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Vendite sulle Borse europee, nel mirino le banche. La Bce non rilancia l’inflazione

Vendite sulle Borse europee, nel mirino le banche. La Bce non rilancia l'inflazione
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I prezzi in Francia sono ancora in calo rispetto al 2015: su base mensile il timido rialzo è legato solo al petrolio. Attesa per i dati sulla produzione industriale. Stabile lo spread, in calo l’euro.
Le Borse europee non riescono a rialzare la testa dopo le vendite della vigilia. In avvio di seduta pesa anche la chiusura negativa di Wall Street. Dal punto di vista macroeconomico, tuttavia, la giornata presenta qualche spunto di rilievo. A cominciare dall’inflazione francese – domani verrà diffusa, insieme al Pil, quella italiana – che ad aprile è salita dello 0,1% rispetto al mese precedente, ma è calata dello 0,2% sul 2015 a dimostrazione che le misure straordinarie della Bce ancora non si sono trasferite sull’economia reale. Il leggero rialzo del dato congiunturale, infatti, è legato all’incremento dei prezzi del petrolio. Sarà interessante, quindi, valutare il dato sulla produzione industriale dell’Eurozona dopo la battuta d’arresto della Germania per capire se la ripresa del Vecchio continente ha perso definitivamente vigore.
Dagli Usa, invece, arriveranno le richieste di disoccupazione settimanali, ma gli analisti sono ormai concordi nel ritenere che la Federal Reserve manterrà un atteggiamento prudente in tema di tassi d’interesse rinviado – probabilmente – il rialzo del costo del denaro a dopo l’estate. Stabile lo spread tra Btp e Bund: la differenza di rendimento segna quota 134 punti contro i 135 della chiusura di ieri. Il rendimento espresso è pari all’1,46% in attesa della nuova asta del Tesoro di Btp a 3, 7 e 15 anni per un importo compreso fra 5,5 e 7,5 miliardi.
Piazza Affari cede lo 0,6%: ancora sotto osservazione l’intero comparto bancario, mentre proseguono le vendite sulle promesse spose Banco Popolare e Bpm. Faro anche su Generali dopo i dati trimestrali: il calo dell’utile è in linea con le attese, quello dei premi è superiore alle stime degli analisti.  Nel resto del Vecchio continente, Francoforte scivola dello 0,8%, Londra perde lo 0,9% e Parigi lo 0,6%.

L’euro apre sopra 1,14 dollari, mentre il biglietto verde sale sullo yen. Occhi puntati sulla Boe in vista del referendum sulla Brexit che si terrà tra sei settimane, mentre la prossima settimana in Giappone si riunisce il G7 finanziario. La moneta europea passa di mano a 1,1420 dollari e 124,43 yen.
Il prezzo del petrolio è in lieve calo, dopo essere schizzato al nuovo massimo da sei mesi, sulla scia dell’inatteso calo delle scorte settimanali Usa. I future sul Light crude Wti scendono di 19 cent a 46,19 dollari, dopo un top di 46,25 dollari e quelli sul Brent cedono 8 cent a 47,52 dollari, dopo un top di 47,60 dollari.
In mattinata la Borsa di Tokyo ha terminato le contrattazioni in rialzo dello 0,41%: l’indice Nikkei aggiunge 67 punti a quota 16.646,34. A spingere gli acquisti le parole del governatore della Banca centrale dei Giappone, Haruhiko Kuroda, che non ha escluso nuovi interventi di politica monetaria per impedire una eccessiva svalutazione dello yen. Dichiarazioni che hanno spinto al ribasso il prezzo dell’oro: il metallo con consegna immediata cala dello 0,4% a 1271 dollari l’oncia. Da inizio anno le quotazioni sono comunque salite del 20%.
La seduta di ieria Wall Street è finita intorno ai minimi intraday, cosa che ha annullato i guadagni del giorno precedente quando il Dow Jones aveva messo a segno la migliore performance dall’11 marzo scorso. Gli investitori hanno reagito male ai conti deludenti di Walt Disney e a quelli di Macy’s, che ha tagliato ancora una volta le stime per l’intero anno fiscale. Con un calo dell’1,21% il Dow Jones ha finito la peggiore giornata dall’11 febbraio, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,96%, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno l’1,02%.
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