Aumenta il rischio informatico per la didattica da remoto

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Dad e remote working aumentano il rischio informatico. Taverna (Polizia di Stato), innovazione e sicurezza essenziali.

Il crimine informatico ha conosciuto una vera esplosione con il Covid-19. La situazione emergenziale ha creato nuove vulnerabilità. La didattica a distanza e il lavoro da remoto hanno posto, dinanzi al computer e per varie ore al giorno, utenti che fino a quel momento conoscevano poco i rischi del digitale. Cresce la necessità di aggiornamento e formazione su tali temi per questa nuova flotta di utenti”.

Francesco Taverna, Direttore Tecnico Capo della Polizia di Stato, intervenendo durante l’inaugurazione del Cybersecurity & Transparency Center di Huawei a Roma, ha spiegato i trend che la Polizia ha dovuto tenere d’occhio nei mesi scorsi, sul piano delle attività digitali. “Abbiamo assistito ad un aumento di pagine e profili social costruiti intorno al negazionismo sul Covid-19, così come all’inutilità dei vaccini.

Dad e remote working aumentano il rischio informaticoIn questa fase, è stata fondamentale la collaborazione con i reparti di sicurezza delle grandi aziende digitali, che ci hanno permesso di spegnere sul nascere la disinformazione”. Per Taverna, bisogna continuare a innovare software e hardware ma senza dimenticare che, spesso, tali novità introducono anche rischi prima assenti.

“Innovazione e difesa digitale devono essere un binomio imprescindibile in un panorama sofisticato, che crea nuove sfide”. Il bisogno di condividere le tematiche della cybersecurity con i cittadini viene espresso anche da Raffaele Gareri, Direttore del Dipartimento Trasformazione Digitale e Sviluppo Economico Urbano di Roma Capitale.

“Ci siamo impegnati in un processo di digitalizzazione dei sistemi informativi. Questo spinge, ulteriormente, il focus sulla sicurezza, visto che i gestionali, oramai interconnessi, devono essere protetti a dovere. I piani di adozione tecnologica devono però andare di pari passo con un cambio di mentalità. I temi inerenti la difesa del digitale vanno inseriti all’interno di argomentazioni più ampie, globalmente riconosciute, come quelle sugli sviluppi delle smart city”.

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