Sophia, il primo robot dialogante con intelligenza artificiale

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I robot vengono in pace: parola di Sophia. L’intelligenza artificiale si evolverà nella giusta direzione, non abbiamo di che temere: e se lo dice una femmina di androide pensata per dialogare con l’uomo, possiamo fidarci. O no?

«L’intelligenza artificiale è qui per il bene del mondo, e sta aiutando le persone in molti modi»: Sophia lo dice inclinando la testa e inarcando le sopracciglia in modo molto convincente. Poi fa un sorriso malizioso e pronuncia una battuta che fa ridere tutti, in sala.

Se non fosse per i fili che le spuntano dalla nuca la si potrebbe quasi scambiare per una donna. Ma è un androide, uno dei fiori all’occhiello della Hanson Robotics, ed è stata l’ospite d’onore alla AI for GOOD Global Summit, una conferenza a Ginevra su come l’intelligenza artificiale possa essere sfruttata per il bene dell’umanità.

Prove di dialogo tra noi e "loro": Sophia incanta la platea. | ITU PICTURES, FLICKR
Prove di dialogo tra noi e “loro”: Sophia incanta la platea. | ITU PICTURES, FLICKR

VENIAMOCI INCONTRO. «Non sostituiremo mai voi umani, ma possiamo diventare vostri amici e aiutanti», dichiara l’umanoide modulando attentamente le parole con accento americano e accompagnando il discorso con le più appropriate espressioni del viso, scelte tra le 62 possibili combinazioni programmate. «Gli anziani avranno più compagnia, i bambini autistici avranno insegnanti incredibilmente pazienti», aggiunge, sostenendo anche che le macchine stanno imparando l’abc dell’intelligenza emotiva.

A ME GLI OCCHI. Sophia (che ha un sito web personale) è capace di stabilire un “contatto visivo” con gli umani, interpretare le espressioni di sorpresa e le movenze del viso grazie a speciali algoritmi. Partecipa adeguatamente alle conversazioni, e da queste può apprendere cose nuove. In accordo col suo creatore, David Hanson, ammette comunque che gli umani debbano monitorare le nuove tecnologie.

PALETTI NECESSARI. Nel corso della conferenza lo hanno sottolineato altri relatori, come Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International: serve uno schema di valori chiaro per impedire che macchine sempre più intelligenti vengano sfruttate a scopo militare o per missioni dagli ambigui risvolti etici. Per Hanson, macchine dotate di una propria forma di “coscienza” potrebbero arrivare entro qualche anno: perciò, dichiara, l’unica soluzione sarà insegnare loro a volerci bene.

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