Un reddito di cittadinanza grazie ai robot?

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La proposta dell’Ue: reddito di cittadinanza nell’era dei robot A Strasburgo il Parlamento Europeo vota la prima risoluzione per un diritto civile sulle incarnazioni dell’intelligenza artificiale. Fra le proposte un sussidio minimo universale per bilanciare la scomparsa di milioni di posti di lavoro. Mady Delvaux, europarlamentare socialista, siede su un divanetto al quinto piano del Parlamento europeo. Sullo sfondo, gli uffici dei movimenti di estrema destra. Lei sorride anche se parla di rabbia, quella che potrebbe nascere dalla scomparsa di milioni di posti di lavoro con l’avvento di automazione e robotica. “C’è chi sostiene che in Paesi come gli Stati Uniti a rischio saranno il 47 per cento degli impieghi”, racconta l’ex ministro dei trasporti e delle telecomunicazioni del Lussemburgo. La commissione giuridica da lei guidata, ha scritto la prima risoluzione per un diritto civile sulla robotica che il Parlamento Europeo voterà il 16 febbraio. Se dovesse passare, aprirebbe la strada ad un percorso che nel giro di tre anni potrebbe dare vita a norme valide in tutto in continente. “Secondo me l’intelligenza artificiale avrà effetto su tutti i lavori in un certo grado. I vantaggi portati da questa ennesima rivoluzione industriale saranno enormi, ma bisogna stare attenti ai costi sociali perché c’è già abbastanza risentimento in giro”.

La definizione di robot per il Parlamento Europeo della Commissione per le norme di diritto civile sulla robotica
La definizione di robot per il Parlamento Europeo della Commissione per le norme di diritto civile sulla robotica

Mady Delvaux e si suoi colleghi della commissione dopo due anni di lavoro sono approdati alla fantascienza: le tre leggi pubblicate da Isaac Asimov nel 1942 che sanciscono il primato dell’uomo sulla macchina. Una citazione nelle premesse del documento che nel suo complesso mira più in alto. Vuole regolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale nelle sue tante incarnazioni, stabilendo diritti, doveri e linee guida. In sessantotto punti viene chiesta l’istituzione di una agenzia per la robotica, si parla dell’impatto sociale e di quello scientifico, di droni, macchine a guida autonoma e assistenza medica, responsabilità di chi scrive algoritmi e di chi costruisce automi, necessità di garantire la privacy in un mondo fatto di oggetti intelligenti che parlano, ascoltano e guardano. Con una presa di posizione che sta già dividendo. Al punto quarantaquattro si tira in ballo li reddito di cittadinanza: ai parlamentari che si riuniranno a Strasburgo viene chiesto di prendere in esame “anche l’eventuale introduzione di un reddito di base generale” per i cittadini. Quello stesso reddito minimo suggerito a novembre da Elon Musk, l’imprenditore che guida Tesla e SpaceX. Malgrado i benefici portati da questa rivoluzione, sarebbero infatti milioni gli impieghi a rischio.

Nessuno in realtà sa cosa aspettarsi e in quale misura. Il 47 per cento di posti di lavoro a rischio negli Usa, che diventano il 57 come media in Occidente, è una previsione di Carl Benedikt Frey e Michael Osborne della Oxford University del 2013 convalidata da un rapporto della Banca mondiale del 2016. Peccato che la stima fatta da Frey e Osborne non tiene conto proprio della variabile normativa, il fatto che i vari Stati potranno agevolare o bloccare la diffusione dell’automazione parzialmente o nel suo complesso. Non è una variabile di poco conto. In ogni caso stando a queste previsioni, altrove dovranno fronteggiare situazioni ben peggiori rispetto alla nostra: l’uso dei robot colpirà in primo luogo le aree della manifattura globale a basso costo, Cina, India e Thailandia, dove gli impieghi a rischio sono rispettivamente il 77, il 72 e il 69 per cento. “La produzione completamente automatizzata forse significherà per noi il poter riportare in casa quel che facevamo costruire in quei Paesi”, continua la Delvaux. “Con una differenza rispetto al passato: l’aumento del prodotto interno lordo difficilmente porterà una maggiore occupazione”.

John Maynard Keynes aveva sostenuto che la tecnologia avrebbe significato alla disoccupazione di massa già nel 1930. La sua idea oggi è tornata di gran moda e si riverbera in saggi come The Rise of the Robots (Basic Books) di Martin Ford, premiato dal Financial Times fra i libri dell’anno nel 2015. “Sarebbe assurdo ignorare il problema”, ci racconta il verde Max Andersson, anche lui parte della commissione. “E’ evidente che l’impatto ci sarà e non possiamo arrivare inpreparati”. Ma non tutti sono d’accordo.

La proposta dell'Ue: reddito di cittadinanza nell'era dei robot
La sede del Parlamento Europeo a Bruxelles

“Non facciamo del terrorismo: i robot svolgeranno i lavori degradanti o che è meglio che vengano fatti da macchine perché più affidabili”, spiega Roberto Viola, che ha diretto Agcom ai tempi di Silvio Berlusconi e adesso è a capo del Directorate General for Communications Networks (Dg Connect) della Commissione Europea. “Troveremo un equilibrio, bisogna solo fare attenzione. Reddito di cittadinanza e tasse sulla produzione della robotica sono ricette vecchie. La società dei robot ha bisogno di una nuova strategia che mantenga il bello del nostro stato sociale”. Un nuovo patto insomma, per il quale però serviranno risorse. E sul dove trovarle le opinioni divergono ancora una volta in maniera così radicale da far prevedere brutto tempo a Strasburgo per la giornata del 16 febbraio.

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