Stadi di coscienza che trascendono i limiti dell’Io personale e della razionalità

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Psicologia transpersonale

La storia e gli sviluppi
La psicologia transpersonale è una branca della psicologia il cui studio si estende alle esperienze e agli stadi di coscienza che trascendono i limiti dell’io personale e della razionalità convenzionale. Una definizione breve della Journal of Transpersonal Psychology suggerisce che la psicologia transpersonale riguarda lo studio della più alta potenzialità dell’umanità e il riconoscimento, comprensione e realizzazione degli stati di coscienza unitivi, spirituali e trascendenti (Lajoie e Shapiro, 1992:91).
Così si esprimeva  nel 1968. Dopo l’immatura scomparsa dell’autore, la Psicologia Transpersonale andò sempre più arricchendosi ad opera di una serie di studiosi, soprattutto americani, ma anche il nostro Roberto Assagioli, con la sua Psicosintesi è stato tra i precursori, oltre che tra gli autori più significativi, di questa corrente. Dagli anni ’70 agli anni ’90 il campo fu sviluppato tramite le opere di autori come Stanislav Grof, Ken Wilber, Michael Washburn, Frances Vaughan, Roger Walsh, Stanley Krippner, Michael Murphy, Charles Tart, David Lukoff e Stuart Sovatsky. Anche se Wilber è considerato un autore e teorico importante nel campo, ora si è dissociato dal movimento a favore di quello che lui chiama un pensiero, o un approcio, integrale.
L’idea centrale della Psicologia Transpersonale è che l’uomo non sia semplicemente un’unità bio-psichica, ma un insieme aperto e collegato, nella sua realtà più intima, profonda, ad una dimensione ‘spirituale’ che tutto abbraccia.
C’è dunque un recupero esplicito dell’aspetto spirituale dell’esistenza, senza che questo implichi l’adesione ad un credo o ad una tradizione particolari. Si tratta, infatti – ed è bene sottolinearlo -, di un approccio scientifico, e non fideistico: non prende avvio da rivelazioni o da dogmi, ma da una ricerca attenta e sistematica sugli stati di coscienza non-ordinari, così come si verificano nell’esperienza religiosa e non, di ogni tempo e di ogni cultura. In uno studio di questo tipo, la ricerca psicologica si arricchisce dei portati della mistica comparata, senza assumere in maniera implicita le concezioni filosofiche e culturali che ne stanno alla base. L’uomo acquista così un’identità «transpersonale», cioè un’identità che trascende la struttura della personalità.
La Psicologia esistenziale e quella Umanistica avevano sottolineato il fatto che l’Io non è semplicemente un meccanismo di argine tra impulsi contrastanti (in un’opera di difficile mediazione tra Es e Super-Io) al fine della conservazione dell’individuo, ma un centro autonomo di coscienza, capace di scelte libere e responsabili, e di dare un significato all’esistenza… Aveva mostrato che la caratteristica intima dell’Io è l’auto-trascendenza, cioè la continua tensione ad andare oltre se stessi in un processo di autorealizzazione (e non in direzione della semplice ricerca del piacere, o del potere)… Se la Terza Forza aveva raggiunto una simile prospettiva, la Quarta Forza fa un ulteriore passo in avanti: afferma che l’Io (o Sé) personale è solo il riflesso di un Sé trascendente, di un centro di coscienza transpersonale, in cui tutte le cose trovano la loro origine e il loro principio costitutivo. Il Sé transpersonale costituirebbe così l’unità sottostante l’apparente molteplicità.
Appare evidente come la Psicologia Transpersonale sia stata considerata un importante contributo all’interno del movimento culturale che prende il nome di New Age, alleandosi con altre discipline scientifiche, e in special modo con la fisica teorica contemporanea.
L’uomo e la patologia
la psicologia transpersonale si prefigge come obiettivo non solo la “cura” delle “malattie mentali”, ma anche l’esplorazione di una nuova visione della realtà e l’indagine approfondita dei livelli più alti della coscienza personale e collettiva (livelli che nel corso dei secoli sono stati definiti dalle diverse tradizioni culturali con termini che vanno dall’estasi mistica alla esperienza oceanica, dal nirvàna al satori, dal Regno dei Cieli alla coscienza cosmica).
In tal senso, il movimento di pensiero e di ricerca transpersonale si occupa della crescita della persona cosiddetta “sana” e funzionante, e di quei processi detti di autorealizzazione, di sviluppo delle potenzialità e capacità dell’essere umano (non considerate dalle altre “forze”).
Quest’esplorazione è favorita proprio dalla possibilità di un autentico confronto tra la psicologia occidentale (in particolar modo, quella esistenziale, umanista e gestaltica) e le psicofilosofie orientali basata sulle tecniche meditative (sufismo, buddhismo, yoga).
