Si parte alla scoperta del suolo marziano

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La sonda InSight è pronta per partire alla scoperta di Marte. Sabato 5 maggio è prevista la partenza della sonda diretta verso Marte. I suoi strumenti andranno a caccia dei segreti della struttura interna del Pianeta Rosso.

La sonda Insight è una sonda fissa. Dopo essere atterrata un braccio robotizzato deporrà sulla superficie gli strumenti per lo studio dell’interno del pianeta. La sonda InSight è già pronta in posizione di lancio, sulla rampa di Vandenberg, sulla costa californiana dell’Oceano Pacifico. Il “go” è previsto per le ore 13:05 italiane di sabato 5 maggio: successivamente la sonda si inserirà nella traiettoria che la porterà verso Marte.

È la prima volta che questa base viene impiegata per il lancio di una sonda planetaria della Nasa: la scelta è stata fatta per ridurre il carico di lavoro della più celebre Cape Canaveral, che quest’anno ospiterà un gran numero di lanci della United Launch Alliance e di SpaceX. Se tutto andrà come da programma, InSight raggiungerà Marte il 26 novembre del 2018.

La posizione delle sonde atterrate su Marte, compresa quella di InSight | NASA
La posizione delle sonde atterrate su Marte, compresa quella di InSight | NASA

Gli scopi della missione. L’obiettivo di InSight  è quello di studiare l’interno del Pianeta Rosso. A bordo infatti, oltre a una stazione meteorologica, vi sono tre strumenti che avranno il compito di scrutare quel che c’è sotto la superficie.

Innanzitutto, c’è un sismografo ad altissima sensibilità, in grado di catturare le onde provocate da sismi dovuti a movimenti della crosta marziana o all’impatto di meteoriti. Ad altissima sensibiltà, si diceva: lo strumento è in grado di registrare sismi sia di bassissima magnitudo sia ad altissima energia. Perché è utile: le onde sismiche, infatti, viaggiano a velocità che dipendono dal tipo di rocce che attraversano, dunque queste informazioni aiuteranno gli scienziati ad avere un’idea della struttura interna del pianeta. Un limite potrebbe risiedere nel fatto che un solo sismografo non consente di localizzare l’ipocentro del sisma, ma probabilmente questo dato verrà ricavato per altre vie.

Il secondo strumento si chiama HP3, da Heat Flow and Physical Properties Probe, cioè una sonda progettata per rilevare il flusso di calore che arriva dall’interno di Marte: si addentrerà fino a 5 metri di profondità nel Pianeta Rosso.

Oltre al sismografo (a sinistra), vi sarà anche una sonda che scenderà fino a 5 metri di profondità per rilevare il flusso di calore proveniente dall'interno del pianeta | NASA
Oltre al sismografo (a sinistra), vi sarà anche una sonda che scenderà fino a 5 metri di profondità per rilevare il flusso di calore proveniente dall’interno del pianeta | NASA

Il terzo strumento è il RISE (Rotation and Interior Structure Experiment) che, grazie alle sue antenne, permetterà di localizzare con estrema precisione la posizione della sonda e di rilevare ogni minima “trasformazione” nella struttura del Pianeta: ciò dovrebbe permettere di capire se il nucleo di Marte è solido, liquido o suddiviso in due parti come quello terrestre.

In compagnia di due satelliti. InSight non viaggerà da sola: sarà accompagnata lungo il viaggio da due CubeSat, ossia due piccoli satelliti, il cui compito principale sarà quello di fare da ripetitori dei dati della sonda in fase di atterraggio e di trasmettere a Terra la posizione di InSight durante l’attraversamento dell’atmosfera marziana.

La missione doveva partire nel 2016, ma un problema al sismografo ne fece slittare la partenza a quest’anno.

I pannelli solari in fase di lavorazione. Dovrebbero permettere alla sonda di lavorare per almeno un paio di anni terrestri (circa un anno marziano) | NASA
I pannelli solari in fase di lavorazione. Dovrebbero permettere alla sonda di lavorare per almeno un paio di anni terrestri (circa un anno marziano) | NASA
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