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Su Marte c’è un bacino di acqua salata con la vita

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Su Marte c'è un bacino di acqua salata con la vita
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Scienzati italiani scoprono lago di acqua salata su Marte. Radar Marsis individua un bacino sotterraneo del diametro di 20 chilometri. “Ci sono buone probabilità che il Pianeta Rosso custodisca forme di vita”. L’annuncio sulla rivista Science

Nell’attesa di vedere la Luna e il cielo tingersi di rosso per le eclissi di venerdì 27 luglio, lo spazio ha deciso di regalarci un’altra sorpresa. Ma questa volta non si tratta di un evento naturale, ma di una scoperta dell’uomo, anzi, di una scoperta tutta italiana. Un team di ricercatori italiani è riuscito tramite ai dati raccolti dal radar “Marsis” a verificare la presenza, a circa un chilometro e mezzo di profondità nel sottosuolo del Pianeta Marte, di un lago salato con diametro 20 chilometri e una forma triangolare che potrebbe custodire forme di vita. Si tratta della prima prova della presenza di acqua allo stato liquido sul Pianeta Rosso. A darne l’annuncio sulla rivista “Science” è il team italiano di ricercatori dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), l’Università degli Studi Roma Tre, l’Università degli Studi D’Annunzio, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e la Sapienza di Roma.

I ricercatori italiani indicano che l’acqua è salata perché alla profondità di 1.450 metri, dove l’acqua è stata idenficata, la temperatura è sicuramente ben al di sotto di zero gradi centigradi. I sali, che probabilmente sono simili a quelli che la sonda NASA Phoenix ha trovato nel ghiaccio della zona circumpolare nord, agiscono da “antigelo” permettendo all’acqua di rimanere allo stato liquido. Insieme, acqua, sali, rocce e protezione dalla radiazione cosmica lascerebbero pensare alla presenza di forme di vita. Grazie alla sonda “Viking” della Nasa dal 1976 è diventato evidente il fatto che la superficie di Marte fosse un tempo coperta da mari, laghi e fiumi. “Il grande dilemma – racconta Roberto Orosei dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) – era quindi quello di scoprire dove fosse finita tutta quell’acqua. Buona parte – spiega – è stata portata via dal vento solare; un’altra porzione si è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto a nord, e un’altra ancora si è legata al terreno nel permafrost. Ma eravamo convinti di poter trovare ancora acqua allo stato liquido nelle profondità”.

Tale ipotesi era stata portata avanti fin dalla metà degli anni Novanta dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) che propose di lanciare un radar a bassa frequenza per investigare il sottosuolo a grande profondità. Troppo tardi comunque perché l’ideatore e il padre del radar Marsis, Giovanni Picardi, riuscisse a vedere il risultato del suo lavoro. Sfortunatamente il professor Picardi è morto nell’agosto 2015, poco prima che venissero acquisiti i dati.

Ma finalmente oggi è arrivata la notizia del ritrovamento dell’acqua. “Questa scoperta è una delle più importanti degli ultimi anni – così ha commmentato il presidente dell’ASI, Roberto Battiston -. Sono decenni che ricercatori italiani sono impegnati nelle ricerche su Marte insieme a ESA e NASA. I risultati del radar Marsis confermano l’eccellenza dei nostri scienziati e della nostra tecnologia. Sono un’ulteriore riprova dell’importanza della missione ESA a leadership italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul Pianeta Rosso alla ricerca di tracce di vita fino a due metri di profondità sotto la superficie del pianeta. Dunque ci vorrà ancora molto tempo prima di raggiungere fisicamente il lago salato, “ma ora – commenta sul suo blog Enrico Flamini, uno dei principali autori della scoperta – sappiamo che esiste questo luogo che ha tutte le caratteristiche per poter ospitare la vita e penso che un giorno, magari tra cent’anni, qualcuno riuscirà ad esplorarlo”.

Radar sopra Marte (Ansa)
Radar sopra Marte (Ansa)

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