Alla ricerca dei 7 miliardi in bitcoin di Satoshi Nakamoto

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Bitcoin, un messaggio di Satoshi Nakamoto riapre la caccia al (suo) tesoro. Un post su un vecchio forum ha riacceso il mistero di Satoshi Nakamoto, l’inventore dei bitcoin. Èd è un mistero da 7 miliardi di euro.

L’ultimo ritrovamento risale a qualche giorno fa: un post sul forum di crittografia Cypherpunks datato 19 settembre 1999. Nel messaggio, un utente anonimo discute soluzioni di crittografia stranamente simili a quelle da cui in seguito avrebbe preso le mosse il libro bianco dei bitcoin, quasi un decennio prima della sua pubblicazione. Che l’autore sia proprio Satoshi Nakamoto, il misterioso creatore dei bitcoin? A chiederselo sono in molti: i messaggi di Satoshi, o chi ne fa le veci, da anni sono al centro di una vera e propria caccia al tesoro.

Nel messaggio del 1999 si parla del concetto di ecash, cioè la prima ipotesi di valuta virtuale. L’utente dietro cui secondo alcuni esperti si nasconderebbe Satoshi parla della necessità di hardware anti-manomissione e di un database che funzioni in parallelo su un gran numero di server, in modo che sia “impossibile fermarlo”: quello che poi sarà la blockchain.libro bianco dei bitcoin

Il mito di Satoshi

Chiacchiere da specialisti? Fino a un certo punto. Per chi bazzica il mondo delle criptovalute, Satoshi Nakamoto è una figura mitologica, il cui mistero sull’identità non fa che accrescerne il carisma, così come avviene nell’arte con Banksy e in letteratura con Elena Ferrante. Trovare i suoi messaggi sparsi per il web significa ripercorrere dall’inizio la storia di una delle grandi invenzioni del nuovo secolo: la tecnologia blockchain (e le criptovalute). Tanto che c’è chi ha deciso di raccoglierli, ricomponendo i tasselli della storia. Sul forum Bitcointalk intanto è ancora possibile leggere i suoi storici messaggi, conservati come una reliquia digitale. L’ultimo risale al 2010. Nessun testamento: ma una discussione sulla vulnerabilità del software agli attacchi Dos.

La caccia al tesoro

Il messaggio del 1999  è importante perché fa capire come programmatori ed esperti di crittografia avessero lavorato almeno 10 anni prima di proporre l’invenzione dei bitcoin al mondo. La prova definitiva che nulla è stato affidato al caso. Ma non solo: trovare nuovi messaggi di Satoshi Nakamoto potrebbe contribuire a svelarne il mistero, che è anche un grande mistero finanziario. Da anni non si hanno più sue notizie. E con lui è scomparsa anche una bella quantità di bitcoin: alcuni ricercatori sostengono che Satoshi nel 2009 aveva estratto la bellezza di 1 milione di bitcoin, che al valore attuale corrispondono a 7 miliardi di euro. Altri ridimensionano la sua fortuna a 700mila bitcoin, che comunque corrispondono a 4,9 miliardi di euro. Nessun tesoro perduto al mondo è così consistente.

Chi è Satoshi?

Nella conversazione ritrovata si fa riferimento ad Hal Finney e Adam Back. Finney, morto nel 2014, è stato identificato come un possibile ghostwriter di Satoshi Nakamoto da Newsweek e dal New Yorker e da un documentario pubblicato da Netflix. Poco prima della sua morte, Forbes scrisse che Finney, un pioniere della crittografia, aveva un vicino di nome Nakamoto: il nickname lo avrebbe preso da lì. Precedenti lavori investigativi basati su Reddit hanno poi portato alla luce prove che Back, che oggi è l’amministratore delegato di Blockstream, è stata la prima persona a cui Satoshi avrebbe parlato dei bitcoin. Recentemente, intervistato, Back però ha smentito che dietro Satoshi ci fosse un gruppo di persone, tra cui egli stesso, precisando che l’inventore dei bitcoin è (era?) una persona in carne e ossa. Nomi però non ne fa. Il mistero continua.

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