Riconoscersi come persone altamente sensibili

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La differenza tra il cervello delle persone “altamente sensibili” e quelle “normosensibili”. Un quinto della popolazione è altamente sensibile (Sensory Perception Sensitivity) ma è probabile che non sappia di esserlo. Dopo molte ricerche fatte possiamo affermare che il cervello di una Persona Altamente Sensibile funziona in modo diverso rispetto al cervello degli altri. In parte, questo è dovuto alla genetica. Molti geni determinano se qualcuno è altamente sensibile o meno, e tutti hanno a che fare con neurotrasmettitori e cervello, emozioni e umore.

L’ipersensibilità è naturalmente anche il prodotto di un certo tipo di educazione e formazione. In effetti, il gene principale che ti rende altamente sensibile ti rende anche molto più ricettivo alle influenze ambientali – specialmente nell’infanzia. In altre parole, l’educazione svolge un ruolo ancora più importante nel plasmare le persone altamente sensibili di quanto non faccia per la maggior parte degli altri. Quindi cosa rende il cervello e il sistema nervoso di una Persona Altamente Sensibile diverso?

Elaine Aron,Elaine Aron, psicologa e ricercatrice americana, è stata una delle prime studiose ad approfondire il tema delle persone altamente sensibili. È lei che segna una svolta in questo campo: l’alta sensibilità non è una condizione anomala o patologica, afferma subito. Nel 2010 scrive Psychotherapy and the Highly Sensitive Person, dove per aiutarci a capire di cosa stiamo parlando quando usiamo la parola “ipersensibile” si serve dell’acronimo DOES:

Sensory Perception SensitivityD, depth, profondità: una persona che osserva tutto, riflette, collega alle esperienze passate ed elabora maggiormente ogni evento, ovvero come hanno dimostrato le neuroscienze usa più degli altri, nella processazione delle informazioni, centri cerebrali “profondi” come l’insula;

O, over-stimulation: presta maggiore attenzione a ogni dettaglio e si stanca prima, tende a evitare situazioni che reputa snervanti e per questo magari viene definita sociopatica;

E, emphasis: enfasi oltre che empatia, una persona che mostra maggiore attività dei neuroni specchio;

S, subtleties: sottigliezze, sensibilità ai dettagli esterni come luci, colori e rumori ma anche a quelli interni, ovvero ai vissuti dell’esperienza personale e altrui, magari con riferimento a giudizi subiti da bambini (Non fare i capricci, sei una frignona!…)

Caratteristiche cerebrali delle High Sensitive People

È ancora in uso purtroppo il pregiudizio che essere sensibili significhi essere timidi, introversi, strani, deboli se non “sbagliati” ma l’ipersensibilità è un tratto che può essere valorizzato appieno, limandone i punti più spigolosi.

Gli studi della dottoressa Aron, sono iniziati negli anni ’90 e sono stai poi ripresi in seguito, attraverso studi genetici, neuroscientifici ed evoluzionistici, confermando alcune caratteristiche che sono frutto dell’interazione tra ambiente e genetica, che includono:

1. l’iperattivazione neurologica, (over-arousal) dovuta a una sovrastimolazione da parte dell’ambiente

Sensory Perception SensitivityL’origine di tutto, come confermano gli studi scientifici, sta in un peculiare funzionamento cerebrale. Se il cervello della maggior parte delle persone, in presenza di un eccesso di stimoli, effettua spontaneamente una selezione in base alle priorità, quello degli ipersensibili è invece come una sorta di radar, che processa tutte le sollecitazioni contemporaneamente.

Per intenderci, ipotizziamo che una persona stia leggendo un libro in una stanza, mentre in quella a fianco ci sono alcune persone che stanno parlando e uno stereo acceso. Ebbene, un «normosensibile» riuscirà facilmente a focalizzarsi sulla lettura, tagliando fuori i suoni non pertinenti, mentre un ipersensibile dovrà rileggere più volte la stessa frase perché sta anche ascoltando il dialogo nella stanza accanto, così come la musica in sottofondo.

Ciò provoca uno stato di iperattivazione (gli esperti lo chiamano over-arousal), che finisce con il creare un grande dispendio energetico, che sfocia in sfinimento, stress, cattivo umore.

