I pranzi natalizi ed eccessi alimentari mettono a rischio l’ictus

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Quasi 1 milione di italiani sono invalidi a causa dell’ictus. Con oltre 100mila nuovi casi l’anno, questo evento cerebrale costa 16 miliardi al Servizio sanitario nazionale e 5 miliardi alle famiglie. Eppure, quasi il 50% dei casi si potrebbero evitare grazie a stili di vita più salutari. Freddo ed eccessi alimentari del Natale, potrebbero aumentare il rischio.

IN ITALIA ogni anno si registrano almeno 100.000 nuovi ricoveri dovuti all’ictus cerebrale. Circa un terzo delle persone colpite non sopravvive ad un anno dall’evento e quasi un milione di persone vive con esiti invalidanti. Sono alcuni dei dati che emergono dal “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive” realizzato dall’Osservatorio Ictus Italia e presentato questa mattina alla Camera dei Deputati. Un tema che preoccupa anche perché, secondo il rapporto “The Burden of Stroke in Europe”, condotto dai ricercatori del King’s College di Londra in 35 nazioni europee, a causa dell’invecchiamento della popolazione entro i prossimi venti anni si verificherà un aumento di oltre il 30% del numero totale di casi di ictus nell’Unione Europea.Radiografie dell'ictus

• I NUMERI DELL’ICTUS IN ITALIA
In Italia, sottolinea il Rapporto che è stato realizzato con il contributo incondizionato di BMS-Pzifer Boston Scientific e Daiichi Sankyo, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in costante crescita, a causa dell’invecchiamento della popolazione. L’80% del numero totale è rappresentato da ictus ischemici con una mortalità a 30 giorni di circa il 20% e del 30% a un anno, mentre la mortalità a 30 giorni dopo un ictus emorragico raggiunge il 50%. “Nel nostro Paese, solo un terzo delle persone è consapevole di essere colpito da ictus e la maggior parte non conosce i possibili segni o sintomi del danno cerebrale – spiega Nicoletta Reale, presidente dell’Osservatorio Ictus Italia – per questo risulta assolutamente necessario attuare percorsi di informazione, riconoscimento, tempestività e cura dell’ictus cerebrale promossi e condivisi, ciascuno per le proprie competenze, da tutti gli stakeholders: società scientifiche, organizzazioni ed enti d’ambito sanitario, associazione di pazienti e di cittadini, Istituzioni”. In Italia, si legge nel Rapporto, i costi diretti per il Servizio Sanitario Nazionale ammontano a circa 16 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti circa 5 miliardi di euro in termini di costi indiretti, calcolati principalmente come perdita di produttività.

• ICTUS GIOVANILE E LE SUE CAUSE
Anche se l’ictus si verifica prevalentemente negli anziani, ci sono anche casi che riguardano persone con meno di 45-50 anni. “La proporzione degli ictus che si manifestano in soggetti di età inferiore ai 45 anni è pari a circa il 5,5% di tutti gli ictus nei paesi occidentali, mentre nei paesi in via di sviluppo raggiunge il 19%” spiega Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia e past president della European Stroke Organisation. I fattori di rischio e le cause dell’ictus nel giovane sono in parte differenti e sono spesso imputabili a patologie vascolari diverse dall’arteriosclerosi oppure a patologie cardiache che possono dare origine ad emboli che occludono poi le arterie cerebrali. “L’assunzione di contraccettivi orali, specie se a maggior contenuto di estrogeni – prosegue la neurologa – può aumentare, anche se lievemente, il rischio di ictus in donne con più di 35 anni, fumatrici e con ipertensione arteriosa. La terapia ormonale sostitutiva post menopausale non ha un effetto protettivo sul rischio di ictus e di altre malattie vascolari ma può addirittura avere un effetto peggiorativo”.

