Guerra dei dazi Usa e Cina aumenta l’interesse per i beni rifugio

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Il rally di oro e petrolio: la strana corsa parallela di rifugio e rischio. Le due commodities toccano entrambe i massimi degli ultimi mesi, spinte (per ragioni opposte) dai nuovi scenari legati alla guerra commerciale Usa-Cina.

Se il petrolio, commodity tradizionalmente ciclica, sale, è per merito dell’accordo tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il suo omologo cinese, Xi Jinping, che ha posto fine a mesi di guerre commerciali e incertezze. Se l’oro, tradizionalmente difensivo, sale a sua volta, è per colpa di Xi e di Trump, che hanno sì annunciato la pace, ma che non si sono ancora decisi a firmare (anche se, pare sia già stata fissata la data per la cerimonia ufficiale). Oro e petrolio sono ai massimi, nelle ultime sedute, spinti dall’ottimismo, ma anche dalle incertezze, legate al quadro internazionale.

Lingotti di OroUn’apparente anomalia che tale non è, soprattutto se si ricorda che le due commodities, pur se entrambe positive da inizio anno, hanno conosciuto diversi gradi di volatilità proprio legate alle incertezze nel dialogo Usa-Cina (oltre che ad altri fattori). Più anomala, forse, è la seduta del giorno di Santo Stefano, che ha visto sia l’oro che il petrolio toccare i livelli più alti negli ultimi mesi, ma non bisogna dimenticare che le transazioni nell’ultima parte dell’anno rischiano di essere scarsamente rappresentative del trend, anche a causa dei bassi volumi. Nel frattempo, anche il Nasdaq continua a correre, aggiornando i massimi storici oltre i 9mila punti.

Nell’ultima seduta il petrolio ha toccato i 68 dollari al barile, il prezzo più alto degli ultimi tre mesi, sostenuto da un report che ha messo in fila le ragioni di questo trend, citando tra i fattori le speranze legate alla fine della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti e i tentativi di matrice Opec di vincolare le forniture. Api (l’American petroleum institute) ha dichiarato che le scorte di greggio negli Stati Uniti sono scese di 7,9 milioni di barili nell’ultima settimana, molto di più di quanto vaticinato dagli analisti. «È difficile, però, andare contro il trend durante le vacanze di Natale» ha detto un analista a Reuters. I volumi di scambio restano bassi durante questo periodo e anche i dati e gli aggiornamenti ufficiali scarseggiano.

L’unica certezza è che la guerra commerciale tra Usa e Cina, che dura ininterrottamente da quasi un anno e mezzo, ha colpito fino ad oggi la crescita globale e la domanda di petrolio, zavorrando i prezzi del greggio per buona parte dell’anno. Nonostante questo, il Brent è, come detto, cresciuto del 25% quest’anno, sostenuto dai tagli all’offerta dell’Opec e degli alleati, Russia compresa.

In attesa di una firma vera tra Xi e Trump anche l’oro ha corso durante quest’anno. Nell’ultima seduta i prezzi hanno superato la soglia dei 1.500 dollari per oncia, il livello più alto negli ultimi due mesi, grazie alle incertezze residue sulla possibilità che l’accordo di pace tra Usa e Cina venga effettivamente siglato. «Informazioni e statistiche scarseggiano a causa delle festività, e non abbiamo ancora visto nulla di concretamente firmato in merito alla cosiddetta Fase uno dell’accordo» hanno spiegato gli analisti riferendosi all’intesa tra Trump e Xi. Il mercato non ha la certezza che gli annunci di pace possano realmente sfociare in una vera intesa e così resta un clima di incertezza sufficiente a sostenere i prezzi.

Le persistenti preoccupazioni legate alla crescita restano: gli ultimi dati hanno mostrato che i nuovi ordini di beni di consumo sul mercato Usa crescono con difficoltà in novembre e le spedizioni calano, lasciando intendere che che gli investimenti probabilmente si manterranno in frenata nell’ultima frazione dell’anno. L’oro è cresciuto del 17% quest’anno: la performance del 2019 si avvia ad essere la migliore dal 2010, soprattutto grazie al braccio di ferro tra Trump e la Cina e il suo impatto sulla crescita economica globale. E per alcuni analisti le probabili (e per certi versi ineludibili) frizioni tra le due superpotenze potrà fare da catalizzatore per la corsa al bene rifugio anche per tutto il 2020.

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