Farmaco cura la leucemia linfatica senza ricorso alla chemioterapia

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Leucemia, ecco la cura chemio free con farmaci biologici. La cura messa a punto con il contributo dell’equipe di ematologia del Sant’Anna. Cuneo: “E’ una possibilità in più da offrire ai pazienti”. Ferrara, 23 giugno 2020 – Per la leucemia linfatica in ricaduta, cioè la leucemia recidivante o cronica, c’è una nuova cura che vede anche il contributo dell’équipe di ematologia del Sant’Anna di Cona diretto da Antonio Cuneo.

È a base di due farmaci biologici, il venetoclax e il rituximab, che superano la chemioterapia, un metodo ormai datato, che non solo sta dando ottimi risultati sui pazienti trattati ma sembra che comporti anche dei risparmi in termini economici rilevanti. Il lavoro dei medici ferraresi, su un gruppo di pazienti, ha permesso di completare, prima lo studio clinico e poi ha fornito un supporto medico-tecnico a una società specializzata nella valutazione i costi/ benefici dei farmaci per conto di Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, che si chiama Isheo e ha sede a Roma.

Antonio Cuneo, direttore di Ematologia al Sant'Anna
Antonio Cuneo, direttore di Ematologia al Sant’Anna

Con questa combinazione di farmaci di ultima generazione, insomma, il paziente a parte il primo periodo di cure che deve affrontare recandosi in ospedale, può con il tempo, diradare i controlli e curarsi a casa per una durata massima di due anni. “È una terapia che ci sta dando ottimi risultati sui pazienti trattati ma non possiamo prescriverla a tutti” afferma il numero uno di ematologia di Cona. Anche questo nuovo metodo, infatti, deve rispondere al criterio ‘dell’appropriatezza della cura’ e cioè ad ogni paziente deve essere somministrata la terapia che più si con fa al quadro clinico del malato da trattare ma il nuovo metodo “è per noi una possibilità in più di cura che possiamo fornire al malato secondo un ventaglio di terapie disponibili” commenta ancora Cuneo. Per trattare la leucemia cronica ci sono diverse cure: la chemioterapia “un metodo superato” afferma l’ematologo ferrarese, e poi c’è un’altra cura biologica, quella che è stata scoperta per prima “a base di un farmaco, ibrutinub, che però deve essere assunto dal paziente per sempre o fino a quando questo è efficace contro la malattia” precisa ancora.

La nuove cura “chemio-free” invece presenta una serie di vantaggi perché funziona sulla malattia, ha una durata di massimo 24 mesi e, che di questi tempi ce n’è bisogno, ha un costo più basso per il Sistema sanitario nazionale. Secondo i farmaco-economisti dell’Isheo di Roma, dopo aver lavorato fianco a fianco con gli ematologi estensi per tradurre i risultati medici dello studio, la nuova cura biologica per la leucemia cronica può abbattere i costi sulla cura di 3300 pazienti italiani di leucemia linfatica cronica di oltre 70milioni di euro in un anno. Sempre per i malati di tumori del sangue accanto alla bella notizia della nuova cura per la leucemia c’è però quella che preoccupa. Secondo Cuneo, che ha partecipato a una ricerca che ha toccato 33 centri ematologici italiani, il Covid 19 ha fatto calare il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la malattia, “circa 3500 l’anno”, di un terzo. E le cause sono collegate al fatto che i pazienti, per paura del contagio non si sono recati in ospedale, oltre alla riduzione delle attività ambulatoriali che di solito scoprono con la visita la malattia.

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