Studio sugli anticorpi degli animali per curare il coronavirus

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Coronavirus, dagli anticorpi dei lama un aiuto contro Covid-19. I risultati di uno studio dell’Università di Gand (Belgio) su The Cell. Cinque anni fa i primi test su Winter, che oggi ha 4 anni. In laboratorio i suoi anticorpi si sono mostrati efficaci prima contro Sars-CoV1 e Mers-CoV, ora con Sars-CoV2. “Sembra riuscire a inibire il coronavirus nelle colture cellulari”.

Un potenziale alleato nella lotta al coronavirus potrebbe trovarsi nel più insospettabile degli animali: un lama. In particolare, un giovane esemplare di quattro anni. Da mesi gli scienziati di tutto il mondo stanno cercando un vaccino e una cura efficace per il Covid 19 e recentemente, su Science, è apparso per esempio uno studio che racconta come un candidato vaccino (PiCoVacc) ricavato da virus inattivati purificati sia stato testato con successo su animali come macachi, topi e perfino primati non umani. Diverse specie di animali, nella corsa alla ricerca di una soluzione per fronteggiare il virus, sono oggi al centro di esperimenti e test di laboratorio in attesa di esplorare studi clinici sull’uomo.

Coronavirus, dagli anticorpi dei lama un aiuto contro Covid-19In certi casi però la “cura” potrebbe arrivare direttamente dagli animali. La speranza di un team internazionale di ricercatori guidato da scienziati dell’Università del Texas, insieme ad alcuni collegi dell’Università di Gand in Belgio, risiede ora in un giovane lama chiamato “Winter”, inverno.

In uno studio appena pubblicato sulla rivista Cell i ricercatori spiegano infatti di aver trovato nel sangue del lama alcuni anticorpi che sarebbero in grado di evitare le infezioni da Covid-19. “E’ uno dei primi anticorpi in grado di neutralizzare Sars-CoV2” ha spiegato in una nota Jason McLellan dell’Università del Texas ad Austin.

Per arrivare a studiare gli anticorpi dei lama gli scienziati sono partiti da alcuni studi, effettuati circa quattro anni fa, sul piccolo Winter che allora aveva appena nove mesi. Color cioccolato, dal muso simpatico, il giovane Winter da anni vive in Belgio in un allevamento dove lavorano gli esperti dell’ateneo di Gand.

Quasi un lustro fa gli scienziati prelevarono alcuni anticorpi da Winter che dimostrarono di essere in grado di neutralizzare i virus Sars-CoV1 e Mers-CoV per circa sei settimane. E sempre gli anticorpi del lama, ora, hanno dimostrato di poter respingere anche Sars-CoV2.

Come ricorda il New York Times, non è la prima volta che i lama vengono usati nella ricerca di anticorpi utili a combattere virus e malattie: era già successo per esempio in esperimenti condotti nella lotta all’HIV.

Per Daniell Wrapp, fra i primi firmatari della ricerca, la chiave del successo degli anticorpi dei lama potrebbe essere legata alla dimensione ridotta e la capacità di questi collegarsi facilmente a diverse parti del virus. L’anticorpo più piccolo del lama può infatti accedere a piccole cavità e rientranze nella proteina spike (quella che permette al nuovo coronavirus di attaccare e infettare le cellule umane) e sembra essere in grado neutralizzarla. “Può prevenire l’attaccamento e l’ingresso, neutralizzando efficacemente il virus”, ha spiegato Wrapp.

E’ presto per poter dire se gli anticorpi di Winter e dei lama possano essere usati per tentare di fermare il virus fra gli esseri umani. Essendo anticorpi dovrebbero essere somministrati con anticipo per riuscire a scongiurare il contagio dato che “stai dando direttamente a qualcuno gli anticorpi protettivi e quindi, solo dopo il trattamento, le persone dovrebbero essere protette. Gli anticorpi potrebbero anche essere usati per trattare qualcuno che è già malato per ridurre la gravità della malattia” sostiene McLellan.

Per ora, questo anticorpo – una caratteristica genetica che i lama condividono con altri camelidi, – è stato testato in laboratorio e ha dimostrato con successo di poter inibire efficacemente il coronavirus nelle colture cellulari.

Secondo Xavier Saelens, virologo molecolare delll’università belga, gli anticorpi di lama possono legarsi o fondersi con altri anticorpi, compresi quelli umani, e rimanere stabili. Lo stesso Saelens però non nega che “c’è ancora molto lavoro da fare per cercare di portarlo a studi clinici. Se dovesse funzionare, Winter si meriterà di sicuro una statua”.

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