Un nuovo “messaggio in bottiglia” per gli extraterrestri

Un nuovo "messaggio in bottiglia" per gli extraterrestri
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Un nuovo messaggio per gli alieni. 40 anni fa venivano lanciate le sonde Voyager, qualche anno prima le Pioneer: entrambe le missioni trasportano un messaggio molto semplice, per chiunque, nel cosmo, sia capace di intercettarlo. C’è però chi sta lavorando a un nuovo messaggio, completo e veritiero: chissà se piacerà a ET.

Il disco d'oro a bordo delle sonde Voyager
Il disco d’oro a bordo delle sonde Voyager

Come si crea un messaggio per qualcuno o qualcosa di alieno? L’astronomo e divulgatore Carl Sagan ci ha provato, in passato: ha trasmesso messaggi radio nello Spazio e spedito oggetti fisici, come le placche delle sonde Pioneer 10 e 11 (sotto) e il disco d’oro delle sonde Voyager (qui sopra). Oggi, grazie a strumenti sempre più potenti, vengono inviati segnali radio in tutte le direzioni del cosmo, soprattutto quelle in cui ipotizziamo che la vita sia più probabile.

La placca delle Pioneer, il primo messaggio fisico lanciato nell'ignoto (1972 e '73). A sinistra: la posizione del Sole rispetto a 14 pulsar; a destra: un uomo e una donna in scala con la sonda, dietro; in basso: il percorso delle Pioneer nel Sistema Solare. 
La placca delle Pioneer, il primo messaggio fisico lanciato nell’ignoto (1972 e ’73). A sinistra: la posizione del Sole rispetto a 14 pulsar; a destra: un uomo e una donna in scala con la sonda, dietro; in basso: il percorso delle Pioneer nel Sistema Solare. 

C’È POSTA PER ET. I messaggi fisici, invece, non hanno avuto seguito. Tolte le sonde citate sopra, l’unica missione diretta verso l’esterno del Sistema Solare è la New Horizons, che ha di recente sorvolato Plutone e le sue lune.

A bordo della sonda, oltre alla strumentazione scientifica, ci sono le ceneri di Clyde Tombaugh (l’astronomo che ha scoperto il pianeta nano) e un francobollo del 1991 con un disegno di Plutone e la scritta “not yet explored” (non ancora esplorato), ma nessun messaggio diretto a ET.

Jon Lomberg, designer del disco d’oro delle Voyager (1977), vorrebbe rimediare con un One Earth Message: ha lanciato il progetto globale con una campagna di crowdfunding (raccolta fondi) per coinvolgere più persone possibili nella realizzazione di un nuovo messaggio che descriva in modo esaustivo il nostro pianeta e chi lo abita. Il progetto ha finora raccolto un quarto dei 72.000 dollari necessari, e chi contribuisce con almeno 25 dollari avrà inserito il suo nome nel messaggio digitale.

Digitale perché, in mancanza di sonde in partenza dal Sistema Solare che possano offrire un passaggio a un messaggio fisico, Jon Lomberg vuole inviare il messaggio alla New Horizons, che lo salverà in memoria. Ancora meglio, il progetto prevede di spedire il messaggio a tutte le sonde oggi nello spazio!

Illustrazione: il viaggio della New Horizons, oltre Plutone.
Illustrazione: il viaggio della New Horizons, oltre Plutone.

PROVE DI INTELLIGENZA. Un messaggio digitale può contenere molte più informazioni di uno fonografico (come nel caso del disco d’oro), ma ha diversi punti deboli, a partire dal fatto che è di sicuro più difficile da decodificare.

«Può contenere molte immagini», dichiara Lomberg, «ma come faranno gli alieni a vederle? Sapranno decodificare un jpeg?». C’è anche da considerare il fattore durata: «Nulla dura quanto una registrazione su metallo», riconosce infatti Lomberg, che non nasconde gli innumerevoli nemici del digitale sparsi nello Spazio, dalle radiazioni, alle temperature, alle micrometeoriti. Timori condivisi da Timothy Ferris, produttore del disco d’oro delle Voyager: «Se dovessi creare un messaggio da affidare a un’altra sonda in viaggio verso lo Spazio esterno, lo farei esattamente come per le Voyager».

Ma non c’è alternativa: chissà se verrà mai pianificata una nuova missione verso lo spazio esterno, e se si vuole comunicare qualcosa a qualcuno, là fuori, meglio provare con quello che sappiamo fare piuttosto che non fare nulla – è il pensiero che sta dietro al progetto. E poi non è detto che gli alieni non siano abbastanza intelligenti da decodificare i nostri bit.

Sulla possibile esistenza di alieni evoluti Stephen Hawking afferma: «Ci sono, ma è meglio per noi se non li contattiamo».
Sulla possibile esistenza di alieni evoluti Stephen Hawking afferma: «Ci sono, ma è meglio per noi se non li contattiamo».

TUTTA LA VERITÀ. Le immagini affidate alle Voyager sono state criticate perché scelte da un gruppo molto ristretto di persone e perché presentano l’umanità in maniera troppo bonaria.

Lomberg spiega quella decisione di quarant’anni fa: «Quando incontri qualcuno per la prima volta, non cominci col raccontargli i tuoi difetti!». Inoltre, l’assenza di immagini più crude e rappresentative dell’umanità era proprio un’indicazione di Carl Sagan (a capo del progetto), che non voleva nulla che potesse essere interpretato come una minaccia.

Il nuovo messaggio, quello digitale, darà invece spazio anche agli aspetti meno edificanti. Inoltre, Lomberg vorrebbe includere anche le nuove foto di Giove, immagini di persone che ballano, foto delle piramidi. Ferris vedrebbe bene anche brani d’opera italiana, ma, in effetti, la decisione ultima è in mano a chi contribuisce a finanziare il progetto.

In fin dei conti, però, anche il messaggio sulle Voyager venne inciso con lo stesso spirito: quando Alan Lomax (l’etnomusicologo che collaborava al disco d’oro) si oppose all’inserimento di Johnny B. Goode di Chuck Berry definendola “adolescenziale”, Carl Sagan rispose: «be’… ci sono un sacco di adolescienti sulla Terra».

Qui sotto, il video di presentazione del progetto One Earth Message (in inglese, sottotitoli in italiano disponibili).

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