• IL 50% DEI CASI SI POTREBBERO EVITARE CON STILI DI VITA PIU’ SANI
Eppure, quasi il 50% degli eventi cerebrovascolari potrebbero essere evitati attraverso l’adozione di stili di vita salutari e un controllo farmacologico nei soggetti con un rischio cardiovascolare elevato. Ad esempio, è dimostrato che l’abolizione del fumo assieme ad una attività fisica quotidiana (l’OMS raccomanda almeno 150 minuti a settimana) e un’alimentazione ricca di verdura, frutta, cereali integrali, legumi e pesce, e povera di cibi ricchi di grassi saturi, colesterolo, zuccheri semplici e sale, aiuta a mantenere livelli fisiologici di pressione arteriosa, colesterolemia e glicemia.  “L’American Heart Association – spiega Caso – ha stilato una lista dei sette fattori di rischio: ipertensione, colesterolo, iperglicemia, obesità, fumo di sigaretta, inattività fisica, dieta non equilibrata. Inoltre, secondo un’indagine condotta su 22mila volontari, il miglioramento di questi parametri, anche lieve, abbassa il rischio di avere un ictus entro i prossimi cinque anni”.

• ATTENZIONE AL FREDDO E AGLI ECCESSI DEL NATALE
In questi giorni più freddi e nelle prossime festività in cui si mangerà di più, ci può essere un rischio maggiore di ictus per i soggetti già predisposti? “In questo periodo dell’anno – risponde Caso – è indispensabile prestare maggiore attenzione al controllo della pressione, monitorandola costantemente, anche perché il freddo non è l’unico fattore che rende più vulnerabili alle crisi ipertensive”. Con l’arrivo delle feste, infatti, si va incontro anche ad una serie di cambiamenti dello stile di vita che possono influire negativamente sulla pressione arteriosa. “Innanzitutto – prosegue la neurologa – cambia l’alimentazione, si tende a mangiare di più e aumentano nella nostra dieta i cibi più grassi, mentre diminuiscono frutta e verdura. Inoltre, si tende a trascorre più tempo in casa e a ridurre l’attività fisica”. Serve un po’ di buona volontà: “Seguire un’alimentazione bilanciata, povera di sodio e di grassi animali; fare almeno 30 minuti di attività fisica al giorno; ridurre gli alcolici ed eliminare il consumo di tabacco”, conclude l’esperta.

• LE DIFFERENZE REGIONALI
Tra i temi più urgenti su cui lavorare c’è la forte disparità regionale nell’adozione dei Percorsi Diagnostici, Terapeutici e Assistenziali (PDTA). Come emerge dai dati del Rapporto di Cittadinanzattiva 2017 “Ictus, le cure in Italia”, ancora non tutte le Regioni italiane hanno prodotto un PDTA formale: il Friuli-Venezia Giulia è la realtà che ha elaborato percorsi più completi; seguono con modalità differenti, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna e Lazio. Mentre indietro appaiono Sicilia, Sardegna e Molise. Questa disparità fra le Regioni del nord e del sud viene confermata nel Rapporto anche dai dati relativi all’adozione dei PDTA nella fase post-acuta dell’ictus, cioè dalla presenza o meno di percorsi per la presa in carico e la cura di pazienti cronici con disabilità (riabilitazione, lungodegenza e cure palliative).

• IL PIANO D’AZIONE EUROPEO
Per arginare la diffusione di questo evento è stato definito un piano europeo a cui aderisce anche l’Osservatorio Ictus Italia. Si tratta dell’Action Plan for Stroke in Europe 2018-2030 che individua quattro obiettivi prioritari da raggiungere nei prossimi dieci anni: ridurre il numero assoluto di casi di ictus del 10%; trattare il 90% o più delle persone colpite nelle Stroke Unit come primo livello di cura; favorire l’adozione di piani nazionali che comprendano l’intera catena di cura, dalla prevenzione primaria alla vita dopo l’ictus; promuovere uno stile di vita sano attraverso strategie nazionali.

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