Gli spider bot degli hacker scansionano continuamente il web

Accetta pagamenti in oltre 45 criptovalute
Gli spider bot degli hacker scansionano continuamente il web
Gli spider bot degli hacker scansionano continuamente il web
Condividi l'Articolo
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us

I bot pirata rappresentano il 20% del traffico su Internet. Una ricerca analizza l’attività dei bot malevoli. Sono in crescita costante e rappresentano un pericolo per il funzionamento della rete e la sicurezza degli utenti.

Non tutto il traffico su Internet è generato da persone in carne e ossa, questo lo sappiamo. La Rete pullula di bot, sistemi automatizzati che “viaggiano” sul Web per i motivi più disparati. Un esempio è quello dei crawler usati dai motori di ricerca come Google.

Si stima che oltre il 37% del traffico Internet sia generato da questi software automatici, che in molti casi hanno funzioni perfettamente legittime. La vera sorpresa è che oltre la metà di questi bot è invece controllato da cyber-criminali o soggetti che ne fanno un uso scorretto.

Un report pubblicato su Internet da Distill Network ne analizza l’attività, arrivando alla conclusione che questo tipo di attività malevole rappresentano il 20% di tutto il traffico Internet.

Ma di cosa stiamo parlando esattamente? Nella maggior parte dei casi si tratta di attività di raccolta e aggregazione dei dati che hanno scopi commerciali.bad bot

I ricercatori ne hanno individuate tre che vanno per la maggiore. La prima è quella del settore aereo, in cui un “ecosistema” di operatori, agenzie e aggregatori utilizzano i bot per registrare le offerte e i dati sui voli.

Qualcosa di simile accade anche nel settore dell’e-commerce e addirittura nella vendita online dei biglietti per eventi e concerti, nel quale è piuttosto comune utilizzare i bot per verificare la disponibilità di biglietti o acquistarli per poi metterli in vendita sul mercato secondario.

Un capitolo a parte è rappresentato dai classici pirati informatici, che utilizzano i bot per tentare di violare gli account degli utenti. A “spingere” questo fenomeno c’è il fatto che negli ultimi anni il mercato delle credenziali rubate è cresciuto esponenzialmente, come testimoniato dalla comparsa di giganteschi database come il celebre Collection#1 ed altri di cui abbiamo parlato.

Le conseguenze dell’attività di questo esercito di bot sono molteplici. Oltre ai problemi di concorrenza sleale collegata all’aggregazione dei dati e al pericolo degli attacchi informatici agli account dei servizi Internet, c’è anche un ulteriore elemento: i problemi collegati all’aumento anomalo di traffico, che spesso possono sfociare in veri e propri attacchi DoS.

Le infrastrutture dei servizi presi di mira dai bot, infatti, vengono “stressate” oltre ogni limite e il rischio che vadano in crash è estremamente concreto.

Tanto più che i cyber-criminali si stanno evolvendo e sfruttano sempre di più i sistemi cloud per gestire i loro bot, rendendo più difficile il blocco delle attività illecite. Per la cronaca, il record dal punto di vista geografico spetta agli Stati Uniti, da cui proviene il 53,4% del traffico.

Condividi l'Articolo
RSS
Facebook
Facebook
Twitter
Visit Us

Ricerca in Scienza @ Magia

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Inviami gli Articoli in Email:

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.