Politica economica, indebitamento ed aumento dello Spread

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Che cos’è lo spread? Da qualche giorno si parla nuovamente di “spread”: ma che cosa indica? E perché quando aumenta sono tutti così preoccupati?

Nelle ultime ore è tornato prepotentemente di attualità, si legge sulle prime pagine dei giornali, sui siti di informazione, si sente nei servizi dei telegiornali: lo spread, che nelle ultime ore è cresciuto di diversi punti destando la preoccupazione dei politici e degli operatori finanziari.

Ma che cosa indica lo spread? E perché l’aumento di questo indicatore economico scatena il panico sui media e nei mercati?

Italia-Germania. Il termine spread, letteralmente “divario”, indica la differenza di rendimento tra i titoli di stato italiani a 10 anni (i BTP) e gli equivalenti titoli pubblici tedeschi. Il rendimento dei titoli di stato è un ottimo indicatore dello stato di salute dell’economia di un paese: più il sistema è solido, meno i titoli sono rischiosi e offrono quindi agli investitori rendimenti più bassi.

In altre parole, lo spread tra i BTP italiani e i Bund tedeschi indica quanto sia più rischioso prestare i soldi all’Italia rispetto alla Germania, considerata particolarmente affidabile grazie all’eccezionale solidità della sua economia.

Debito pubblico al 31 dicembre 2017
Debito pubblico al 31 dicembre 2017

La prima vittima di un aumento dello spread è il debito pubblico: l’aumento dei tassi di interesse fa sì che lo Stato sia costretto a spendere di più per finanziare il proprio debito, cioè per pagare gli interessi a chi ha acquistato BTP, innescando una spirale negativa dalla quale è sempre più difficile uscire.

Tocca tutti. Le variazioni dello spread hanno quindi ripercussioni veloci e concrete non solo sul macrosistema economico, ma anche sui conti delle imprese e sui nostri portafogli.

L’aumento dei tassi di interesse rende più difficile l’accesso al credito da parte delle aziende italiane, rendendole così meno competitive rispetto a quelle straniere.

Lo stesso effetto negativo rischia di fare aumentare il costo di mutui e prestiti anche per i privati cittadini, innescando così una nuova stretta su acquisti e investimenti dalla quale il nostro paese si è appena liberato dopo la grande crisi di 10 anni fa.

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