Un editoriale dell’Inaf a Parigi sulla lente gravitazionale

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Eddington, Einstein e la teoria della Gestalt.  Per celebrare i cento anni dall’eclissi di Sole del 29 maggio 1919, prima prova sperimentale della Relatività generale, da oggi al 29 maggio si tiene a Parigi un congresso su Sir Arthur Eddington. Si parlerà anche degli scambi e delle reciproche influenze fra il celebre astrofisico e gli psicologi della scuola della Gestalt.

A partire da oggi e fino al 29 maggio si terrà all’Osservatorio astronomico di Parigi il congresso Arthur S. Eddington: From Physics to Philosophy and Back Again. Lo scopo del convegno è quello di celebrare i 100 anni dall’eclissi di Sole del 29 maggio 1919, che costituì la prima prova sperimentale della Teoria della relatività generale.

L’astrofisico inglese Sir Arthur Stanley Eddington (1882–1944). Fonte: Wikimedia Commons
L’astrofisico inglese Sir Arthur Stanley Eddington (1882–1944). Fonte: Wikimedia Commons

La Teoria di Einstein infatti aveva previsto che le masse imprimessero una curvatura nello spazio circostante. Questa curvatura intrinseca dello spazio-tempo fa sì che i raggi luminosi passando vicino a una massa si incurvino e possano essere focalizzati, come avviene quando passano attraverso una lente convessa. Per questo, il fenomeno è oggi conosciuto come lente gravitazionale.

Nessuno aveva osservato un effetto di lente gravitazionale prima del 29 maggio del 1919.

Gli astronomi ipotizzarono che l’effetto di incurvamento dei raggi luminosi provenienti da stelle prospetticamente vicine al Sole avrebbe causato un lieve spostamento delle loro posizioni apparenti sulla volta celeste. Questo fenomeno avrebbe potuto essere osservato soltanto in occasione di un’eclissi, perché l’oscuramento della luce del Sole avrebbe potuto permettere di misurare con precisione le posizioni di stelle prospetticamente vicine al disco solare.

L’astronomo inglese Sir Arthur Eddington guidò la spedizione che doveva osservare l’eclissi di Sole visibile dall’isola Principe, al largo della costa ovest africana. In parallelo, un’altra spedizione astronomica doveva effettuare le stesse misure a Sobral, in Brasile. Benché disturbata dal brutto tempo, la spedizione guidata da Eddington riportò con successo il risultato che provava lo spostamento delle immagini dovuta alla deflessione dell’effetto lente gravitazionale. E anche le osservazioni a Sobral produssero risultati in favore dell’effetto previsto da Einstein.

Oltre a dedicare un’ampia sezione all’eclissi, il convegno di Parigi vuole studiare a fondo il personaggio di Eddington, in tutti i suoi aspetti: religioso (era quacchero), filosofico e psicologico.

In alto, il banner del convegno di Parigi. In basso, il celebre triangolo di Kanizsa, un esempio di illusione ottica basata sulla Gestalt
In alto, il banner del convegno di Parigi. In basso, il celebre triangolo di Kanizsa, un esempio di illusione ottica basata sulla Gestalt

Eddington infatti era molto interessato ai processi psicologici che portano, a partire dall’osservazione dei dati attraverso i nostri recettori nervosi, alla formulazione delle teorie sul mondo. Egli distingue tra i dati grezzi che arrivano al cervello attraverso i nervi e quello che lui chiama “storyteller’s story”, cioè il racconto che noi elaboriamo nella nostra coscienza usando questi dati per formulare la rappresentazione della realtà esterna. Il suo approccio era fondamentalmente ‘strutturalista’, nel senso che secondo lui lo scienziato deve scoprire la ‘struttura’ intrinseca del mondo fenomenico e attribuirgli un significato.

Per questo suo atteggiamento, i suoi libri destarono l’interesse degli psicologi tedeschi appartenenti alla Scuola della Gestalt. La parola tedesca Gestalt può essere tradotta con ‘struttura’  o ‘forma’.  Questa scuola psicologica sosteneva che l’uomo percepisce per prima cosa la ‘struttura’ degli oggetti, senza passare per l‘analisi delle loro singole componenti. Inoltre i gestaltisti erano molto interessati alla fisica e miravano a una trattazione scientifica della psicologia che portasse a una visione unificata con le altre scienze. Si può anche ricordare che il fondatore del movimento della Gestalt, Max Wertheimer, fu amico di Einstein e discusse a lungo con lui dei processi mentali che portarono all’elaborazione delle sue teorie relativistiche. Questi interessi degli psicologi della Gestalt per la fisica e per un approccio strutturalista alla conoscenza portarono a un proficuo scambio di lettere e libri con Eddington. Anche di questo si parlerà al convegno di Parigi.


Anna Curir è un’astronoma associata all’Inaf presso l’Osservatorio astrofisico di Torino. Si occupa di dinamica delle galassie e di struttura della Via Lattea. Si interessa anche di psicologia e storia della scienza. Il 28 maggio presenterà al convegno di Parigi una relazione su “Arthur Eddington and the Gestalt theory”.


Guarda su MediaInaf Tv l’intervista a Stefano Giovanardi sull’eclissi del 29 maggio 1919:

Einstein e la massa relativistica

Gli scritti di Einstein sono esaminati per vedere come ha trattato il concetto di massa e in particolare se ha mai introdotto la massa relativistica. La conclusione è che la massa relativistica non appare mai – con la possibile eccezione del libro The Evolution of Physics in cui alcuni passaggi potrebbero portare il lettore a pensare che la massa dipenda dalla velocità. È anche risaputo che in una lettera del 1948 Einstein sconsiglia di usare questo concetto.

Scarica il PDF: Einstein e la massa relativistica Elio Fabri Dip. di Fisica “Enrico Fermi” Università di Pisa

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