Anche i gatti possono contrarre e diffondere il coronavirus

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I gatti con il coronavirus potrebbero essere molti di più di quanto calcolato finora. A riferirlo è un nuovo studio, secondo cui i gatti che hanno sviluppato livelli più alti di anticorpi avevano un proprietario positivo alla Covid-19. Per proteggere i nostri animali, suggeriscono i ricercatori, sarebbe meglio prendere precauzioni come il distanziamento fisico.

Sappiamo ormai che anche i gatti possono purtroppo contrarre il nuovo coronavirus. Ma oggi una nuova ricerca della Huazhong Agricultural University, in Cina, riporta l’attenzione su questo argomento, dimostrando che i gatti infettati dal Sars-cov-2 potrebbero essere molti di più di quanto creduto finora. Il loro studio, svolto a Wuhan, città cinese da cui è partita la pandemia da Covid-19, è stato pubblicato sulla rivista peer-review Emerging Microbes & Infections.

Coronavirus, i gatti affetti sarebbero molti di più del previstoPer giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno svolto tra gennaio e marzo scorsi tamponi (anali e nasali) e test sierologici in 102 gatti, di cui 46 abbandonati, 41 ricoverati e 15 gatti proveniente da famiglie con pazienti risultati positivi al nuovo coronavirus. Dalle analisi è emerso che, sebbene nessuno dei felini fosse risultato effettivamente positivo per la Covid-19 o avesse manifestato sintomi evidenti, in 15 avevano sviluppato gli anticorpi contro il nuovo coronavirus e tra questi 11 mostravano gli anticorpi neutralizzanti, proteine in grado di legarsi e neutralizzare il bersaglio, bloccando così l’infezione.

Non solo. Mentre alcuni presumibilmente avevano contratto il virus da altri gatti, i 3 felini che hanno riportato i più alti livelli di anticorpi provenivano tutti dalle famiglie con pazienti positivi. Sebbene non ci siano attualmente solide prove che dimostrano la trasmissione del coronavirus dagli esseri umani ai felini, alla luce di questi nuovi dati i ricercatori presumono che sia doveroso prendere delle precauzioni.

“È ragionevole ipotizzare che queste infezioni siano probabilmente dovute al contatto con l’ambiente contaminato dal nuovo coronavirus o con il contatto di pazienti con la Covid-19, commenta l’autore dello studio, Meilin Jin: “Pertanto dovrebbero essere prese in considerazione misure per mantenere una distanza adeguata tra i pazienti e gli animali da compagnia come cani e gatti, e dovrebbero essere stabilite anche misure di igiene e quarantena per quegli animali ad alto rischio”.

Analizzando il tipo di reazioni anticorpale degli animali, i ricercatori hanno osservato che erano paragonabili a quelle provocate da altre infezioni stagionali da coronavirus, dato che indica che i gatti possono nuovamente correre il rischio di reinfettarsi. Serviranno tuttavia ulteriori ricerche per poterlo dimostrare e per far luce sull’ancora poco chiaro percorso del nuovo coronavirus dagli essere umani a questi animali. “L’indagine ha confermato che tutti i campioni positivi agli anticorpi sono stati prelevati dopo l’epidemia, suggerendo che l’infezione dei gatti potrebbe essere dovuta alla trasmissione del virus dall’uomo a questi animali”, conclude l’autore.

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