Culture diverse associano emozioni diverse ad ansia e paura

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Ansia o paura? Le emozioni e le parole per esprimerle. I vocaboli che indicano le emozioni si associano a significati diversi nelle differenti lingue del mondo. Ci sono però anche tratti universali, per esempio tutti i popoli distinguono tra emozioni positive e negative.

Rabbia, paura, gioia e tristezza sono tra le emozioni fondamentali, ritenute universali. Eppure sono concettualizzate in modo diverso nelle differenti culture, associandosi o sovrapponendosi. Lo afferma uno studio pubblicato su “Science” da un gruppo di psicologi dell’Università del North Carolina a Chapel Hill e del Max-Planck-Institut che ha affrontato il problema dal punto di vista del linguaggio, analizzando come le diverse lingue del mondo esprimono le emozioni.

Gli autori hanno considerato in particolare la co-lessificazione, cioè il fenomeno linguistico per cui una parola è usata con significati diversi. Secondo gli autori, la co-lessificazione riferita alle emozioni può rivelare quali di esse sono considerate simili e quali distinte, annullando o viceversa accentuando le diverse sfumature.

Sulla base di un’ampia banca dati chiamata CLICS, che comprende ben 2474 lingue del mondo, i ricercatori hanno scoperto che le reti di co-lessificazione in cui sono associate le parole possono variare notevolmente. Per esempio, alcune lingue considerano il dispiacere simile alla paura e all’ansia, mentre altre lo assimilano maggiormente al rimpianto. Rilevante anche il fatto che una stessa emozione possa avere una valenza positiva o negativa. Nelle lingue austronesiane, parlate in Oceania, la sorpresa si associa alla paura, mentre nelle lingue daiche, parlate in Indocina, si associa alla speranza.

Queste differenze rispettano in qualche modo la vicinanza geografica: i gruppi linguistici tra loro vicini tendono infatti a esprimere le emozioni in modo più simile di quanto non facciano con gruppi linguistici lontani. Secondo gli autori, questo riflette, come prevedibile, i contatti tra le diverse popolazioni, che hanno portato a condividere anche la concettualizzazione delle emozioni.

Tra le tante differenze, però, i ricercatori hanno riscontrato tratti universali. Tutte le lingue considerate fanno distinzione tra emozioni piacevoli e spiacevoli, e tra emozioni che suscitano livelli alti o bassi di attivazione.

Questi tratti universali nella struttura semantica delle emozioni nelle diverse famiglie linguistiche indicano che si tratta di dimensioni psicofisiologiche comuni e condivise da tutti gli esseri umani”, ha commentato Kristen Lindquist, dell’Università del North Carolina, autrice senior dello studio.
La ricerca, come sottolinea Asifa Majid, dell’Università di York, in Regno Unito, in un articolo di commento pubblicato sullo stesso numero di “Science”, ha il grande pregio di aver considerato un gran numero di lingue del mondo, anche quelle di popolazioni molto piccole. Questo però è anche il suo limite, dato che le liste di vocaboli e i significati loro associati sono compilate dai linguisti usando una lingua franca come l’inglese. E in questa procedura si possono insinuare inconsapevolmente incomprensioni e slittamenti di significato che si ripercuotono sul risultato finale dell’analisi.
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