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Stonehenge, uomo e cane: un’amicizia millenaria. La prova in un dente

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Stonehenge, uomo e cane: un'amicizia millenaria. La prova in un dente
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Il reperto trovato non lontano dal celebre sito archeologico del Regno Unito ”racconta” un viaggio di 350 km percorsi da un cacciatore con il suo ”amico”, di dimensioni e aspetto simili a quelli di un pastore alsaziano d’oggi.

E’ il ”miglior amico dell’uomo” da almeno 7 mila anni e ora ne esiste una prova scientifica. Un dente di un cane preistorico, ritrovato nell’area dell’odierna Stonehenge, rivela una storia di vita e di caccia che i naturalisti accolgono come una svolta importante per comprendere i rapporti tra l’uomo e gli animali addomesticati. E’ la storia di un cane-lupo, dalle dimensioni e dall’aspetto simili a quelli di un pastore tedesco d’oggi, nato e cresciuto nell’Inghilterra, dalle parti dove oggi sorge la città di York. E morto, non si sa se di vecchiaia o per qualche ferita, molto lontano da York, a 350 chilometri di distanza, nei pressi di un minuscolo insediamento umano dove si presume che il cane vivesse insieme al cacciatore uomo che se l’era fatto amico.

Gli archeologi dell’università di Durham si aspettavano di apprendere varie cose, quando hanno scoperto un dente canino negli scavi di un antico accampamento vicino a Stonehenge e l’hanno sottoposto a ogni tipo di analisi. Erano convinti, per esempio, di appurare che il cane aveva una dieta a base di uro, un grosso mammifero selvatico, in seguito estinto, considerato il progenitore della mucca, di cui gli uomini preistorici si nutrivano, dandogli la caccia con arco e frecce aiutati da cani. E così è stato. Ma l’isotopo dell’ossigeno contenuto dallo smalto del dente ha rivelato, a 7 mila anni di distanza, un dettaglio in più, assolutamente sorprendente. Il tasso di questa sostanza è influenzato da fattori come la latitudine, la temperatura e l’ammontare di pioggia. Quando un dente si forma, questi valori si congelano, per così dire, rimanendo immutati per tutta la vita del cane. E per il dente del cane ritrovato a Stonehenge erano valori ”sbagliati”, non corrispondenti a quello che si sarebbe dovuto trovare in un cane del posto. ”Non era un cane locale”, dice al Times di Londra la professoressa Bryony Rogers, uno dei partecipanti alla ricerca. ”Era un cane che veniva da lontano, forse perfino da York”.

Immaginiamo allora una scena del 5 mila avanti Cristo. Un cucciolo di pastore tedesco o di cane lupo, probabilmente più lupo che cane, si abbevera regolarmente in un torrente dello Yorkshire. L’acqua lascia le sue tracce nei denti che crescono in bocca al lupetto. E quando il cane diventa adulto trattengono una sorta di documento d’identità, attestante dove è nato. Ritrovare il dente dalle parti di Stonehenge, negli scavi di un insediamento umano, rivela due fatti. Il primo è che quel cane, sicuramente insieme a un uomo, fece un viaggio di ben 350 chilometri per raggiungere la zona di Stonehenge, dove le misteriose pietre oggetto di Stonehenge non erano ancora state erette: ma che era popolata da mandrie di uro e per questo un terreno di caccia favorito dagli uomini preistorici, tenuto conto che ciascuno di questi bestioni forniva abbastanza carne per sfamare 200 persone. Secondo la stampa di Londra si tratterebbe della prova del viaggio più antico compiuto nella storia delle isole britanniche: e non si sapeva che, 7 mila anni fa, gli uomini si spostassero su distanze così lunghe.

La seconda preziosa informazione è sul rapporto tra cane e uomo. Disegni su caverne di vari paesi, in cui uomini e cani sono ritratti mentre cacciano insieme, avevano già indicato l’uso di lupi addomesticati a questo scopo. Ora è stata trovata anche una prova concreta della simbiosi in cui vivevano i due cacciatori, l’uomo e l’animale destinato a diventare il nostro ”miglior amico”. Chissà se, nelle gelide brume dell’Inghilterra meridionale del 5 mila avanti Cristo, quel lupo-cane o cane-lupo aveva anche un nome, con cui il suo ”padrone” lo chiamava, prima di gettargli un pezzo di carne.
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