La lunga caduta dei tecnologici a wall street

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Allarme rosso in borsa: i miliardari vendono in massa le loro aziende. Diciamolo subito: quello che sta avvenendo negli Stati Uniti sembra proprio l’avvisaglia di un crollo in borsa, ma non è l’unica spiegazione possibile. 

Tra un po’ vedremo nel dettaglio che cosa sta succedendo, ma in estrema sintesi i grandi miliardari americani stanno vendendo in blocco quantità davvero forti delle azioni delle loro stesse società. Tutti insieme, tutti a novembre! E’ veramente impressionante l’elenco dei grandi Tycoon della borsa americana che si stanno liberando delle azioni proprio di quelle società che hanno fondato e che li hanno resi ricchi. A colpire sono sia i nomi coinvolti che i volumi delle vendite. Quali possono essere i motivi di tutto ciò? Le tensioni in borsa non mancano e molti sostengono che la Federal Reserve stia per chiudere i rubinetti. Il dato impressionante di un’inflazione ai massimi dal 1982 ha spinto molti analisti a ritenere che la Federal Reserve a questo punto abbia le spalle al muro.

Allarme rosso in borsa: i miliardari vendono in massa le loro aziende.Volumi che fanno impressione

Deve per forza introdurre condizioni economiche più restrittive e dire addio a quel ciclo espansivo infinito che porta avanti da anni. Ma vediamo nomi e numeri. La Stampa riporta come secondo gli esperti interpellati, negli ultimi dieci anni non si era mai visto un fenomeno di queste proporzioni. Una vera e propria fuga. Zuckerberg si è liberato di azioni del suo social per il valore mai visto di 4,5 miliardi. Larry Page e Sergey Brin, i due creatori di Google si sono liberati di azioni della loro azienda per 1,5 miliardi. Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, ha addirittura venduto metà di tutte le sue azioni Microsoft. Ma anche Elon Musk e tantissimi altri in questo mese di novembre si sono dati alla fuga dalle loro stesse aziende.

In realtà l’elenco è piuttosto lungo e fa una certa impressione leggerlo. Una spiegazione potrebbe essere il timore di un inasprimento delle tasse sull’azionario, ma i timori di crolli non mancano.

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