Pnr, milioni di lavoratori ricercati dalle aziende italiane

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Lavoro, aziende a caccia di 1,2 milioni di lavoratori: ecco i settori che assumono. Logistica, turismo, trasporti e costruzioni non trovano gli addetti con le competenze giuste per le posizioni aperte.

A Bolzano, alla Fercam, multinazionale della logistica con un giro d’affari di circa 800 milioni di euro e oltre 2mila dipendenti diretti e 3mila collaboratori indiretti, servono urgentemente 40 autisti di camion, con conoscenza dell’inglese. In totale le posizioni attualmente aperte in Italia sono 132 e, in questo periodo di flussi molto elevati, questo costringe a un’organizzazione ancor più attenta e rigorosa per non far rimanere i camion fermi sui piazzali.

Molti settori, la logistica è tra questi, come ci spiega il direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio, Mariano Bella, «stanno affrontando una ripresa che va al di là delle aspettative e delle diverse previsioni che sono state fatte nei mesi passati. Rispetto ad altri paesi, come la Germania, sicuramente cresciamo di più perché abbiamo perso di più, ma questa volta è chiaro che la ripresa c’è e ci stiamo comportando meglio del 2010 e del periodo in cui siamo usciti dalla crisi del 2008-2009».

Autisti introvabili

Questo quadro si scontra però con il fatto che i settori sono costretti a fare i conti con le difficoltà a trovare alcune specifiche figure, un tema che potrebbe frenare lo sviluppo stesso. Trasporti e logistica che hanno conosciuto un boom durante la pandemia, «fanno parte di un settore integrato che si avvale del lavoro di diversi professionisti. In questa fase registriamo una forte carenza di autisti di camion – dice Giuseppina Della Pepa, direttore generale di Anita Confindustria -. Sono infatti più di 5mila quelli che mancano nell’immediato, secondo una survey fatta tra gli associati. Un dato che arriva a 17mila se estendiamo il periodo temporale della ricerca a un biennio. Gli autisti risultano di difficile reperimento nell’83% dei casi, gli addetti ai magazzini nel 29%. Il motivo nel 44% dei casi è la mancanza di formazione adeguata, mentre nel 75% è nel fatto che la professione è considerata poco attrattiva».

Guardando avanti, l’età media di 50 anni degli autisti genera una preoccupazione ancora più grande. «Quando di qui a qualche anno quelli che ci sono andranno in pensione, – continua Della Pepa – dovremo affrontare un’emergenza nell’emergenza».

Unioncamere: 1,2 milioni di assunzioni entro ottobre

Per capire cosa sta succedendo nei diversi settori produttivi abbiamo chiesto a Unioncamere di scorporare per settore i dati del Bollettino Excelsior, realizzato insieme ad Anpal, relativi al trimestre agosto-ottobre. Le aziende hanno in programma di assumere, in totale, 1,2 milioni di lavoratori e, in media, la difficoltà di reperimento si ha in un caso su tre. Nei servizi, il commercio ha bisogno di 148mila persone, il turismo di 276mila, trasporti, logistica e magazzini di 84mila. Dati in crescita di cui Bella non si stupisce perché «è abbastanza ovvio che ci sia un forte tasso di crescita rispetto al 2019 quando eravamo in condizione di normalità e quindi c’erano delle ricerche ma su livelli di normalità. Adesso invece siamo in una fase di recupero».

Le posizioni aperte dall’edilizia alla farmaceutica

Continuando la nostra traversata tra i settori, nelle costruzioni il centro studi dell’Ance stima per il 2022 un fabbisogno occupazionale aggiuntivo diretto di circa 170mila unità, cui si sommano 95mila unità nei settori collegati, per un totale di 265mila. Non si trovano però il 52% degli addetti alle finiture e il 60% dei giovani operai specializzati richiesti, per i lavori legati al Recovery e per i cantieri che lavorano a pieno ritmo, anche per via dei bonus dell’edilizia. Nella manifattura, invece, la siderurgia ha in programma oltre 60mila assunzioni, la meccanica e l’elettronica 54mila, gli alimentari più di 33mila, il tessile 24.500, il legno arredo 12mila, mentre il contatore di chimica, farmaceutica e gommaplastica segna 23.540. Nella farmaceutica le criticità sono superate grazie al fatto che «c’è da sempre una forte proiezione in avanti – osserva Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -, accompagnata però alla programmazione. Soprattutto oggi che la ricerca non è più in mano solo agli scienziati, ma anche agli ingegneri informatici, agli ingegneri biologici e, l’evoluzione nel settore, è tale che ci sono figure che ci serviranno da qui ai prossimi 5 anni di cui non abbiamo neppure la job description».

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