Truffa stile Ponzi della finta criptovaluta OneCoin

Accetta pagamenti in oltre 45 criptovalute
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Arrestato CEO di OneCoin, finta criptovaluta che in realtà era una truffa da 3,8 miliardi. OneCoin è uno dei nomi più famigerati nel mondo degli appassionati di crypto: in teoria era una valuta come il Bitcoin, in pratica era un nemmeno troppo sofisticato schema Ponzi che è riuscito a fruttare oltre 3,8 miliardi di dollari. Le autorità americane hanno arrestato il fondatore dell’azienda.

Alcune criptovalute si presentano come “disruptive“, vendono il sogno di un mondo dove le persone hanno strumenti per difendere la propria privacy e la propria libertà. Altre criptovalute invece preferiscono porsi come degli asset, strumenti per investire soldi e arricchirsi. Poi ci sono criptovalute che in realtà non sono criptovalute, promettono la Luna, ma finiscono per fregarti alla grande.

In quest’ultima categoria verosimilmente dobbiamo infilare pure OneCoin, azienda bulgara che aveva messo su uno schema piramidale da 3,8 miliardi di dollari. Raggiri agli investitori, fuffa venduta ai consumatori e, davvero tanta spudoratezza, sono gli ingredienti che hanno permesso a OneCoin di resistere fino ad adesso attirando nel giro un nutrito numero di sprovveduti. Ora però è tutto finito, perché Kostantin Ignatova, fondatore di OneCoin, è stato arrestato per frode, mentre la sua sorella è incriminata per riciclaggio di denaro e altre cose poco piacevoli.

OneCoin prometteva un piccolo guadagno a chiunque riuscisse a portare nel giro altri clienti. Ma per fare soldi veramente era necessario convincere ad acquistare la valuta un numero spropositato di persone, in pieno spirito da truffa piramidale. Per capirci, OneCoin non poggiava nemmeno su una piattaforma Blockchain veramente operativa, e, in altre parole, non poteva essere usato per effettuare transazioni. Eppure era comunque riuscito a raggirare 3 milioni di persone in tutto il mondo.

Ignatova aveva raggirato gli investitori per gonfiare il valore dei OneCoin dai 0,5€ effettivi agli oltre 30 millantati. E poi le email tragicomiche dei dirigenti carpite dalle autorità americane: “dobbiamo scappare con i soldi e dare la colpa a qualcun’altro” si legge in una, o ancora “OneCoin? È una fake coin“.

Il più classico degli schemi Ponzi con una nuova “veste tecnologica”, hanno sintetizzato gli inquirenti in un comunicato.

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