Un esopianeta nella fascia di abitabilità di Kepler-1649

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Un pianeta terrestre nascosto in piena vista. Nuove analisi sui dati raccolti dal telescopio spaziale Kepler hanno permesso di scoprire un pianeta terrestre con caratteristiche molto simili alla Terra.

Riesaminando con nuovi metodi i dati del telescopio spaziale Kepler (NASA), in pensione dal 2018, un gruppo ricercatori ha scoperto un esopianeta di tipo terrestre in orbita nella fascia di abitabilità della sua stella, chiamata anche riccioli d’oro: quella zona alla “giusta distanza dalla stella” dove riteniamo che, su un pianeta roccioso (se c’è), l’acqua (se c’è) possa mantenersi liquida. Il nuovo esopianeta, che i primi studi non avevano rivelato, sembra avere caratteristiche sorprendenti: di tutti i pianeti trovati grazie a Kepler, questo pare il più simile alla Terra per dimensioni, massa e per la temperatura che potrebbe esserci al suolo.

Tutto a favore della vita (tranne la stella). Il pianeta Kepler-1649c, terzo del suo sistema planetario (identificato perciò con la lettera “c”), è a circa 300 anni luce da noi. In base ai dati, la sua massa è pari a 1,06 volte quella della Terra, e la quantità di luce che riceve dalla sua stella è stimata essere attorno al 75% di quella che la Terra riceve dal Sole: le temperature, in superficie, potrebbero dunque essere molto simili a quelle terrestri. I dati del telescopio non permettono invece di sapere nulla della sua atmosfera: né se c’è, né da che cosa è composta, perciò l’ipotesi della presenza di acqua non è neppure un’ipotesi, ma una speculazione basata sui pochi parametri noti, e ulteriori osservazioni non potrebbero al momento aggiungere nulla di più.

Il telescopio spaziale Kepler in numeri: dati aggiornati al 24 ottobre 2018. | NASA
Il telescopio spaziale Kepler in numeri: dati aggiornati al 24 ottobre 2018. | NASA

Quanto alla vita, c’è un importante elemento a sfavore: la stella di quel sistema, che per adesso si chiama solamente Kepler-1649, è una nana rossa. Appartiene cioè a quella tipologia di stelle che frequentemente emettono fortissime radiazioni, che possono sterilizzare ogni forma di vita a noi nota. «Ma la scoperta di un pianeta così simile alla Terra ci fa sperare di poterne trovare altri, anche attorno a stelle stabili come il Sole: una probabilità in aumento, anche grazie al fatto che riusciamo ad analizzare sempre più in dettaglio i dati raccolti da telescopi come Kepler», afferma Thomas Zurbuchen (NASA).

Il più simile. Kepler-1649c orbita attorno alla sua stella in soli 19,5 giorni terrestri (1 anno, per quel pianeta), mentre un altro pianeta di cui si conosceva l’esistenza, a circa metà strada tra la stella e “c”, ha un anno più lungo: mentre “c” ruota nove volte attorno alla stella, il pianeta più interno ruota solo 4 volte – e questo, affermano i ricercatori nello studio pubblicato su Astrophysical Journal Letters – indicherebbe che si è creata una stabilità tra i pianeti di quel sistema.

Ciò che in questa scoperta ha entusiasmato la comunità degli astrobiologi è il fatto che sono noti esopianeti con dimensioni simili alla Terra, come TRAPPIST-1f e forse anche Teegarden c, e sono noti anche pianeti extrasolari con temperature superficiali vicine a quelle terrestri, come TRAPPIST-1d e TOI 700d, ma nessun pianeta aveva finora mostrato di avere entrambe le caratteristiche. «Questo rende Kepler-1649c particolarmente interessante», ha affermato Andrew Vanderburg (dip. di astronomia della University of Texas, Austin, USA), coordinatore dello studio: «se ci fossimo accontentati dei primi studi su quei dati, ce lo saremmo perso.»

Del resto, alla NASA sono consapevoli dei limiti di Kepler Robovetter, il software utilizzato per filtrare i dati delle osservazioni del telescopio spaziale Kepler, che valuta la “caduta di luce” di una stella quando qualcosa le passa davanti (rispetto all’osservatore). Il software deve decidere se il calo di luminosità può essere attibuito con certezza al transito di un pianeta: se l’analisi non porta a un risultato certo, il fenomeno viene classificato come “falso positivo”, ed è proprio la rianalisi dei falsi positivi che ha permesso di identificare Kepler-1649c.

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