Stai troppo tempo su Internet? Stai diventando stupido

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Sono nata ai tempi in cui non esistevano i social, i primi telefoni cellulari erano enormi ed il primo pc era una grossa scatola in bianco in nero, quasi un’astronave.

Se da piccola volevo uscire con le mie amiche andavo a citofonare sotto al portone, e poi, con tutti gli altri, ci si incontrava nella piazza del mio paese.

E quando ho fatto la mia prima tesi di laurea, o anche le altre specializzazioni, mi rinchiudevo come un topo di biblioteca a cercare testi, acquistavo libri e curiosavo tra le ricerche rispetto alla materia.

Non ho mai usato Wikipedia per compilare una ricerca scolastica, ma aprivo l’enciclopedia e, a mano, ricopiavo la pagina di mio interesse, e ci voleva tempo per leggere tutto fare il sunto e riscriverlo.

Oggi la tecnologia per certi versi ci salva la vita: ci aiuta nello scrivere un testo senza errori grammaticali, ci consente di avere informazioni in simultanea con amici e parenti lontani. Ci offre l’aiuto necessario per controllare gli spostamenti del nostri figli, ci consente di avere notizie di cronaca in tempo reale.

Se pensiamo all’evoluzione di questa scienza dovremmo immaginare che tra qualche decennio avremmo tutto sotto controllo senza dover fare il minimo sforzo: comodamente dal proprio smartphone, o, per i più cool, dal proprio polso, potremo programmare l’accensione del fornello della nostra cucina e magari trovare il pranzo pronto al nostro rientro.

Il nostro stile di vita, negli ultimi trent’anni, ha radicalmente cambiato faccia, così come il nostro linguaggio parlato, la scrittura, la modalità di interazione e la nostra capacità di fare le cose.

Compiamo sempre meno sforzi per ottenere risultati. Un team numeroso di ricercatori ha evidenziato come tutto questo comprometterebbe lo sviluppo delle aree del ragionamento e dell’attenzione. È tutto a favore di un prolungamento di un cervello infantile che non farebbe altro che essere fruitore passivo delle informazioni.

Una sentenza pesante se pensiamo che, probabilmente, essere fruitori senza bussola di internet e delle app manda il cervello in stand by. E allora probabilmente i ricercatori hanno ragione.

Cos’è che consente al nostro cervello di mantenersi attivo e di sviluppare le proprie capacità? E la tecnologia davvero ci è sempre d’aiuto per aiutare questo sviluppo?

E’ stato analizzato come i nativi digitali abbiano una superficiale capacità di elaborazione delle informazioni, una scarsa capacità di attenzione, critica e riflessione. Importanti ricerche documentano come le aree cerebrali deputate al controllo di queste funzioni siano scarsamente sviluppate. È questo determina cambiamenti strutturali importanti del nostro cervello.

Che significa?

Questo vuol dire che il nostro cervello non lavora più o, se lo fa, solo in maniera ridotta rispetto al potenziale di un cervello relativamente giovane: siamo passivamente bombardati da tante informazioni ma, di sostanza, ne elaboriamo una percentuale minima e il più delle volte né abbiamo scarsa memoria.

Abbiamo ridotto i tempi dell’attenzione sostenuta, il nostro sistema facilmente si distrae e non riesce a portare a termine un compito. Per riuscirci deve esserci una motivazione alta.

Pensiamo ai ragazzi che fanno i compiti e non riescono a stare attenti e concentrati per poco di più di 20 minuti senza alzarsi o chiedere o giocare con qualcosa. Viene meno anche la capacità di autocontrollo e autoregolazione e di decision making: se dobbiamo decidere rimandiamo oppure scegliamo senza pensare alla conseguenze e abbiamo meno cognizione di ciò che stiamo facendo, vagando con la mente tra un link ed una app per trovare la soluzione.

Su internet trovi tutto, su qualsiasi argomento, c’è sempre qualche articolo o qualche link che ti spiega come fare qualcosa.

La realtà è che il nostro cervello si “riposa” non avendo più motivazione alcuna a ricercare un sua modalità unica di risolvere la questione.

E per tutti noi è fondamentale conservare, o costruire, un sistema di processamento della realtà, per riconoscere il proprio modo di pensare dal mondo esterno.

Se la tecnologia è nata per potenziare le possibilità umane, sarebbe bene usarla nel modo giusto e non farsi usare dalla stessa.

In realtà, col suo avvento, ci siamo scoperti più vulnerabili, non avendo la capacità di mettere filtri alla realtà virtuale per far posto alla realtà presente.

Arricchire il potenziale è possibile solo se ci rendiamo conto che abbreviare i tempi non è sempre la soluzione migliore: è invece altamente formativo soffermarsi a riflettere rimanendo consapevoli della contemporaneità.

Quale modo di comunicare dovremmo preferire? La comunicazione faccia a faccia, attraverso la quale capiamo l’altro, ci riconosciamo e possiamo alimentare atteggiamenti empatici e di gruppo sociale.

L’ideale sarebbe integrare i due processi, il tecnologico ed il cerebrale, servirsi del primo per integrare il secondo ottenendo i migliori risultati possibili, sia in termini professionali che di relazione.

Però un caffè con un amico non sostituitelo mai!

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