La BundeBank chiede una politica fiscale meno lassista

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«Tempo di fermare l’aiuto monetario della BCE». Weidmann aiuta a far saltare l’Euro, e di questo lo ringraziano. Interessante ed importante intervento del governatore della BundeBank, Jens Weidmann, sulla politica fiscale e monetaria di assistenza pandemica messa in atto per far fronte ai danni  economici per i closedown legati alla pandemia da Covid-19, pubblicato sul Financial Times.

Il governatore Buba  avverte che l’economia rischia di diventare eccessivamente dipendente dal massiccio sostegno fiscale e monetario fornito per superare la crisi e chiede chiaramente che venga terminato al più presto.

Weidmann ha anche criticato il piano dell’UE di emettere € 750 miliardi di nuovo debito per il suo Recovery Fund, avvertendo che si rischiava di creare “una sorta di illusione del debito” perché il denaro non verrebbe incluso nei conteggi dei debiti nazionali. Vuoi mai che qualche peccato, cioè debito, non venga registrato!!!

«Tempo di fermare l’aiuto monetario della BCE». Weidmann aiuta a far saltare l’Euro, e di questo lo ringraziamoIl FT nota come le sue parole verrebbero a segnare un incremento della rottura fra paesi del sud Europa, che ancora stanno patendo per la crisi causata dal Covid e che partivano da una situazione di difficoltà, e quelli del Nord che hanno subito meno danni. Bisogna dire che più passa il tempo più sembra che questo sia l’obiettivo della BuBa, altrimenti Weidmann, che sicuramente conosce i dati, non si esprimerebbe così, ma con diverse espressioni.

I paesi europei hanno notevolmente aumentato i loro livelli di debito per finanziare misure che proteggono le loro aziende e lavoratori dall’impatto della pandemia, mentre la Banca centrale europea ha acquistato centinaia di milioni di obbligazioni per mantenere bassi i tassi di interesse. La BCE ha predisposto un PEPP per 1350 miliardi di euro a cui si accompagnano le misure di TLTRO con risorse che vanno direttamente al sistema creditizio.  Ora Weidmann, che è ben noto per essere uno dei membri più aggressivi del consiglio direttivo della BCE, dice che si queste misure erano giustificate, ma “È importante che tutte le misure, comprese quelle aggiuntive, siano chiaramente limitate nel tempo“.

“Lo stato ha agito rapidamente e in modo completo nella crisi della corona”, ha detto. “Trovare l’uscita dalla modalità crisi sarà altrettanto importante.

Ha proseguito: “La politica fiscale non dovrebbe abituarsi a un corso lassista, né dovrebbe fare affidamento sui tassi di interesse per rimanere così bassi nel lungo periodo. Ecco perché è importante ridurre l’elevato rapporto debito / PIL dopo la crisi “.

Anche la Cassa Integrazione, il “Kurzarbeit”, non deve essere eccessivo. Infatti se la cassa integrazione durasse troppo  “potrebbero anche legare i lavoratori ad aziende che non hanno futuro e congelare strutture che sono obsolete”. Perchè è meglio un lavoratore libero, disoccupato e senza un soldo, si sa….Ha anche messo in guardia i politici dal cercare di “interferire troppo nelle decisioni aziendali, ad esempio nel caso di nuovi investimenti“, problema che sicuramente non riguarda l’Italia dove il disincentivo ad investire del governo è evidente.

Se fossimo dei No Euro convinti ci augureremmo che alle parole di Weidmann seguissero dei passi coerenti, con il veto alla prosecuzione del PEPP e quindi la vendita sul mercato dei titoli di stato negli attivi della BCE. Questo, in un momento in cui la crisi del Covid-19 è ancora ben lontano dall’essere superata, porterebbe ad un’esplosione degli spread, ad un aggravarsi della crisi economica, ad un divaricarsi drammatico degli interessi, probabilmente ad una fuga ti capitali verso il core dell’area euro con un aumento esponenziale del T2. Tutte cose che, protratte per un tempo sufficiente, porterebbero alla rottura dell’euro.

Ecco perchè Weidmann, quando parla così, è il più grande alleato dei No Euro. Oppure semplicemente è veramente un No Euro anche lui.

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