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Usa, Microsoft fa causa al governo: “Gli utenti devono conoscere quando si vìola la loro privacy”

Usa, Microsoft fa causa al governo: "Gli utenti devono conoscere quando si vìola la loro privacy"
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Il dossier della multinazionale denuncia la frequenza crescente con cui polizia e autorità giudiziaria esigono di mettere le mani sui “nostri” dati: email e altro. Con in più, la richiesta-imposizione all’azienda di tenere all’oscuro il cliente

Il fascicolo presentato dai legali di Microsoft è ricco di numeri. Solo nell’ultimo anno e mezzo, la multinazionale che ha sede vicino a Seattle avrebbe ricevuto ben 5.624 richieste di accesso ai dati dei suoi clienti, presentate dalle autorità federali (generalmente l’Fbi che agisce come polizia giudiziaria alle dipendenze del dicastero di Giustizia). Su queste quasi la metà (2.576) erano accompagnate da un ulteriore ingiunzione del giudice: non far sapere al cliente che c’è stata la “perquisizione digitale”. In molti casi (1.752) questo diktat di segretezza è a tempo indeterminato. Il cliente non deve sapere né ora né mai che la Microsoft ha collaborato con gli inquirenti dando accesso alle sue email o altre informazioni.

L’argomentazione dei legali di Microsoft, che prende di mira proprio quest’ultimo aspetto, fa leva sulla differenza rispetto alle normali indagini di polizia nel mondo “fisico”: se gli inquirenti fanno irruzione a casa tua con un mandato di perquisizione, almeno ti accorgi che la porta è stata aperta e i cassetti della tua camera sono sottosopra. Nella causa contro il governo avviata oggi da Microsoft l’accusa di incostituzionalità prende di mira proprio questo, il divieto di informare il cliente quando i suoi dati sono stati consegnati a polizia e magistratura.

Secondo la Microsoft questo ordine viene impartito troppo spesso, con leggerezza, a prescindere se sia davvero essenziale ai fini delle inchieste o della sicurezza nazionale. I legali dell’azienda chiamano in causa il Primo e il Quarto emendamento della Costituzione, dove si stabiliscono principi come il diritto all’informazione e il dovere di avvisare i cittadini che subiscono perquisizioni. Per il Dipartimento di Giustizia la contro-argomentazione farà leva sul pericolo che i soggetti inquisiti (per esempio presunti terroristi) cambino le loro modalità di comunicazione per mettersi al riparo.

La scesa in campo di Microsoft conferma che si sta compattando il fronte delle grandi aziende hi-tech. Il caso precedente più celebre fu la richiesta dell’Fbi rivolta ad Apple, perché violasse lo smartphone usato dai terroristi autori della strage di San Bernardino (California) a dicembre. Quella battaglia si è esaurita da quando il Dipartimento di Giustizia ha trovato altri modi per penetrare lo smartphone, con l’aiuto di hacker. All’inizio Bill Gates prese le distanze dalla posizione di Apple, che opponeva un netto rifiuto alle richieste dell’Fbi, ora la sua Microsoft ha scelto di serrare i ranghi con gli altri big dell’industria tecnologica.

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