L’Inghilterra fa difendere dai militari il suo progetto sul genoma

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GB: spostano i dati sul DNA in una struttura militare. “Troppi attacchi”. Il progetto ha mappato il codice genetico di 100.000 individui. Da quando hanno completato la raccolta dei dati, però, sono costantemente sotto attacco.

Quando si parla di mappatura del codice genetico e di strutture segrete militari, in qualche parte del nostro cervello scatta immediatamente la fantasia complottista da videogioco o da film di fantascienza.

Il meccanismo non è poi così bizzarro e c’è da scommettere che qualsiasi ricercatore o funzionario governativo si guarderebbe bene dall’alimentare dinamiche di questo genere affidando a una struttura militare la raccolta (o anche solo la conservazione) di dati riguardanti il genoma umano.

In Gran Bretagna, però, qualcuno ha deciso di violare questa regola d’oro. Il motivo? Erano stanchi di dover fronteggiare i continui attacchi informatici che prendevano di mira i loro sistemi e hanno deciso di rivolgersi a qualcuno (l’esercito) che fosse in grado di aiutarli.

Protagonisti della vicenda sono i ricercatori del Genomics England, che ha l’obiettivo di mappare il genoma di un milione di cittadini britannici e, qualche tempo fa, ha concluso la prima tappa del programma arrivando a quota 100.000.

L’annuncio del completamento del 100.000 Genomes Project, ripreso da numerosi organi di stampa, ha avuto però un effetto indesiderato: l’aumento esponenziale di attacchi informatici che, secondo il presidente di Genomics England Sir John Chisholm, starebbero cercando di mettere le mani sui dati raccolti dall’ente.

I dati, che dalle parti di Londra garantiscono essere anonimi, comprendono la mappatura del DNA di pazienti del servizio sanitario nazionale, a cui sono collegate anche informazioni (anonime anche quelle) sulle condizioni cliniche.

Un patrimonio di informazioni che evidentemente fa gola a molti e che ha indotto Chisholm a prendere la decisione di spostare tutti i dati in un centro gestito dal Ministero della Difesa.

Nel dettaglio, si tratterebbe della sede della Joint Forces Command’s Information Systems and Services unit (ISS), che offrirebbe maggiori garanzie per la protezione dei dati in questione.   

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