Nuovi indizi sull’identità dell’inventore dei Bitcoin

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Scoperte nuove email di Satoshi Nakamoto. Coindesk ha pubblicato alcune email fino ad oggi sconosciute appartenenti a Satoshi Nakamoto.

Si tratta di una parte della corrispondenza con Hal Finney, di cui è entrato in possesso il giornalista Nathaniel Popper.

All’interno di questa corrispondenza si trovano infatti anche alcuni messaggi di Satoshi che finora non erano noti pubblicamente.

I testi noti scritti da Satoshi sono pubblici, raccolti ad esempio sul sito satoshi.nakamotoinstitute.org, e tra questi vi sono anche una cinquantina di messaggi inviati via posta elettronica, dal 31 ottobre 2008 (quando pubblicò il famoso whitepaper di Bitcoin) al 13 dicembre 2010, ovvero poco prima di sparire per sempre.

Hal Finney è stato invece uno dei primissimi collaboratori di Satoshi, tanto da essere anche stato il destinatario della prima transazione mai registrata sulla blockchain di Bitcoin, ed inviata da Nakamoto stesso. Finney è anche l’inventore della Proof-of-Work, ed è deceduto nel 2014.

La vedova di Hal, Fran Finney, ha confermato di aver fornito la sua corrispondenza a Popper, dicendo:

“Nel marzo del 2014 abbiamo inviato a Nathaniel Popper quei file, documentando gli scambi di e-mail tra Hal e Satoshi. I file sono stati recuperati dal computer che Hal utilizzava per la posta elettronica personale nel 2009 e sono stati forniti con il consenso di Hal”. 

La prima di queste nuove email sconosciute di Satoshi risale al 19 novembre del 2008, e riguarda i problemi di scalabilità della rete. 

All’epoca non era ancora stato minato il genesis block, ma il whitepaper era già pubblico e vi erano già dubbi sulla reale scalabilità di questo progetto. Questi problema sarebbero stati risolti molto anni dopo grazie a Lightning Network.

Le mail di Satoshi Nakamoto non svelano la sua identità

Questi nuovi messaggi sollevano però una questione legata ai timestamp di invio.

Infatti, analizzando in particolare gli orari di invio e ricezione, emergono delle discrepanze. È possibile che Satoshi avesse configurato sul suo computer l’ora giapponese, forse per avvalorare l’ipotesi che scrivesse da lì, e che si sia poi dimenticato di aggiornare all’ora legale. Pertanto il timestamp di invio originale potrebbe essere falsato da questa impostazione manuale, anche perché invece analizzando quelli reali si sospetta che fosse a Londra.

Questa sembra essere l’unica novità introdotta da queste nuove email nell’annosa vicenda sulla vera identità di Satoshi Nakamoto, che ad oggi risulta ancora assolutamente incerta.

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