Coppie LGBTQIA+ si sposano in video conferenza su Zoom

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Le coppie dello stesso sesso cinesi che si sposano su Zoom grazie allo Utah. È possibile da un paio d’anni e sono già state decine, che ottengono in questo modo alcuni vantaggi simbolici e anche legali.

Negli Stati Uniti, per essere legalmente sposata, una coppia deve ottenere una licenza di matrimonio, partecipare a una cerimonia nuziale e registrare l’avvenuto matrimonio presso la contea in cui si è celebrata la funzione. Dal gennaio del 2020, nella contea di Utah, nell’omonimo stato degli Stati Uniti occidentali, è possibile svolgere l’intero processo online, inclusa la cerimonia, che può tenersi su Zoom alla presenza di un officiante regolarmente registrato come tale.

Questo sistema, adottato dall’amministrazione locale come parte di un più ampio processo di modernizzazione e digitalizzazione, ha avuto la conseguenza involontaria di attirare sulla contea – e sulla sua principale città, Provo – l’attenzione di centinaia di coppie internazionali in cerca del modo più semplice ed economico per sposarsi fuori dal proprio paese.

Le coppie dello stesso sesso cinesi che si sposano su Zoom grazie allo UtahL’intero stato dello Utah non ha requisiti di residenza o cittadinanza per chi vuole registrare il proprio matrimonio nello stato. Durante i mesi della pandemia in cui erano più frequenti lockdown e chiusura delle frontiere internazionali, il fatto di potersi far sposare su Zoom da un celebrante dello Utah senza dover essere fisicamente presenti nello stato ha quindi interessato centinaia di coppie internazionali, a cui spesso era impedito di ricongiungersi con la persona amata per periodi anche molto lunghi, perché non risultavano coniugate.

Anche dopo l’allentamento delle restrizioni sui viaggi internazionali, però, gli uffici della contea di Utah hanno continuato a ricevere moltissime richieste: questa volta, soprattutto da parte di coppie dello stesso sesso che vivono in stati dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è ancora legale.

Un recente reportage della rivista Rest of world racconta come sia nella Cina continentale che a Hong Kong siano almeno duecento le coppie dello stesso sesso che, dal 2021 a oggi, si sono sposate su Zoom approfittando del sistema di licenze di matrimonio digitali della contea di Utah. In Cina, come in decine di altri Paesi tra cui l’Italia, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è riconosciuto. Normalmente, le coppie omosessuali che vogliono sposarsi lo fanno durante viaggi all’estero in paesi dove invece è possibile, ma le restrizioni molto severe sugli spostamenti ancora in vigore in Cina rendono quest’opzione poco percorribile.

Così, diversi servizi di organizzazione di matrimoni hanno cominciato a proporre l’opzione di sposarsi su Zoom: l’intero processo amministrativo costa circa 100 dollari, e il fatto che tutto accada online permette agli sposi di invitare moltissime persone a presenziare, se vogliono.

In alcuni casi, la volontà di sposarsi è principalmente simbolica: sul sito ChinaFile, lo scrittore cinese Zhijun Hu ha raccontato che lui e suo marito sono sposati nello Utah e che conoscono almeno un’altra ventina di coppie che l’hanno fatto. «Anche senza uno status legale in Cina, per ora, molte coppie gay mi hanno detto che il matrimonio ha reso le loro relazioni più sicure. E, come mi ha detto un amico, quando lui e suo marito vanno in un luogo in cui esiste il matrimonio egalitario, sentono di essere trattati come una famiglia e non come una coppia di estranei», ha scritto Hu.

In altri casi, però, l’unione legale ha delle conseguenze pratiche molto concrete. Rest of world racconta di un’attivista cinese che vive nel Regno Unito, Qiubai, che a gennaio si è sposata su Zoom in modo che la sua fidanzata potesse finalmente raggiungerla in Europa dalla Cina, richiedendo un visto di ricongiungimento familiare.

Nel caso di Hong Kong, invece, la legge locale prevede che i residenti che si sposano (anche con persone dello stesso sesso) all’estero possano richiedere un visto per i loro coniugi nella città e possano dichiararsi sposati nei documenti fiscali. Dall’estate del 2021, l’azienda di organizzazione di matrimoni hongkonghese Next Chapter ha aiutato oltre 100 coppie a sposarsi tramite il sistema dello Utah. Mac Chan e Kurt Tung, fondatrici dell’agenzia, hanno detto a Rest of world che la cerimonia su Zoom sta consentendo anche a molte coppie omosessuali che non potevano permettersi un viaggio in Europa di sposarsi.

Secondo quanto riporta il Guardian, all’ufficio della città di Provo arrivano diverse richieste anche dalle Filippine, altro paese dove il matrimonio omosessuale è illegale. Non sono solo le coppie dello stesso sesso, però, ad aver approfittato di questa opportunità. Già un anno fa, il New York Times raccontava che soltanto tra il 2020 e il 2021 la contea dello Utah ha celebrato matrimoni virtuali per oltre 3.500 coppie internazionali, inclusi sposi provenienti da Azerbaigian, Cina, Estonia, Finlandia, Danimarca, Francia, Guam, Islanda, Kenya e Madagascar.

Tra loro ci sono soldati che hanno lasciato la fidanzata nel paese d’origine, persone incarcerate, e coppie separate dalla guerra. La pratica è molto nota in Israele, dove diverse corti negli ultimi mesi hanno confermato che un’unione contratta nello Utah è da considerarsi valida nel paese. Lì, a volersi sposare su Zoom non sono solo le coppie dello stesso sesso – neanche in Israele esiste il matrimonio egalitario – ma anche tutte le coppie che per un motivo o per l’altro non possono o non vogliono celebrare un matrimonio religioso. Nel paese, infatti, è impossibile celebrare un matrimonio civile, e storicamente le coppie di religioni miste, oltre a quelle composte da atei o da persone che non possono dimostrare di appartenere alla religione ebraica, sono state costrette a viaggiare fuori dal paese per sposarsi e soltanto in un secondo momento registrare il matrimonio in Israele.

Per soddisfare la crescente domanda, la contea dello Utah ha dovuto allungare gli orari lavorativi e assumere nuovi dipendenti nella squadra dedicata alle licenze matrimoniali. È stato notato da molti il fatto che lo Utah sia paradossalmente uno stato molto conservatore, in cui il 72% dei residenti appartiene alla religione profondamente tradizionalista del mormonismo, e che però sia diventato una meta (seppur virtuale) per i matrimoni LGBTQ. «Sono solo felice di poterli aiutare a soddisfare ciò che i loro cuori stanno dicendo loro, perché molte coppie si amano davvero, davvero, davvero», ha detto uno degli ufficianti, Ben Frei, a Rest of world.

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