Siamo un popolo di santi, poeti navigatori e soprattutto medici fai da te.

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Medici fai da te: usiamo medicine scadute e comprate senza ricetta. Una ricerca di Altroconsumo fotografa il rapporto degli italiani con i farmaci. Chiedono mille informazioni, ma poi decidono da soli cosa serve. Il 17% compra prodotti da prescrizione senza passare dal medico, il 48 % li usa scaduti.

Chiediamo consiglio agli esperti della salute, ma poi navighiamo su internet in cerca di informazioni e alla fine decidiamo di testa nostra. Compriamo farmaci da ricetta senza aver visto il medico, usiamo medicinali con prescrizione avanzati da un’altra terapia senza consultare professionisti per un parere. Convinti di essere i migliori a riconoscere sintomi e cure.

A raccontare il rapporto, malsano, degli italiani con i medicinali,  leggono il bugiardino solo uno su tre, prendono farmaci senza prescrizione, li usano  anche se scaduti, è una ricerca di Altronconsumo.Fotografa un paese dove più della la metà degli intervistati,  tra i 25 e gli 84 anni, che consuma almeno un farmaco al mese,  e molto spesso in modo fantasioso e poco sicuro, visto che ha usato  nell’ultimo anno antifiammatori rimasti a casa da tempo,  il 48%  analgesici utilizzati per precedenti patologie o preso antibiotici rimasti fuori tempo massino nell’armadietto del bagno.

Come vengono prese le medicine
L’ 88 % segue il trattamento previsto, ma il 14 non rispetta la cura con precisione o smette in anticipo. 17 % del campione di intervistati da Altronsumo dice di aver comprato medicine senza avere la ricetta: sono soprattutto antifiammatori 39%, analgesici 34 % e antibiotici 46%. Come le hanno ottenute? Conoscevano il farmacista e si sono dichiarati i pronti a  portare la ricetta in un secondo momento. Anche se poi pochi lo hanno fatto.

Incroci da evitare
E sempre all’insegna del fai da te, il 20 % degli intervistati controlla poco o mai le interazioni dei farmaci con altri cibi, elementi o medicinali prima di prendere un nuovo farmaco. Mentre il 15 % degli intervistati è convinto che i rimedi erboristici non possano avere effetti negativi. E invece le interazioni ci sono, come racconta l’indagine di Altroconsumo: persino il  succo di pompelmo può far diminuire le capacità del corpo di elaborare alcuni farmaci, mentre latte e latticini interagiscono con alcuni antibiotici e antidepressivi. Anche i prodotti da erboristeria interagiscono. Un esempio? L’iperico interagisce con gli antidepressivi, i contraccettivi.  Liquerizia e biancospino interagiscono con farmaci attivi sull’apparato cadiovascolare .

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