Pericolo switch off, le iniziative europee

Vinci tutto supernealotto e giochi Sisal

Pericolo switch off, le iniziative europee
Pericolo switch off, le iniziative europee
Scegli sui Social
Pin Share

EuroStack, il piano per un’Europa indipendente da Big Tech. Secondo il collettivo Eurostack bisogna fare un tentativo per smarcarsi il più possibile dai player extra Ue. Prima che sia troppo tardi. Ecco come

Il collettivo indipendente EuroStack mette nero su bianco le azioni chiave che l’Europa deve portare avanti per tentare di smarcarsi il prima possibile dai player extra-Ue, in particolare le Big tech americane, e lo fa in una missiva indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e alla commissaria per la Sovranità tecnologica Henna Virkkunen. La lettera è firmata da un centinaio fra aziende e associazioni europee del mondo tecnologico e digitale insieme a Connect Europe, che rappresenta le principali telco.

La regolamentazione non funziona, è un’illusione ottica. L’Europa deve cambiare passo”, dice a Wired l’economista Cristina Caffarra, “madrina” di EuroStack, iniziativa in gran parte made in Italy, nata e condivisa insieme con Francesco Bonfiglio, Sebastiano Toffaletti e Vittorio Bertola.

Le tech company americane sono dei colossi che non si possono arginare con norme e sanzioni. La discrepanza per dimensione e competenze è abnorme e le risorse e le capacità sono impari. La realtà è questa. Siamo sulle sabbie mobili di un mondo che non ci appartiene. E i nodi stanno venendo al pettine”.

Il rischio di un’escalation si sta facendo concreto più che mai: nei giorni scorsi la Commissione Ue ha adottato una serie di misure nell’ambito del Digital markets act che riguardano Google ed Apple accusate di aver violato il perimetro delle regole, una decisione che in molti hanno interpretato come “storica” e che rischia di mandare su tutte le furie il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che sulla questione della regolamentazione europea e delle misure a “danno” delle Big tech americane intende dire la sua.

La tensione è dunque alle stelle e non sono da escludersi contromisure che potrebbero far saltare il banco.

Cosa accadrebbe se le grandi compagnie americane, da Google a Microsoft, da Meta ad Apple (e la lista è ben più lunga) su ordine del presidente Trump staccassero la spina all’Europa? 

Ai ritmi attuali la dipendenza dalle tecnologie non continentali diventerà quasi totale in meno di tre anni, allerta EuroStack. E la sovranità digitale non è sufficiente. Lo si è visto con il progetto a guida franco-tedesca GaiaX, di cui le Big tech americane fanno parte, e che si è di fatto impantanato nei lacciuoli della governance. Lo sa bene Francesco Bonfiglio che è stato a capo di GaiaX.

L’industry europea deve mobilitarsi perché, se è vero che competere ad armi pari con le Big tech non è possibile, è però possibile invertire la dinamica della domanda – sottolinea Caffarra -. In Europa ci sono decine, centinaia di aziende tecnologiche con elevate competenze”. 

Già un anno fa, nel mese di maggio, Leandro Aglieri, presidente di Cloud for Defence e amministratore delegato per l’Italia di Vates – fra le aziende firmatarie della lettera di EuroStack – in occasione del primo Vates Innovation Summit, lanciava l’appello all’industry per dare vita a un Rinascimento digitale europeo

E a Capri il prossimo 30 maggio andrà in scena la seconda edizione del summit che riunirà esperti nazionali e internazionali a dibattere proprio del delicato tema della sovranità tecnologica e digitale europea in uno scenario trumpiano che sta sparigliando le carte in tavola.

Ciò di cui le imprese europee hanno bisogno è una strategia di politica industriale pragmatica per ridurre le dipendenze nelle tecnologie critiche – scrive EuroStack nella lettera – e bisogna concentrarsi su iniziative selezionate per superare le criticità strutturali dell’Europa”, dal nanismo figlio della frammentazione alla burocrazia che continua a imperare in molti paesi, in primis l’Italia, fino alla mancanza di capitali adeguati.

Nella lista delle cose da fare indicata da EuroStack c’è “l’obbligo di comprare europeo” a partire dagli appalti pubblici.

L’obiettivo non è escludere gli attori non europei, ma creare uno spazio in cui i fornitori europei possano legittimamente competere e giustificare gli investimenti – si legge ancora nel documento – creando un’offerta redditizia e sostenendo un approccio di aggregazione e standard industriali comuni in grado di fornire alternative europee scalabili”.

E bisogna “dare priorità ai servizi con forti prospettive di adozione, che rispondono a esigenze reali come la soddisfazione di obiettivi di sicurezza informatica”. Per ogni progetto finanziato devono essere definiti business drivers (Bd), fattori critici di successo (Csf) indicatori chiave di prestazione (Kpi).

E per quel che riguarda le risorse, secondo EuroStack è necessario rivedere e riorganizzare i piani nell’ambito del Digital Decade, “riassegnando i fondi laddove appropriato e dando priorità a progetti tangibili, rilevanti per il mercato e orientati ai risultati” e dare vita a un Fondo sovrano per le infrastrutture.

Secondo l’economista Caffarra “la chiave di volta è generare domanda sulle aziende europee come fanno gli americani e i cinesi. E se si vogliono prevedere sussidi o incentivi allora devono andare a chi acquista queste tecnologie, in modo da poterle sostenere nello switch off”.

Scegli sui Social
Pin Share

Ricerca in Scienza @ Magia

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Inviami gli Articoli in Email:

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.