La sonda Curiosity riprende l’esplorazione di Marte

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Curiosity dopo il reset funziona normalmente, gli ingegneri ancora analizzano il problema. Un problema tecnico al computer di bordo, venerdì 15 febbraio, aveva posto Curiosity in “safe mode”. Il rover è ritornato operativo pochi giorni dopo. Il team ha comunicato che ci sarà una breve sospensione delle attività scientifiche della missione per accertare le cause esatte dell’inconveniente
Un piccolo intoppo durante l’avvio che lo ha messo in modalità sicurezza, interrompendo le attività pianificate: è quanto è successo al veicolo marziano della Nasa Curiosity, venerdì 15 febbraio scorso.

Un reset del computer che ha attivato in automatico questa modalità per evitare eventuali danni irreparabili. Problema tecnico avvenuto anche qualche hanno fa e per il quale la Nasa sospese temporaneamente le sue attività scientifiche ritornando poi, però,  perfettamente operativo. Piccoli problemi che possono accadere, è vero. Ma l’apprensione e tanta: torna il ricordo della perdita del “fratello” di Curiosity, Opportunity, di poche settimane fa. Tuttavia, già pochi giorni dopo – il 19 febbraio – il team scientifico ha portato l’instancabile rover fuori da questa modalità, e adesso, fanno sapere dal quartier generale che controlla le operazioni – dopo essere stato avviato con successo per oltre 30 volte senza ulteriori problemi – che è tornato nuovamente operativo. Per tutto il weekend del 16 e 17 febbraio Curiosity ha inviato e ricevuto dati tecnici, che il team ha iniziato ad analizzare per cercare di individuare la causa del problema.

Immagine della regione del Monte Sharp soprannominata “Glen Torridon”.  Foto scattata il 10 febbraio 2019 (Sol 2316) dal Rover della Nasa Curiosity usando la Navigation Camera (Navcams). Credit: Nasa / Jpl-Caltech
Immagine della regione del Monte Sharp soprannominata “Glen Torridon”.  Foto scattata il 10 febbraio 2019 (Sol 2316) dal Rover della Nasa Curiosity usando la Navigation Camera (Navcams). Credit: Nasa / Jpl-Caltech

«Non siamo ancora sicuri di quale sia stata la causa esatta», spiega Steven Lee, vicedirettore responsabile della missione Curiosity, nel comunicato stampa del Jet Propulsion Laboratory della Nasa. «Al momento stiamo raccogliendo i dati rilevanti per l’analisi, cercando di catturare un’istantanea della memoria del computer per capire meglio cosa sia successo. Il rover ha subito un reset del computer, tuttavia ha cominciato nuovamente a funzionare normalmente, il che è un buon segno».

Nonostante queste confortanti parole, il rover resterà comunque in pausa per un breve periodo di tempo. «Le operazioni scientifiche rimarranno in sospeso fino a quando il problema non sarà meglio compreso», aggiunge infatti il ricercatore, «e stiamo limitando i comandi al veicolo per minimizzare modifiche alla memoria: non vogliamo distruggere alcuna prova di ciò che potrebbe aver causato il reset. Di conseguenza prevediamo una sospensione, per un breve lasso di tempo, delle operazioni scientifiche».

Una pausa che riguarda il rover ma di certo nessuno dei membri del team di Curiosity: perché se da una parte il team tecnico di ingegneri sta affrontando il problema del reset, dall’altra il team scientifico continuerà a studiare le immagini e dati raccolti dal rover in una regione argillosa che potrebbe dare nuovi indizi circa la possibilità che l’ambiente marziano primordiale abbia potuto ospitare la vita: la regione del Monte Sharp soprannominata “Glen Torridon”, che vedete nell’immagine di apertura.

Una distesa di minerali argillosi per la cui formazione l’acqua avrebbe potuto giocare un ruolo determinante – e per questo, dunque, una regione molto interessante dal punto di vista scientifico, a 200 metri dalla quale è stata individuata una possibile nuova area di perforazione. C’è attesa, quindi, per la ripresa delle operazioni affinché si possa procedere a questa eventuale trivellazione, che fa ben sperare per nuovi importanti dati e risultati scientifici. Dati che, se ottenuti, potrebbero essere confrontati con quelli già a disposizione provenienti da altre regioni che Curiosity ha già esplorato, come per esempio quelli delle rocce del crinale Vera Rubin – lasciato dal rover lo scorso mese alla volta di questa regione – o quelli delle rocce sedimentarie della formazione Murray che ha analizzato prima di raggiungere il crinale.

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