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L’Italia ferma sul digitale, nuovo motore economico finanziario

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Senza educazione finanziaria non c’è stabilità economica. Italia attardata sulla formazione dei cittadini, giovani in particolare. Eppure le sfide del digitale hanno messo fuori gioco la vecchia trasmissione di conoscenze “di padre in figlio”.L’alfabetizzazione finanziaria è uno strumento vitale per combattere le disuguaglianze, permettendo di aumentare la consapevolezza dell'”homo economicus” in quelle decisioni che segnano dei cambiamenti di vita: dalla valutazione di un contratto di lavoro, all’acquisto della prima casa piuttosto che una gestione oculata dei propri risparmi per assicurarsi una vecchiaia serena.

E’ la lezione portata a casa dal decimo anniversario dalla fondazione dell’INFE, il network internazionale sull’Educazione Finanziaria in seno all’OCSE, del quale Global Thinking Foundation è affiliata. Oltre 200 esperti da 65 nazioni tra rappresentanti delle banche centrali, istituzioni finanziarie e organizzazioni no profit si sono riuniti a Parigi per raccogliere il testimone che, dagli Spring Meetings del Fondo Monetario Internazionale di metà aprile, il Direttore Christine Lagarde ha idealmente passato al Segretario Generale OCSE Angel Gurria sul tema dell’inclusione finanziaria nell’era della digitalizzazione globale.

I dati che riguardano l’Italia – arricchiti con nuovi questionari nelle rilevazioni PISA – non sono incoraggianti: i nostri studenti ottengono risultati peggiori in “financial literacy” rispetto a studenti di altri 15 Paesi del mondo che ottengono risultati simili in matematica e letteratura, posizionandosi così ancora sotto la media OCSE. Ed è stato proprio il segretario Gurria a ricordare come nel rapporto OCSE al G20 sia stato evidenziato che solo garantire adeguati livelli di educazione finanziaria e protezione dei consumatori nell’era digitale permette una gestione oculata delle opportunità e dei rischi che proprio una rapida “digitalizzazione finanziaria” in corso necessita più che mai.

Se il digitale è la direttrice principale della crescita, in cima alla classifica delle competenze finanziarie tra le nuove generazioni è la Cina: guida con una media di tre studenti su dieci con livelli di eccellenza, rispetto ad una media OCSE di uno su dieci. Per gli adulti, la media dei Paesi G20 aumenta al 50%.

La relazione tra alfabetizzazione e stabilità finanziaria, in un mondo e con mercati finanziari più complessi e sfidanti, è sempre più stretta. La trasmissione delle competenze economiche e finanziarie non può più essere demandata alle “pillole di saggezza” che passano dai genitori ai figli. Dal banking on line ai pagamenti digitali, passando per le soluzioni di pensionamento ed investimento e l’offerta di lavoro legata anche a “soft skills” sempre più importanti, le famiglie devono essere aiutate da politiche di Governo mirate. Progettare e sviluppare migliori politiche di alfabetizzazione finanziaria aiuterà tutti, dalle nuove generazioni ai cittadini più anziani, ad acquisire e/o a consolidare una solida cultura finanziaria, base per una maggiore inclusione sociale e lavorativa.

La crisi finanziaria, la stretta al credito e le esplosioni di crisi bancarie hanno messo in luce la sottovalutazione da parte delle istituzioni di come l’inadeguatezza da parte di risparmiatori ed investitori, soprattutto “retail”, ad affrontare il momento difficile sia stato ampliato da una carenza di alfabetizzazione finanziaria. D’altronde basta ricordare i 350mila piccoli risparmiatori coinvolti dal default argentino per far emergere l’Italia come un Paese che ha subito più di altri le crisi finanziarie che si son avvicendate nei decenni, da quelle esterne dei Paesi emergenti negli anni ’90 sino a quelle interne legati a nomi come Cirio e Parmalat, tristemente noti.

L’Italia è stato l’ultimo dei Paesi del G20 a dotarsi di una strategia nazionale per intervenire a tutti i livelli. Falla toppa con il Comitato Nazionale per l’Educazione Finanziaria, che è solo all’inizio del percorso. Il dividendo dell’alfabetizzazione dei cittadini è diffuso. Recenti, dalla maggiore crescita e sviluppo socio economico alla possibilità di alleviare la pressione sul sistema pensionistico, grazie a una più attenta gestione individuale dei propri risparmi. Tema cruciale per un Paese anziano, come l’Italia. Inoltre, eliminare le differenze di genere promuovendo iniziative per una maggiore consapevolezza nelle decisioni e nell’utilizzo dei servizi bancari e nei prodotti finanziari di base migliorerebbe una crescita più inclusiva anche di una parte del Paese penalizzata nella partecipazione al mondo del lavoro.

Un’alfabetizzazione finanziaria ampia e diffusa diventa anche un’arma importante per combattere le disuguaglianze, soprattutto in società dove la sfiducia nelle istituzioni pare sempre più contagiosa. E nelle quali il “capitale sociale”, che storicamente ne ha rappresentato la forza, rischia di sgretolarsi davanti alle crisi finanziarie che minacciano le condizioni di vita, rendendo difficile affrontare in maniera coesa sfide importanti come migrazioni e digitalizzazione. Se i cittadini stanno male, sale la richiesta di muri e barriere. Dopo dieci anni da una crisi finanziaria globale che ha lasciato il segno in tutti i Paesi e nei loro sistemi economici e sociali, la lezione è una sola ed è legata alla necessaria e urgente priorità ad impegnarsi in misure per una crescita economica inclusiva evitando di ripetere errori del passato. Per farlo servono politiche per l’alfabetizzazione finanziaria, sin dalle scuole primarie, per formare cittadini economicamente preparati a sfide lavorative e sociali complesse.

*Presidente Global Thinking Foundation.
Fondata nel 2016, Global Thinking Foundation nasce con la missione di promuovere l’educazione finanziaria, rivolgendosi alle famiglie e alle donne, agli studenti, agli investitori e ai risparmiatori. La fondazione supporta, promuove e organizza progetti e iniziative volti alla diffusione della cittadinanza economica e dell’alfabetizzazione finanziaria, sostenendo un approccio valoriale all’economia e alla finanza.

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