Batteri eliminano il fluoro presente nelle plastiche

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Trovati i batteri mangia-Pfas, ne eliminano fino al 60%. Scoperti i batteri mangia-Pfas, sostanze inquinanti usate come idrorepellenti e antiadesivi in molti prodotti, che si accumulano negli anni nell’organismo attraverso la catena alimentare. In laboratorio si è visto che alcuni comuni batteri del suolo delle paludi del New Jersey possono digerire queste ed altre sostanze nocive simili. Il prossimo passo sarà sperimentarli sul campo, come spiegano sulla rivista Environmental Science and Technology i ricercatori dell’università di Princeton, guidati da Peter Jaffe.

Questi microrganismi – in particolare l’acidimicrobium A6 – hanno dimostrato di poter rompere il legame chimico carbonio-fluoro e così rimuovere il 60% dei Pfas nell’arco di 100 giorni. Il legame covalente carbonio-fluoro è infatti il più forte esistente nella chimica organica, e finora nessun organismo è stato in grado di romperlo.

Le colture di batteri nelle quali, in laboratorio, i microrganismi hanno dimostrato di riuscire a degradare i Pfas e sostanze simili (fonte: David Kelly Crow)
Le colture di batteri nelle quali, in laboratorio, i microrganismi hanno dimostrato di riuscire a degradare i Pfas e sostanze simili (fonte: David Kelly Crow)

Un precedente studio aveva mostrato come questi batteri, usando il ferro presente nel suolo, possano aiutare a scomporre l’ammonio (inquinante presente nei liquami e fertilizzanti) senza il bisogno di ossigeno. Così i ricercatori di Princeton si sono chiesti se questa reazione (chiamata Feammox) potesse essere sfruttata anche sui Pfas.

I ricercatori hanno fatto crescere i batteri in laboratorio, aggiungendo al terreno di coltura due tipi di Pfas: è emerso così che i microrganismi indicevano reazioni chimiche nei Pfas, rimuovendo da questi  gli atomi di fluoro e rendendoli di conseguenza non tossici. Dopo 100 giorni i batteri avevano  eliminato tra il 50-60% dei Pfas presenti nelle colture. Un risultato considerato dai ricercatori una prova di principio, ma indica che nelle giuste condizioni ambientali, questo processo potrebbe essere usato per neutralizzare i Pfas e sostanze simili nel suolo e nelle falde acquifere contaminate.

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