Le convergenze, infatti, fra certi approcci psicoterapeutici della psicologia transpersonale e molte tecniche spirituali dell’Oriente sono notevoli. Solo per citarne alcune, basti pensare: l’elaborazione di un modello “olistico”, che congiunga la dicotomia corpo/mente e individuo/ambiente; lo sviluppo dell’insight come importante mezzo di conoscenza e azione nella realtà. Il lavoro con le energie psicofisiche; l’interesse verso il Sè (una dimensione d’armonia “numinosa” che trascende e, nello stesso tempo, comprende sia l’io cosciente sia l’inconscio) e verso i processi d’espansione della consapevolezza oltre l’incapsulamento egoico (nella convinzione che l’uomo non è semplicemente un risultato storico-geografico, ma che contiene in sè il seme dell’eternità); e così via. Ciò che vuole sottolineare, attraverso l’utilizzo degli insegnamenti di tali tradizioni, è l’emersione della naturale spinta, latente in ogni uomo, a sviluppare un’altra logica, un’altra visione del mondo, più significativa di quell’attuale.
Il ruolo del terapeuta e il processo terapeutico
La Psicoterapia Transpersonale si muove nella direzione non, come è ovvio, della distruzione delle strutture conservative, ma verso un ritrovato equilibrio tra spontaneità e controllo, a tutt’oggi sbilanciato sul versante del controllo. La straordinaria ampiezza delle tecniche impiegate non sta a significare un assenza di metodo o di identità. La specificità dell’approccio psicoterapeutico transpersonale risulta chiaramente se prendiamo in considerazione la distinzione che fa Vaughan tra Contenuto, Processo e Contesto transpersonale in psicoterapia. Per Contenuti Transpersonali ci riferiamo alle diverse esperienze di ordine transpersonale come ad esempio: stati di trascendenza del sé, stati di benessere ottimale, esperienze mistiche, esperienze estatiche, crisi transpersonali dovute ad emergenze spirituali, stati non-ordinari della coscienza, stati meditativi, esperienze di pre-morte. Compito dello psicoterapeuta transpersonale sarà quello di favorirne la realizzazione, assistere nel conseguente processo di trasformazione e aiutare nella comprensione del significato delle esperienze vissute. Per comprendere cosa significa processo transpersonale possiamo riferirci a quella che Grof descrive come : la struttura dinamica dell’esperienza interiore o a quello che Wilber descrive come lo spettro evolutivo della personalità. Lo psicoterapeuta transpersonale accompagna il cliente mediante pratiche transpersonali o derivate da discipline spirituali come meditazioni, channeling, canti, danze, esercizi psicofisici e di respirazione, pratiche sciamaniche, rituali, visualizzazioni, ecc. lungo un processo che da un’iniziale esplorazione del suo mondo interiore di sensazioni, emozioni, percezioni senza apparente significato ( esperienze astratte secondo Grof, fase prepersonale secondo Wilber) conduce verso l’indagine ed il graduale affrancamento dalla propria storia personale, (esperienze biografiche secondo Grof, fase personale secondo Wilber), il passaggio attraverso esperienze di radicale trasformazione (esperienze di morte-rinascita secondo Grof) e l’accesso alla dimensione transpersonale, luogo delle qualità spirituali e della “vera natura” (esperienze transpersonali secondo Grof, fase transpersonale secondo Wilber). Il Contesto Transpersonale sta invece a significare il quadro all’interno del quale la visione transpersonale legge gli eventi. Una depressione, ad esempio, mentre per la psicoanalisi potrà significare una fissazione alla fase orale dello sviluppo della personalità, per lo psicoterapeuta transpersonale starà a significare una separazione dalla dimensione sacra dell’esistenza. L’ansia nei confronti della vita non verrà letta come un’ angoscia di castrazione rimossa ma bensì, ad esempio, l’emergenza di un archetipo che chiede di venire riconosciuto ed onorato. E’ comprensibile a questo punto come a caratterizzare la psicoterapia transpersonale sia il riconoscimento del contesto piuttosto che non la metodologia usata. E’ vero che la via maestra per l’accesso alla dimensione transpersonale è uno stato di coscienza meditativo, ma è anche vero che si possono preparare le condizioni per la realizzazione di uno spazio meditativo con gli strumenti più svariati come un’ interpretazione, una modifica comportamentale, una ristrutturazione cognitiva e così via. In definitiva, è possibile che vengano usati strumenti tipici del processo transpersonale come meditazione, danze o visualizzazioni senza lavorare in un contesto transpersonale, così come è possibile realizzare un intervento transpersonale usando metodiche, ad esempio, comportamentiste o psicoanalitiche.
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