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Serve una nuova Europa per il dopo Brexit?

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A Londra l’incontro MacroGeo: con la Brexit e l’arrivo di Trump maggiori pericoli per la costruzione comunitaria. Pesano fattori economici ma anche la vicinanza geografica alla parte di mondo più esposta a instabilità e guerre.

Il processo di integrazione europea è stato lungo sessant’anni. Ma in tempo per l’anniversario, nel marzo prossimo, cresce il rischio di un processo di “disintegrazione europea”, che porti a un raggruppamento di Paesi con caratteristiche macroeconomiche simili o compatibili, o appartenenti alla medesima catena industriale. Un’eventualità che causerebbe la perdita dell’enorme capitale economico, finanziario e politico speso per integrare l’Europa per oltre mezzo secolo. E’ il monito che arriva dal primo convegno di MacroGeo, nuovo think tank indipendente di analisi macroeconomica e geopolitica con base a Londra, guidata l’economista Brunello Rosa, che ne è amministratore delegato e capo economista, con l’economista Nouriel Roubini come capo consigliere economico, il direttore di Limes Lucio Caracciolo come capo delle analisi geopolitiche e il presidente del gruppo Espresso Carlo De Benedetti come presidente.

Intitolato “The future of Europe after Brexit and Trump” e tenuto a Guildhall, primo municipio della capitale britannica, al convegno di ieri hanno partecipato fra gli altri Mark Boleat, presidente del Comitato Risorse della City of London Corporation, l’ex-presidente del Consiglio e Commissario Europeo Mario Monti e l’ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano.
Attraverso mappe e grafici, gli interventi hanno messo in luce che l’Europa, dominatrice del mondo all’inizio del secolo scorso, è oggi “dominata da dinamiche geopolitiche globali che non è in grado di controllare”, come ha affermato Caracciolo. Il nostro continente confina con quella che il think tank definisce “Caosland”, la fetta di mondo più esposta a instabilità, terrorismo, migrazioni, cambiamento climatico. L’ad di MacroGeo Brunello Rosa predice che dalla disgregazione europea emergerà un’Europa a “centri concentrici “, prima l’eurozona, poi una Ue flessibile, quindi uno spazio economico aperto a Gran Bretagna, Turchia, Ucraina.
Dal dibattito sono emersi i paradossi del nostro tempo. Collegato via video, l’ingegnere De Benedetti ha espresso sorpresa davanti a un mondo rovesciato in cui “il presidente cinese Xi Jinping difende la globalizzazione e il nuovo presidente americano Trump si batte per il protezionismo”. Anche lui in collegamento video, da Bruxelles, l’ex-premier Monti ha citato “la crescente sconnessione fra governi e cittadini e i programmi troppo a breve termine di leader e governi”. Roubini ha messo in guardia sulle conseguenze delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro. Mentre l’ambasciatore Terracciano ha sottolineato che “il costo di disgregare la Ue sarebbe comunque troppo alto per tutti” e il presidente della City Boleat ha ironizzato che il negoziato sulla Brexit, se ci fosse la volontà politica da entrambe le parti, si potrebbe concludere “in un week-end”. La morale, parafrasando D’Azeglio, potrebbe essere che, fatti gli europei, adesso bisogna fare l’Europa: per salvarla dalla Brexit e da Trump. Anzi, bisognerà rifarla.

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