I lunghi viaggi dei guerrieri Vikinghi dell’antichità

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I lunghi viaggi dei guerrieri Vikinghi dell'antichità
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Due guerrieri vichinghi imparentati, separati dal mare. La storia dei due guerrieri vichinghi ritrovati in luoghi lontanissimi: erano parenti stretti. Una storia personale è emersa nel corso di uno studio genetico sui vichinghi: quella di due guerrieri della stessa famiglia, morti a tanti km di distanza.

Circa mille anni fa, un giovane uomo sui vent’anni fu strappato alla vita in un modo violento, probabilmente in battaglia, lungo la costa dell’Inghilterra. A ottocento km di distanza, in Danimarca, un 50enne reduce da un’esistenza di scontri in armi trovò infine la morte.

I due misteriosi guerrieri vichinghi ritrovati in due luoghi così lontani erano – si è appena scoperto – parenti di secondo grado: fratelli di madre o di padre, oppure zio e nipote, o nonno e nipote. Il loro legame è emerso quasi per caso durante uno studio che si è occupato del sequenziamento dei genomi di 442 persone vissute tra il 2400 a.C. e il 1600 d.C. nella Penisola Scandinava, in altre parti d’Europa e in Groenlandia.

Una cultura ricca e variegata. La ricerca coordinata dall’Università di Copenhagen e pubblicata qualche mese fa su Nature, ha rivelato che i Vichinghi avevano una provenienza etnica più complessa di quanto si sia soliti pensare: il DNA delle popolazioni vissute in Scandinavia in età vichinga, tra il 750 e il 1050 d.C., reca infatti contaminazioni genetiche di antichi popoli provenienti dall’Asia e dall’Europa meridionale, precedenti i vichinghi stessi. Lo studio ha inoltre ricostruito le migrazioni dei vichinghi che dalla Svezia si dirigevano soprattutto verso est, dalla Norvegia verso l’Europa occidentale e attraverso l’Atlantico fino in Irlanda, l’Isola di Man, in Islanda e in Groenlandia, e dalla Danimarca si muovevano soprattutto verso l’Inghilterra.

Saga familiare. Ma oltre a questi macro spostamenti, le analisi del DNA hanno permesso di riportare alla luce una storia di famiglia: il cinquantenne, un veterano di guerra, mostra sulle ossa i segni delle ferite rimediate nelle incursioni in Europa continentale o sulle Isole britanniche. Nonostante la violenta professione, visse fino a quella che allora era considerata la vecchiaia. Il ventenne morì probabilmente in un’incursione lungo la costa inglese, o forse fu fatto prigioniero in battaglia dagli inglesi. È stato ritrovato in una tomba di massa ad Oxford, con il cranio segnato a morte dalle ferite che lo uccisero.

Le strane pieghe del tempo. L’aspetto forse più affascinante è che le tombe dei due vichinghi non permettono di stabilire una datazione più precisa: non è possibile sapere se i due uomini abbiano vissuto nella medesima epoca, o se per esempio fossero separati da una generazione. Può essere che si conoscessero – i vichinghi andavano in guerra con i familiari o i membri dello stesso villaggio – o che almeno avessero sentito parlare l’uno dell’altro.

Forse il ventenne ritrovato sulle coste inglesi era cresciuto sentendo narrare le gesta di un nonno, o di uno zio, morto di vecchiaia dopo una vita di conquiste in battaglia. O forse il vecchio guerriero aveva sentito raccontare di un giovane fratello ucciso prematuramente, molto tempo prima al di là del mare, dopo una coraggiosa incursione. Quale dei fatti sia accaduto per primo, non è dato di saperlo. Intanto però i due scheletri vichinghi sono stati riuniti e riposano l’uno accanto all’altro nel Museo Nazionale di Danimarca a Copenhagen.

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