però, c’è il fatto che i modelli Cisco in questione sono dedicati al settore dello “small business”, cioè installati in ambienti che difficilmente hanno policy di patching adeguate o un settore dedicato alla gestione della sicurezza, e che quindi rischiano di rimanere esposti per lunghi periodi di tempo prima che qualcuno si “accorga” del pericolo.

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