Quanto sono sicure le auto a guida autonoma?

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Il vero problema dell’auto a guida autonoma riguarda la sicurezza (informatica). Firmato il “manifesto della cybersecurity”: l’auto connessa e autonoma non deve soltanto garantire l’incolumità dei passeggeri ma anche proteggersi dagli hacker.

Nel gruppo di otto aziende mondiali che, in occasione della Munich Security Conference, hanno firmato un manifesto per la sicurezza delle reti e dei dati che viaggiano online c’è un solo costruttore di auto: Daimler. Il documento, un’iniziativa di Siemens cui partecipano, oltre all’industria di Stoccarda, anche Airbus, AllianzIbm, Nxp, Sgs e Deutsche Telekom, prende il nome di Charter of Trust perché l’obiettivo finale è aumentare la fiducia degli utenti nei servizi e nelle comunicazioni digitali attraverso un’azione congiunta di governi e imprese e la creazione di standard che mettano al sicuro tutti i dispositivi connessi. Automobili incluse: le connected car sono di fatto dei computer in cui il software e il trasferimento dei dati su Internet contano quanto il motore e il telaio.

Sicurezza fin dalla progettazione

La Charter of Trust raccoglie 10 macro-aree d’azione suggerite e perseguite dai partner dell’iniziativa, attuali e futuri: la carta è aperta a nuove adesioni. Daimler e gli altri firmatari chiedono che la cybersecurity sia al centro dell’attenzione dei governi, possibilmente con la creazione di un ministero dedicato, mentre le aziende dovrebbero prevedere sempre un direttore della sicurezza informatica (Chief information security officer). La carta chiede inoltre di istituire certificazioni obbligatorie, realizzate da organismi indipendenti, per le infrastrutture e i servizi “critici”: non solo le reti di telecomunicazione, le transazioni finanziarie o le reti elettrica e idrica, ma anche le auto a guida autonoma e i robot, perché questi dispositivi connessi e automatizzati possono determinare situazioni di pericolo nel loro funzionamento o nella loro interazione con le persone. “La sicurezza e la protezione dei dati devono diventare parte integrante del design dei prodotti tecnologici e le regole sulla cybersecurity dovranno essere incorporate negli accordi di libero scambio tra paesi”, si legge in una nota dei firmatari della Charter of Trust.

Il vero problema dell'auto a guida autonoma riguarda la sicurezza (informatica)
Auto a guida autonoma di Baidu 

Si può hackerare l’auto? Già fatto

La piena consapevolezza che anche le auto, come i computer, hanno bisogno di una difesa efficace contro gli attacchi informatici è arrivata nel 2015, dopo che due hacker hanno preso il controllo di una Jeep Cherokee – freni, acceleratore, chiusura delle porte e persino arresto del motore. I due pirati informatici hanno sferrato l’attacco come forma di dimostrazione delle vulnerabilità, ma Fiat Chrysler ha ovviamente ritirato i veicoli dal mercato per riprogrammarli. Nel 2016 la società norvegese di cybersecurity Promon ha dimostrato, in uno scenario di test, che è possibile entrare nella app Tesla e usarla per localizzare il veicolo, aprirne le portiere e partire. Poche settimane dopo Volkswagen annunciava la fondazione di Cymotive Technologies, società dedicata alla sicurezza cibernetica dei veicoli e con sede in Israele: Cymotive Technologies si poggia infatti sulle competenze di tre esperti nazionali, in particolare Yuval Diskin, presidente della nuova società partner del costruttore tedesco ed ex-capo dei servizi di sicurezza interni di Israele.

L’auto connessa non è un videogame

La connected car ha stimolato anche i fornitori di soluzioni per la sicurezza: la russa Kaspersky Lab ha presentato l’anno scorso la sua prima soluzione per il mondo auto (), un sistema che garantisce una comunicazione protetta tra i veicoli autonomi e connessi, mentre l’israeliana Karamba Security, da sempre focalizzata sull’automotive, ha presentato un software in grado di difendere  le automobili dalle intrusioni di hacker via connessione wireless. “Non dovete pensare alle auto collegate a Internet come se fossero una console per videogame o un semplice smartphone di nuova generazione”, ha dichiarato di recente Glen De Vos, senior vice president e chief technology officer di Delphi, il colosso britannico delle soluzioni tecnologiche per auto. “Se l’accesso alla rete è vulnerabile aumenta il rischio per l’incolumità dei passeggeri. Programmi che difendano la connettività dagli attacchi hacker saranno necessari per lo sviluppo dell’auto driverless che, se non fosse completamente sicura, non avrebbe ragione di esistere”.

Le due facce della sicurezza 

Secondo la società di ricerche IHS Automotive, entro il 2035 circoleranno sulle strade del mondo 21 milioni di veicoli a guida autonoma. Il mercato globale si espanderà con volumi fino a 600.000 veicoli venduti nel 2025, per registrare un boom negli anni successivi con tassi di crescita fino al 43%. La spinta sarà data dall’innarestabile diffusione dei servizi di car sharing, auto in condivisione e, sempre più spesso, automatizzate. Dovranno necessariamente essere anche “safe and secure”: niente incidenti e niente hacker.

Anche le tempeste magnetiche possono ‘accecare’ auto a guida autonoma, per gli esperti, l’energia prodotta interrompe il collegamento Gps. 

Non solo reti elettriche e satelliti: le tempeste magnetiche potrebbero danneggiare anche le auto a guida autonoma, alterando o interrompendo la connessione dati tra il Gps (sistema di posizionamento globale) dei veicoli e i satelliti che forniscono in tempo reale le informazioni sulla posizione. Lo afferma Scott McIntosh, direttore dell’osservatorio presso il National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado, in un’intervista a Bloomberg. “I sistemi di guida autonoma – ha detto McIntosh – non dovrebbero essere eccessivamente dipendenti dal Gps. In caso di tempeste magnetiche, legioni di macchine guidate da computer potrebbero fermarsi e dover attendere il ritorno della connessione satellitare”.

Le tempeste magnetiche – si legge nel report di Bloomberg – sono valutate su una scala di cinque livelli. Le più intense possono paralizzare le reti elettriche, oscurare i satelliti e azzerare le comunicazioni nella parte della terra illuminata dal Sole. Per migliorare la sicurezza McIntosh immagina un giorno in cui le previsioni meteo includano anche queste tempeste in modo che i conducenti – sia delle auto tradizionali che quelle a guida autonoma – possano tenere conto di queste interruzioni. Grazie ad uno specifico satellite inviato nello spazio, il Centro di previsione meteorologica spaziale Usa può già oggi informare utility elettriche, compagnie aeree e altri settori con un anticipo da 30 a 60 minuti che le particelle proiettate dalla corona del Sole inizino a provocare il caos. Ed è possibile che nelle future generazioni di auto a guida autonoma una spia – o meglio un ‘alert’ sugli schermi – avverta della necessità di fermare precauzionalmente il veicolo.

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