2. l’ipoattivazione, (under-arousal) o inibizione per scarsità di stimoli sufficienti ad arrivare ad una soglia adeguata

Al contrario, quando le sollecitazioni sono scarse e poco interessanti, può subentrare una fase di ipoattivazione (under-arousal), con conseguenti insofferenza e noia. Inoltre, tale processamento delle informazioni non solo è a 360 gradi, maggiore dal punto di vista quantitativo, ma è anche più profondo dal punto di vista qualitativo, molto sfaccettato e complesso, tant’è che gli ipersensibili colgono al volo dettagli che sfuggono alla maggior parte delle persone (tipiche sono le frasi che vengono loro rivolte: «Ah, ma lo hai notato?», «Come te ne sei accorto?»).

Reazioni intense

Ma ci sono altri meccanismi cerebrali, evidenziati nel corso di varie ricerche condotte con la risonanza magnetica funzionale, un esame strumentale che permette di “vedere” quali zone del cervello si attivano in determinate situazioni, che meritano di essere sottolineati.

Negli altamente sensibili l’amigdala, la piccola struttura ovoidale al centro del cervello che costituisce la “centralina delle emozioni”, registra un funzionamento più alto della media. Ecco perché le reazioni emotive, come tristezza, rabbia, paura, ma anche la gioia, sono particolarmente intense, generando uno spiacevole senso di sopraffazione.

I neuroni specchio sono molto attivi

I neuroni specchio svolgono un ruolo importante nel cervello di HSP. Ci aiutano a capire cosa sta facendo o sperimentando qualcuno, in base alle sue azioni. In sostanza, queste cellule cerebrali confrontano il comportamento dell’altra persona con le volte in cui tu stesso ti sei comportato in quel modo, “rispecchiandolo” in modo efficace per capire cosa sta succedendo per loro.

La differenza tra il cervello delle persone “altamente sensibili” e quelle “normosensibili”Questo è un lavoro importante per molte ragioni, ma una delle cose che fa nell’uomo è permetterci di provare empatia e compassione per gli altri. Quando riconosciamo il dolore (o la gioia) che qualcuno sta attraversando e ci relazioniamo ad esso, a causa di questo sistema. Più attività dei neuroni specchio significa una persona più empatica – come un HSP.

Gli HSP non hanno necessariamente più neuroni specchio di altri, ma i loro sistemi di neuroni specchio sono più attivi. Nel 2014,  la ricerca di imaging cerebrale funzionale ha  scoperto che gli HSP avevano livelli di attività costantemente più alti nelle parti chiave del cervello legate all’elaborazione sociale ed emotiva.

Questo livello più alto di attività è stato valutato anche nei test che coinvolgono estranei, il che significa che gli HSP possono facilmente estendere la compassione a persone che non conoscono personalmente. (L’effetto era comunque massimo con i propri cari).

Essere ipersensibile, i vantaggi

Essere ipersensibile presenta vantaggi che riguardano la profondità di elaborazione dei problemi, la predisposizione a trovare molteplici soluzioni creative e a percepire i dettagli delle relazioni sociali, la capacità di empatia e di mediazione tra le persone, la profondità nel percepire gli aspetti positivi dell’esistenza, nel cogliere i dettagli, nel trarre maggiore giovamento e apprendimento dalle esperienze.

E gli svantaggi?

Le persone altamente sensibili risultano svantaggiate in una cultura che non valorizza la sensibilità, che esalta le stimolazioni forti, l’aggressività, che premia la velocità. I possibili svantaggi riguardano pertanto la sensazione di sentirsi” sopraffatti dal mondo”, dalle persone intorno, dagli eventi, la suscettibilità emotiva, l’affaticamento da eccessiva stimolazione, la necessità di tempi di recupero, la difficoltà a gestire i propri limiti e confini rispetto agli altri, la necessità di regolare la capacità di empatia.

In pratica, chi è ipersensibile dovrebbe imparare una quotidiana “igiene del mondo interiore” per garantirsi stabilità e serenità:

  • riconoscere  la pressione delle emozioni;
  • rinsaldare i confini;
  • valutare la presenza di pensieri parassiti ed energivori;
  • spazzare fuori i giudizi su se stessi;
  • ricaricarsi con momenti di solitudine e silenzio;
  • bilanciare corpo e mente;
  • focalizzare l’attenzione;
  • usare bene l’empatia;
  • regolare il ritmo di funzionamento interno (accelerato o rallentato o equilibrato);
  • tenere sotto osservazione le situazioni che rischiano di diventare stressanti.

Ricorda sempre…

La tua grande sensibilità ti consente di vedere tutti i colori della vita, di sentirti più vicino alle persone e arrivare dove altri non riescono. É una caratteristica che ti rende unico e della quale essere orgoglioso.

A cura di Ana Maria Sepe, psicoloogo e fondatrice della rivista Psicoasvisor

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