Manifesto Tagliadebito pubblico del Presidente dell’Abi

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Patuelli (Abi): non si può accumulare debito pubblico in eterno. Il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, rilancia la necessità di ridurre il debito dello Stato. È tra i firmatari del manifesto Tagliadebito.

“Chi ha fatto tanti debiti nei decenni come lo Stato italiano non può dimenticare il debito accumulato e non può accumularne sempre di più in eterno sperando che qualcuno lo compri, perché questo è un rischio elevatissimo”. Il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, ha parlato del debito italiano all’evento Young Factor promosso dall’Osservatorio permanente giovani-editori e da Intesa Sanpaolo.

Patuelli (Abi): non si può accumulare debito pubblico in eterno.Patuelli tra i firmatari del Tagliadebito. Patuelli ha rilanciato quanto già dichiarato nelle scorse settimane sulle pagine di Mf-Milano Finanzaquando disse che “L’Italia deve stupire il mondo per la sua capacità di ridurre il debito pubblico, che fino al 1994 era inferiore a 1.000 miliardi di euro e che è lievitato di anno in anno senza soluzione di continuità, fino ad arrivare a marzo scorso a 2.755 miliardi”. E non è un caso che Patuelli sia tra i primi firmatari del manifesto per il Tagliadebito, l’iniziativa di Milano Finanza e Class Editori che propone di coniugare l’abbattimento del debito pubblico alla valorizzazione del risparmio degli italiani (è possibile saperne di più e sottoscrivere l’appello a questo link).

Tassi, con la lira erano fino al 19,5%. Il presidente dell’Abi ha anche parlato del prossimo aumento dei tassi da parte della Banca Centrale Europea e sulla possibilità che, dopo anni di valori negativi, si torni a tassi sopra lo zero prima della fine dell’anno. “Chi ha consapevolezza della storia si rende conto che noi con la lira abbiamo avuto dei tassi fino al 19,5%, e l’Italia nell’euro dovrebbe avere al massimo lo 0,5% entro Natale, quindi una quota infima”. Allo stesso modo, ha detto che sono state “carenti di cultura storica” le critiche alla moneta unica a partire dalla sua entrata in vigore, anche con riferimento allo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi: “Se uno va a vedere nell’Ottocento, prima dell’unità d’Italia, lo spread non era ai 250 punti di questa mattina, che ci preoccupa moltissimo, ma era conteggiato in migliaia. Era da 2.500 a 3.500 punti base, dal 25% al 35%”.

In aumento i tassi d'interesse Inflazione, preoccupano gli effetti sul risparmio. Infine, Patuelli ha espresso preoccupazione per gli effetti dell’inflazione sul risparmio. “Ci saranno dei meccanismi di adeguamento, prima o poi, per salari e stipendi. Ma l’adeguamento all’inflazione per il risparmio non c’è. Quindi da un lato, chi ha il risparmio deve investirlo con grande consapevolezza e responsabilità. Dall’altro lato bisogna vedere anche se l’acquisto di qualche cosa, non solo di consumo, può essere utile effettuarlo” o meno. In attesa che si trovi un modo per mettersi alle spalle la fiammata dei prezzi dell’energia: “Stiamo vivendo mesi terribili di esplosione dei prezzi perché si è preferita la comodità di approvvigionamenti che sembravano facili ma davano dipendenza. Ora bisogna correre per recuperare gli anni della comodità”. (riproduzione riservata)

Rendimenti dei titoli di Stato europei in forte rialzo, dopo la riunione nella Fed in cui si è decretato un aumento di 75 punti base del tasso d’interesse, l’incremento più sostanzioso dal 1994. A spingere in rialzo il tasso di finanziamento dei Titoli di Stato dell’eurozona, ha contribuito anche la Swiss National Bank, con l’inaspettato aumento del tasso d’interesse sui depositi sul franco di 50 punti base, portandolo da un -0,75% a -0,25%. Mercati azionari sia europei che americani in forte ribasso. Lo yield del Btp con scadenza dieci anni torna nuovamente vicino alla soglia dei 4 punti percentuali, al momento a 3,93%. I movimenti di maggior entità sono quelli registrati dal decennale tedesco che si porta a quota 1,78%, un incremento di circa 8%. Spread in forte contrazione, anche grazie alle misure anti-frammentazione da parte della Bce, e si attesta poco sopra i 200 punti base, a 205 pb.

Proprio grazie allo scudo anti-spread, il quale dovrebbe contenere l’incremento dei rendimenti obbligazionari dei titoli governativi dei Paesi con più debito, si potrebbe applicare una stretta monetaria più rapida del previsto, al fine di raggiungere la soglia obiettivo dell’inflazione (2%) il prima possibile, secondo gli economisti di Deutsche Bank. Le previsioni confermano comunque un aumento dei tassi in luglio di 25 punti base, seguito da un rialzo di 50 pb nei mesi di settembre, ottobre e dicembre. Un atteggiamento, quello della Bce, decisamente più accomodante rispetto a una Fed aggressiva, che ha come priorità la lotta all’inflazione in un orizzonte di tempo breve, con il rischio però di pesanti conseguenze sull’economia reale, come l’aumento della disoccupazione e il rallentamento della crescita.

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